Amelia dopo la retrocessione del Livorno: «Credo nel ripescaggio, ma ora dobbiamo unirci»

Marco Amelia, 2 vittorie, 4 pareggi e 5 sconfitte sulla panchina amaranto: è disposto a restare anche in serie D

L'allenatore tra società e futuro: «Disposto a restare. Spinelli? Mai sentito. Non dormo da tre giorni, stavamo per centrare un obiettivo che a marzo sembrava impossibile»»

Parla di «visione unica tra società e tifoseria per ripartire tutti insieme», spera nel ripescaggio in C «perché potrebbe cambiare qualcosa a livello di regolamento», rivela di aver «dato la disponibilità a restare a patto che ci siano chiarezza e programmazione». Sul volto e negli occhi di Marco Amelia c’è ancora delusione, c’è ancora «quel tiro di Mazzarani con la Pro Sesto che poteva cambiare il nostro destino». Un macigno che si porta dietro. «Non dormo da tre giorni, stavamo per centrare un obiettivo che a marzo sembrava impossibile», dice il tecnico amaranto. Ma è già il momento di guardare avanti, di scrivere il futuro del calcio a Livorno dopo due stagioni tremende.

Come ripartire dopo un disastro del genere?


«Cercando di stare tutti dalla stessa parte. L’unità è sempre stata la forza di questa piazza: bisogna ritrovarla».

Ma questa società non è all’altezza.

«Da gennaio c’è stato un miglioramento dal punto di vista gestionale. Certo, le vicissitudini della prima parte di stagione hanno pesato e il mercato invernale non è stato semplice, ma nel girone di ritorno c’erano le condizioni per lavorare bene».

E all'ultima partita con la Pro Sesto si erano creati i presupposti per i playout.

«L'ho rivista tre volte. Abbiamo giocato al di sotto delle nostre potenzialità. Non abbiamo rischiato, non abbiamo osato. L'ho già detto e lo ripeto ancora una volta: è mancata personalità. E con personalità intendo la fiducia nei momenti decisivi per prendersi delle responsabilità. Se avessimo vinto, ci saremmo giocati la salvezza nelle migliori condizioni possibili».

Invece è serie D.

«Attenzione. Oggi siamo in regola con gli stipendi, abbiamo già riscosso la mensilità di marzo. Altre società invece hanno fatto accordi con i giocatori per dilazionare i pagamenti. Ecco perché credo che si possa ripartire subito dalla C».

Ma la Federazione vieta il ripescaggio alle squadre sanzionate per irregolarità nei pagamenti degli stipendi, proprio come il Livorno.

«I nostri problemi riguardavano i tesseramenti e la fideiussione. Detto questo, ogni anno gli organi federali si riuniscono e decidono i criteri per i ripescaggi. E stavolta potrebbe cambiare qualcosa, proprio alla luce degli accordi società-giocatori per gli stipendi».

Ha parlato con soci e dirigenti in questi giorni?

«Siamo in contatto quotidianamente per capire quale sarà il futuro del club. Con Heller e Aimo ci siamo sentiti anche dopo la partita con la Pro Sesto».

E Aldo Spinelli?

«Mai sentito da quando sono qui. Solo un messaggio di condoglianze per la scomparsa della moglie».

Eppure sembra intenzionato a restare.

«Non so quello che farà. So che nei prossimi giorni ci saranno alcuni incontri fra i soci: mi auguro che facciano chiarezza con i tifosi per il futuro. Io sono convinto che sotto questa cenere ci sia ancora il fuoco per riaccendere la Livorno sportiva. La tifoseria deve essere un patrimonio della società, io stesso da giovane scelsi Livorno dopo aver visto le immagini dello stadio pieno».

Crede che con il pubblico sarebbe andata diversamente?

«Sì. Giocare al Picchi con i tifosi è un'altra cosa. Per la partita con la Pro Sesto speravo in una riapertura anche in minima parte dello stadio: mille spettatori avrebbero fatto la differenza».

Fin quando è disposto ad aspettare il Livorno per la prossima stagione?

«Io ho un contratto fino al 30 giugno. Intanto ho dato la disponibilità, ma oggi ci sono tanti punti interrogativi. Negli ultimi venti giorni mi hanno chiamato diversi club: non ho incontrato nessuno e non incontrerò nessuno, prima voglio vedere come andranno le cose qui a Livorno».

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