Franchi nuovo segretario del Pd a Livorno: «Ora smettiamola con i caminetti e le correnti»

Il risultato: 92 favorevoli, 2 contrari. Ma una parte dell’assemblea  non vota. Si chiude la fase elettorale, non le polemiche

LIVORNO. Alessandro Franchi è il nuovo segretario del Pd di Livorno. Con 92 voti favorevoli e 2 contrari conquista una maggioranza netta anche se una parte dell’assemblea composta da 144 aventi diritto al voto non ha votato. «Per me è un grande onore e una grande responsabilità essere alla guida di una delle federazioni più importanti della Toscana e per questo ringrazio le democratiche e i democratici che mi hanno accordato la loro fiducia», il primo commento del neo segretario.

Ora però arriva la sfida più dura. Perché, prendendo in prestito la celebre frase di Massimo D’Azeglio del 1861, fatto il segretario, ora bisogna fare i democratici. Nel senso che il Pd è arrivato diviso, teso, invelenito a questo appuntamento. Tra chi non ha gradito la sua candidatura, ritenendola non unitaria. E non ha votato. E chi, all’indomani del voto, se la prende coi “cospirazionisti”. Accusando “una maggioranza che in sei mesi non è riuscita a produrre un candidato”. Franchi, che viene dalla sfida viareggino dove Bonafè l’ha inviato a commissariare un partito sfaldato, ne è consapevole di questa spaccatura e subito dopo l’assemblea ha rivolto un appello ecumenico per riportare serenità ed unità: «Facciamo sintesi delle nostre storie, dei nostri vissuti, delle nostre diversità: ognuno di noi deve sentirsi parte di una storia collettiva e, insieme, avere l’ambizione di ri-costruire il partito territoriale, la sua organizzazione e la sua proposta politica», ha detto.


L’esito delle urne, dunque, premia l’ex sindaco di Rosignano. Ma i commenti, ufficiali ed ufficiosi, che popolano i social e le chat più o meno private, fotografano una situazione di un Pd che sembra un ordigno non ancora disinnescato. Simone Rossi, ex segretario, firmatario dell’appello dei tre sindaci della Bvc contro la candidatura Franchi, ci mette la faccia e lancia un sondaggio agli iscritti su Fb in cui non risparmia critiche: «Vi chiedo una cosa. Finire qui o proseguire?”, domanda. E segue un lungo atto di accusa con la minaccia di “uscire dalle sabbie mobili di un partito nel quale oggi fatico a riconoscermi, soprattutto a livello territoriale». E prima dell’assemblea di venerdì era stata Sandra Scarpellini, sindaca di Castagneto, a spiegare perché non avrebbe partecipato ai lavori e non avrebbe votato, ritenendo la genesi della candidatura una forzatura sullo “spirito originario”. E con lei, a defilarsi, praticamente quasi tutti i membri di Castagneto, Cecina e Bibbona che compongono l’assemblea e un cospicuo gruppo di livornesi.

Franchi però ho potuto contare sull’appoggio di Rosignano, Collesalvetti e dell’area liberal e di Energia Democratica di Livorno. Ed alla fine ha prevalso. Dopo la votazioni, tra gli attestati di buon lavoro a Franchi, quello del consigliere politico di Giani Valerio Fabiani che alcuni membri del partito di area contrapposta, avevano indicato come il vero regista dell’operazione. Fabiani respinge, dicendosi stupito, questa ricostruzione. Ed anzi risponde: «Alessandro è una delle più importanti personalità che impreziosiscono il partito in Toscana, espressione di quella bella politica per cui il "noi" è più importante dell' "io". Per questo sono certo che saprà rappresentare per il partito di quel territorio una guida forte, autorevole, moderna ed inclusiva».

Dopo venerdì Franchi si è preso qualche giorno di pausa, ma da oggi sarà già al lavoro per predisporre la sua segreteria. «Cercherò di coinvolgere le energie migliori di questo partito dando voce alle diverse aree ed espressioni culturali».

Gli chiediamo come ha preso il fatto che una parte dell’assemblea non abbia partecipato al voto. «In realtà - spiega il neo segretario - non ho capito. Non comprendo i veri motivi. Mesi fa abbiamo approvato come assemblea un documento programmatico in cui si fissano linee e criteri per la scelta dei candidati. La mia una forzatura? Ma non scherziamo. Io ho raccolto 78 firme e mi sono candidato. Altri avrebbero potuto farlo, sarebbe stato un confronto importante e costruttivo». Franchi, che dice di sposare in pieno il messaggio lanciato da Enrico Letta per il nuovo ciclo del Pd, assicura il suo impegno per rafforzare l’unità del partito e dare degna rappresentanza ai territori, ma avverte. «Non sarà più, a Livorno, il partito dei caminetti e delle correnti», annunciando una svolta nel segno della trasparenza e delle responsabilità.

Ci riuscirà? Le divisioni, ad oggi restano. Come le polemiche. La strada per ritrovare quello spirito unitario da tutti richiamato, sembra ancora costellata di ostacoli. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA