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Disastro Livorno, Heller: «Società in liquidazione? Spinelli potrebbe farlo»

Il presidente Giorgio Heller

Per il presidente amaranto le proposte di Favilla e Maurya non vegono prese in considerazione... I possibili scenari

Il Livorno ha un’esposizione debitoria di 3 milioni. La condizione in cui versa il club è critica. Molteplici i possibili scenari. Una cosa è certa: tutto ancora ruota attorno ad Aldo Spinelli, azionista con la quota più bassa (10%), ma l’unico con disponibilità economica.

Dunque: se Spinelli trova un accordo con possibili acquirenti la società può salvarsi, altrimenti il destino pare segnato. C’è anche una terza via: è che Spinelli aderendo da solo all’aumento di capitale si riprenda il 100%. E a quel punto?


Il presidente in carica, Giorgio Heller, il giorno dopo il confronto con Salvetti parte dall’assunto di base: «Il dottor Mastrangelo, unico sindaco revisore della società, all’avvicinamento dell’approvazione del bilancio, ha rilevato dati che fanno emergere una situazione che, usando un eufemismo, definisco difficile».

Quindi conferma la versione del commercialista? Siamo al bivio ricapitalizzazione o fallimento?

«Il Cda ha chiesto un aumento di capitale».

Quanti soldi servono? Si vuole fare una ricapitalizzazione per coprire la falla o anche per andare avanti?

«Secondo lei?».

L’aumento chiesto è di cinque milioni, necessari per il rilancio del club. E’ quello a cui faceva riferimento il sindaco Salvetti l’altro giorno. E i soldi ovviamente ce li devono mettere i soci…

«Sì, a meno che non si trovi un accordo con i possibili acquirenti che in tutti i casi prevede un ripianamento preventivo totale dei debiti progressi. Questa condizione è in tutte le offerte».

Ripianamento fatto da chi?

«Da chi i debiti li ha lasciati».

E le offerte?

«Ce ne sono. Prendiamo Favilla o Maurya. Credo che se gli venisse chiesto di collaborare al ripianamento potrebbero negoziare».

È vero che le loro proposte non vengono prese in considerazione dalla società?

«Esatto».

Parliamo di Spinelli. È l’unico ad avere i soldi e può far tutto: ripianare i debiti e ricapitalizzare da solo riprendendosi la società. Oppure programmare un lento rientro dall’esposizione debitoria senza rilanciare società e squadra. Teme che Spinelli possa sterilizzare la società e portarla a una dolce morte?

«Non lo escludo, ma non posso saperlo. Se Spinelli facesse questo, sarebbe come metterla di fatto in liquidazione. Questa ipotesi non la troverei compatibile con le ambizioni di una società di calcio, tantomeno per un grande club come il Livorno. Non è comunque una domanda per me, fatela ad Aldo Spinelli».

Presidente, se non si verifica nessuna condizione: niente ripianamento dei debiti, niente ricapitalizzazione, nessun accordo con soggetti interessati all’acquisto si va dritti verso il fallimento?

«Sì, ma non voglio passare per menagramo».

Molti tifosi lo auspicano nell’idea di ripartire...

«Nell’immediato potrebbe sembrare una liberazione, ma poi ci ritroveremmo di fronte a una realtà amara per i tifosi e per la città. Una cosa è parlar di morte, altro è morire. Il rischio di dover ripartire da zero, di trascorrere anni in categorie brutte davvero, io non lo voglio neanche immaginare. Il timore è che succeda ciò che purtroppo sta accadendo in altre città».

Vale a dire?

«Il titolo potrebbe essere assegnato alla città, al sindaco e si ripartirebbe dal gradino più basso».

A Livorno non sarebbe la prima volta che accade…

«Conosco la storia del club, ma dal 1991 sono passati 30 anni. E in questi 30 anni è cambiato il mondo. Siamo sicuri che ci sarebbe la stessa partecipazione di allora? Attenzione, a quei livelli il calcio non è lo stesso sport a cui Livorno è abituata».

Quali sono i tempi tecnici per sciogliere questo grande grumo?

«Siamo al redde rationem».

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