Il Primo maggio del vescovo di Livorno: «Al fianco di chi perde il lavoro e a 50 anni rischia di restare ai margini»

Occhi puntati su porto, interporto, bacini e nuovo ospedale. E sulla raffineria Eni: ecologia e lavoro vadano insieme. «Serve una politica creativa che cerchi soluzioni nuove» 

LIVORNO. «S’inizia a intravedere la fine del tunnel, ma siamo ancora nella notte». Soprattutto: «Nulla sarà come prima per le famiglie che hanno subito perdite umane o per chi è stremato dai sacrifici in quanto operatore sanitario. Nulla sarà come prima anche per il mondo del lavoro, che ha prima rallentato e poi ha visto fermarsi la propria attività». Il vescovo Simone Giusti parte da qui, nella messa dedicata alla festa di san Giuseppe lavoratore, nella chiesa di piazza Due Giugno che a san Giuseppe è intitolata: di fronte a rappresentanti del consiglio regionale (il presidente Antonio Mazzeo e il consigliere Francesco Gazzetti), disegna l’impegno della Chiesa sul fronte di una economia in affanno che rischia di avere contraccolpi pesantissimi dal punto di vista sociale.

«Nulla sarà come prima – insiste il vescovo – per i settori che sono andati in sofferenza e vivono l’incertezza del domani: si pensi al turismo, ai trasporti e alla ristorazione, al mondo della cooperazione e del Terzo settore, a tutta la filiera dell’agricoltura e del settore zootecnico, alle ditte che organizzano eventi, al comparto della cultura, alle piccole e medie imprese che devono competere a livello globale e si vedono costrette a chiusure forzate». Ma con un accetto tutto particolare per una situazione particolarmente difficile: quella dei cinquantenni rimasti senza lavoro.


«Sono la situazione più complicata perché – dice – hanno dalla loro sì l’esperienza ma a quell’età la perdita del lavoro, magari perché la loro ditta ha chiuso o per una patologia, rischia di trasformarsi in una catastrofe esistenziale: sbattuti fuori senza possibilità di rientrare. Per questo motivo, noi in curia abbiamo limitate possibilità ma ho dato disposizione che, a seconda delle varie professionalità, si cerchi se possibile di avere un occhio di riguardo per i cinquantenni. Lo dico perché soprattutto gli uomini, se costretti a restare a casa, possono rimanere profondamente disorientati: temo perdano la bussola dell’esistenza».

È curioso che nel giorno del Primo Maggio, fino a 30-40 anni fa festeggiato nei rioni popolari con una distesa di bandiere rosse alle finestre delle abitazioni, il vescovo prenda la scena: la porta via in sede locale ai sindacati, un po’ come su scala nazionale è capitato con Fedez. Non è però una novità: sono anni e anni che in occasione della festa dei lavoratori il vescovo Giusti va in fabbriche occupate e presidi nei luoghi di lavoro o semplicemente dice messa sotto il segno di san Giuseppe, che la Chiesa considera il patrono dei lavoratori.

Sotto i riflettori del vescovo indica una serie di casi da risolvere: in nome di una svolta occupazionale nel nostro territorio. Il riferimento è a interporto e porto (a cominciare dalla Darsena Europa), bacini e nuovo ospedale. Ma gli occhi sono puntati principalmente sulla raffineria Eni: non è accettabile che occupazione e ambiente vengano messi in contrapposizione («bisogna pensare ai passerotti ma anche agli operai»): «Niente scorciatoie, c’è bisogno di una politica creativa che cerchi soluzioni nuove». È alle mani di monsignor Paolo Razzauti, vicario per la città, che consegna il compito di approfondire i problemi per capire come intervenire.

Intanto, il vescovo mette torna a ribadire la scelta della diocesi di voler creare «una lobby dei poveri» («niente a che vedere con una loggia massonica supersegreta tipo questa “Ungheria” di cui si parla, semmai un gruppo che là dove si prendono le decisioni faccia contare la voce di chi voce ne ha sempre meno»). Con una capacità di visione strategica: a partire dalla «transizione verso un modello capace di coniugare la creazione di valore economico con la dignità del lavoro e la soluzione dei problemi ambientali (riscaldamento globale, smaltimento dei rifiuti, inquinamento)». Anche in tal caso la raffineria Eni è al centro di ogni riflessione: bisogna – dice Giusti – evitare di restare rinchiusi nell’«ingiusto dilemma di dover sacrificare un problema per cercare di risolvere l’altro». —

Mauro Zucchelli

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