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I ristoratori livornesi chiusi: «Gli spazi a Marilia ai locali senza posti fuori»

Alcune clienti al tavolo del ristorante “Il Fischietto” in via Goito con gli ombrelli aperti per continuare a pranzare sabato primo maggio

Livorno, la mail dell’associazione al Comune per una soluzione: «L’idea è allestire degli “angoli” di somministrazione»

LIVORNO. Spazi verdi (gratuiti) nel parco di Marilia da far utilizzare a quei ristoratori – e sono molti – che non potendo mettere tavoli all’aperto perché non hanno suolo pubblico nelle vicinanze, con queste regole sono costretti a restare chiusi. Almeno fino al prossimo due giugno quando il governo – contagi permettendo – dovrebbe concedere di pranzare e cenare anche al chiuso, mantenendo una distanza di due metri tra un tavolo e l’altro.

LA PROPOSTA


È questa la proposta che l’associazione Tutela nazionale imprese (Tni), che racchiude decine di ristoratori livornesi ha inviato via pec al Comune per verificarne la fattibilità. L’idea è stata partorita da Rosario “Gangio” Costanzi, titolare di “In Caciaia”. Il primo passo è stato quello di coinvolgere anche il Ccn Banditella, l’associazione della quale fanno parte i commercianti della zona. È ovvio che una simile iniziativa – si realizzasse – porterebbe decine di persone in più nella zona e dunque si potrebbe trattare di un vantaggio per tutti gli esercenti.

IL SILENZIO DEL COMUNE

Ad oggi, però, il problema è che l’amministrazione, sono passati sei giorni dall’invio della mail via pec, non ha ancora dato una risposta. Ma i tempi stringono. E ovviamente, prima di un eventuale via libera, servirebbe un incontro. Che per adesso non è stato fissato. Come conferma Fabio Sanna, referente provinciale di Tni. «Purtroppo il tempo stringe e risposte non ne sono arrivate. Il progetto è quello di mettere a disposizione degli spazi per i locali, dove ognuno può cucinare o riscaldare alcuni dei propri piatti». Niente di risolutivo per i ristoratori, ma certo sarebbe un modo per ricominciare.

LA SITUAZIONE

«Purtroppo – va avanti Sanna – in queste condizioni non è possibile lavorare. Guardate quello che è successo questo fine settimane: domenica ha piovuto, ieri c’era libeccio. Non si tratta più di fare ristorazione ma di trasformarsi in esperti di meteorologia». E questo con una serie di contro indicazioni: decidere la spesa, quindi il menù, e chiamare il personale.

La riflessione di Sanna è amarissima: «Con questa scelta di aprire solo all’esterno, il governo ha ottenuto come risultato quello di dividerci. Perché capisco i colleghi che dopo un anno di chiusure alternate hanno riaperto: non ne potevano più. In molti non capiscono le difficoltà della nostra categoria, dove ci sono spese fisse che non puoi non pagare: affitto, utenze, personale. Ecco perché quello che è accaduto ai ristoratori è molto peggio di altre categorie che non hanno lavorato nell’ultimo anno. E vedere che ad esempio il Comune di Livorno stanzia milioni di euro per sanare debiti dovuti ad errori quando potevano essere utilizzati per aiutare chi è in cresi, fa riflettere».

LE RICHIESTE

Le richieste che sono state fatte al Comune nell’ultimo incontro per il momento sono rimaste tali. «Aspettiamo che si trasformino in certezze», conclude Sanna. Che però lancia un monito che fa preoccupare.

«Essendo il referente dei ristoratori livornesi – dice – ho ben chiara la situazione che sta attraversando la nostra categoria. Molti dei colleghi che magari avrebbero potuto anche aprire, non lo ha fatto perché in questi mesi ha accumulato debiti e adesso è senza luce e gas. Andando avanti in questo modo, in molti non riapriranno mai più. E questa è la vera sconfitta». —

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