Nasce l’orchestra del teatro Goldoni per nuove stagioni tutte fatte in casa

Un organico che varia a secondo delle necessità e costi coperti da sponsor e finanziamenti pubblici

LIVORNO. Un teatro con la sua orchestra. È il nuovo progetto portato avanti dal Goldoni in questi tempi di pandemia in cui il teatro livornese ha fatto di tutto tranne restare inattivo e aspettare tempi migliori. Dopo mesi di lavoro, audizioni, contatti ora l’orchestra c’è: ha debuttato sabato 10 aprile diretta dal maestro Giovanni Di Stefano – sul palco anche il coro della Schola Cantorum Labronica diretta da Maurizio Preziosi e i cantanti Francesca Maionchi, Cecilia Bernini, Giorgio Mongiardino e Paolo Pecchioli – con il Requiem di Mozart per il trentesimo anniversario della tragedia del Moby Prince.

Una performance trasmessa in diretta e poi in replica da Granducato tv, oltre che visibile sul canale youtube del teatro. Nonostante la lontananza fisica dal pubblico il concerto in streaming ha saputo trasmettere forti emozioni dando un’idea di compattezza e di alta professionalità di tutti i protagonisti in campo. «È stato un piacere tenere a battesimo quest’orchestra. In un momento di chiusura come questo qualcosa che si apre è importantissimo. Fa storia. È una cosa bellissima che fa onore alla città di Livorno» è il commento del direttore Giovanni Di Stefano che ha condotto la neonata orchestra con precisione e sapienza. Il maestro non è nuovo a Livorno: ha diretto qui “Orfeo e Euridice” di Gluck e “Aida” e era accanto al direttore Massimo De Bernart quando ha inaugurato il Goldoni restaurato con “Cavalleria” alle presenza di Ciampi nel 2004. Cosa deve fare un’orchestra per mantenersi in salute? «Deve suonare e suonare sempre di più – dice il maestro – deve avere la possibilità di fare non sporadiche esibizioni ma di crescere in qualità. La formula è quella usata anche dalla Filarmonica di Vienna formata da professori dell’Opera di Stato che però portano avanti l’attività sinfonica in maniera autonoma e suonano in tutto il mondo affermandosi come una realtà molto più semplice da gestire».


Anche quella appena nata al Goldoni si presenta come un’orchestra stabile ma leggera, con un organico che si adatti alle varie necessità e che non vada ad appesantire il bilancio del teatro. E, cosa fondamentale, un’orchestra di alta qualità perché composta da musicisti di provata professionalità il cui direttore principale è il venezuelano Gerardo Estrada Martinez. La gestione è affidata a una società guidata da Luciano Corona, musicista beneventano (suona il fagotto) che da anni è impegnato in tournée in giro per il mondo non solo come concertista ma anche come organizzatore. «È emblematico – dice Corona – che si mettano insieme due forze importanti come il teatro Goldoni e la mia rete internazionale per dare un segnale di speranza a tutto il mondo della cultura». Vicepresidente dell’associazione Mozart Italia che ha come punto di riferimento il Mozarteum di Salisburgo, Corona è stato primo fagotto di diverse orchestre, dalla Sinfonica della Rai a quella di Sanremo e prima della pandemia ha tenuto diversi concerti da solista in Cina e in Usa. «Nel corso degli anni – spiega – ho maturato tutta una serie di contatti e ho pensato di creare un vero e proprio network internazionale di supporto alla cultura. Dall’incontro con il direttore Mario Menicagli è nata l’idea dell’orchestra del Goldoni. In Italia è la prima volta che un teatro di tradizione immagina di avere un’orchestra sua per organizzare da solo una stagione sinfonica e per utilizzarla nelle proprie produzioni». «Ma – continua – il nostro augurio è di allargare sempre di più la rete. Con gli altri teatri toscani abbiamo ottimi rapporti, il Goldoni ha già fissato una coproduzione con il Festival Pucciniano per la Turandot di quest’estate. All’estero poi aspettano soltanto noi: c’è una richiesta di cantanti e musicisti italiani che non si immagina». Corona è tranquillizzante anche per quel che riguarda i costi. «L’orchestra come il teatro sono dei beni dei quali tutti dovrebbero usufruire e come tali il loro mantenimento non dovrebbe essere inteso come un costo. Comunque un’orchestra che si rifà al contratto collettivo nazionale ha dei costi che sono doppi rispetto a un’orchestra delocalizzata, esternalizzata come questa. Alle spalle c’è una situazione di management con finanziamenti misti, pubblici e privati. Per quel che riguarda i finanziamenti pubblici siamo in dirittura d’arrivo per la presentazione del piano al Fus (fondo unico per lo spettacolo), poi avremo altri soldi da un progetto speciale e finanziamenti europei attraverso il programma Cultura Crea. In ogni caso siamo già in grado di partire grazie agli sponsor». —

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