Le regole del delitto perfetto per assassinare il Livorno: i retroscena della retroscessione

11 settembre 2020: saltano i tappi di spumante per una cessione che si rivelerà una farsa

Dall’accordo di Genova al tracollo. Il futuro, le ipotesi e il ruolo dei tifosi

LIVORNO. Il famoso “bagno di sangue”. Gira e rigira, è stato davvero un “bagno di sangue”. Ma per noi. Il finale era scritto, un piano studiato e portato avanti in modo spietato. Guardate bene quella foto lassù, in alto alla pagina: brindavano già. A cosa non era ben chiaro perché quella cessione sembrava seria come un film di Boldi e De Sica. Beh, oggi lo sappiamo a cosa brindavano.

I COLPEVOLI


Quattro retrocessioni negli ultimi sette anni. Spinelli ci ha fatto vivere anni splendidi e indimenticabili (grazie ai vari Protti, Lucarelli e altri che hanno dato l’anima per questa maglia) e ora ci ha portati al punto più basso della nostra storia. Perché in passato nei Dilettanti c’eravamo finiti per i fallimenti, stavolta ci siamo andati sul campo.

Possono dire ciò che vogliono gli Spinelli. Hanno sempre trovato a chi dare la colpa. Ieri a Protti e Diamanti, oggi ai tifosi e alla stampa. Ieri a Lucarelli e Mazzoni, oggi a Navarra. C’è sempre “un altro” su cui scaricare i loro disastri. In realtà l’uscita di scena era pianificata e la retrocessione in serie D è solo un effetto collaterale, forse inevitabile. Guarda caso da Genova il 16 dicembre si decide di pagare quasi 400mila euro per evitare il fallimento, ma il 16 novembre non si pagano 58mila euro che bastavano per far restare Agazzi, Murilo, Marsura e Porcino, ovvero garantirsi la salvezza.

O ci sono, o ci fanno. Ma tutti questi dirigenti non l’hanno capito che i tifosi del Livorno preferivano il fallimento a questa umiliazione sul campo? Almeno saremmo ripartiti dalla serie D liberi, senza padroni e senza debiti. Così invece siamo lo stesso in serie D, ma ancora schiavi e indebitati. E non si venga a parlare di “patrimonio-Livorno”. Ma quale patrimonio? Il campo non c’è, la sede è in affitto, i giocatori sono tutti svincolati, i giovani migliori se ne sono andati. Ma dov’è il patrimonio? Ah già, hanno smesso di far giocare Nunziatini così non si svincolava pure lui... Peccato che esista un regolamento che fissa un parametro di 92mila euro per i giovani senza contratto scesi nei Dilettanti. Per cui con 92mila euro (che non bastano neanche per pagare gli arretrati dell’affitto dello stadio) ce lo portano via.

Ma tranquilli, c’è il terreno di Fauglia. Che suona anche bene per poterlo sostituire alla “ragazza dalle belle ciglia”: tutti lo vogliono e nessuno lo piglia

FUTURO E IPOTESI

Il guaio maggiore è che questi signori non solo ci hanno fatto affondare, ma ora ci tengono pure la testa sott’acqua. Giorgio Heller nei giorni scorsi ha dichiarato al nostro giornale «Dopo le ultime cartelle esattoriali Inps arrivate in questi giorni, relative a 3-4 anni fa, direi che il debito del Livorno Calcio è di circa 2 milioni e 900mila euro». Nessuno lo ha smentito. Fosse stata una falsità, potevano pure denunciarlo per diffamazione. Nessuno lo ha fatto. Il che vuol dire che Heller ha ragione.

Questo debito ce lo portiamo dietro, la retrocessione nei Dilettanti non ci libera da nessuna zavorra. Adesso si sente parlare di un progetto per spalmare il debito e di una serie D coi giovani. Ma stiamo scherzando? La serie D coi ragazzini del Monza la dovete fare nel vostro condominio. Non a Livorno.

C’è chi spera che vengano portati i libri in tribunale, così magari qualcuno pagherà davvero. Chi auspica una sorta di rifondazione, magari col vecchio nome Us Livorno, partendo dal basso e abbandonando al suo destino l’As Livorno che oggi non rappresenta nessuno. C’è il progetto Livorno-Popolare, c’è la proposta di Favilla, c’è quella di Maurya. Qualunque sia la strada, deve essere chiaro che non ci deve mai più essere spazio per chi ci ha portati nei Dilettanti. Altrimenti da “alternativa” si diventa “complici”.

IL RUOLO DEI TIFOSI

C’è un altro passaggio fondamentale. Che tutti dobbiamo metterci bene in testa perché sennò non si va da nessuna parte. La gestione disastrosa degli ultimi anni ci ha messi gli uni contro gli altri: spinelliani contro anti-spinelliani, curva contro tribuna, giovani contro vecchi. “Divide et impera” è strategia nota: “dividere e frammentare il potere dell'opposizione in modo che non possa riunirsi contro un obiettivo comune”. L’obiettivo comune era amare il Livorno, senza se e senza ma. Ce l’hanno tolto. Dividendoci, appunto.

Ora, se davvero vogliamo risorgere, tocca a noi smetterla di farci la guerra. I nemici sappiamo da che parte stanno, hanno volti e nomi. Dentro ci mettiamo anche qualche grande imprenditore livornese che naturalmente si è girato dall’altra parte nel momento del bisogno.

Dobbiamo tornare uniti: curva, club, tifosi semplici. Dobbiamo individuare la strada giusta da seguire. E poi affrontarla insieme. A costo di ripartire dalla polvere. La nostra più grande vittoria sarà risorgere uniti, alla faccia di chi ci ha divisi e disintegrati. —

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