Morto a 25 anni nel Fosso Reale: manifestanti in piazza tentano l'assalto alla questura - Video

Un momento della manifestazione (foto Dario Marzi)

Livorno: momenti di tensione durante il sit-in in piazza della Repubblica, col corteo che si è spostato davanti al municipio

LIVORNO. Si sono vissuti momenti di tensione fra piazza della Repubblica e piazza del Municipio, nel pomeriggio di lunedì 26 aprile, durante la manifestazione della comunità tunisina e degli amici di Fares Shgater, il venticinquenne morto nella tarda serata di sabato 26 aprile nel tentativo di sfuggire alla polizia di Stato, annegando sotto il voltone, in piazza della Repubblica.

Morto a 25 anni nel fosso: l'inizio dei disordini in piazza

IL SIT-IN

La manifestazione - regolarmente autorizzata - è iniziata poco prima delle 16 in piazza della Repubblica, dal lato delle spallette, proprio sopra l'ingresso del tunnel del Fosso Reale dove Shgater è stato trovato morto a quattro metri di profondità dai sommozzatori dei vigili del fuoco. Il ragazzo, già controllato poco prima delle 22 dagli agenti delle volanti vicino all'ex stazione San Marco diventata il suo rifugio, incrociandoli nuovamente in bici in via della Pina d'Oro non si è fermato all'alt e si è dato alla fuga, abbandonando la "due ruote", scendendo a piedi verso gli scali delle Cantine e annegando nell'acqua. "Vogliamo sapere la verità, cerchiamo la verità", racconta uno di loro, Adam Klai. "Noi non rimaniamo zitti, chiediamo giustizia per questo ragazzo perché non è possibile che si sia buttato nel fosso", aggiunge Sofian Ben Alì. "Era un ragazzo tranquillo, bravissimo, molto educato. Aveva tanta voglia di integrarsi e imparare l'italiano", dice l'amica Lucrezia Sulova. "Ho chiesto e ottenuto io l'autorizzazione per il corteo dalla questura perché vogliamo giustizia", chiosa Aicha Houidi.

LA CONTROMANIFESTAZIONE

Dall'altra parte della piazza c'era una contro-manifestazione, quella della Lega, capitanata dal consigliere comunale Alessandro Perini. "Ci schieriamo a tutela degli agenti - dice Perini - perché queste persone stanno strumentalizzando una tragedia per offendere le nostre forze dell'ordine. Testimonianza vicinanza alla polizia e siamo dalla parte di tutti i livornesi. C'è un'altra Livorno qui in piazza, siamo noi, e vogliamo il ripristino della legalità".

I DISORDINI

A un certo punto, con cori offensivi verso i poliziotti, una trentina di manifestanti si sono diretti proprio verso i simpatizzanti della Lega, ma la polizia di Stato - con il Reparto mobile di Firenze in tenuta antisommossa - ha evitato il contatto. Sul posto c'erano anche la digos, i carabinieri e la polizia municipale. Il cordone ha tenuto e non si sono verificati episodi di violenza. Poi il gruppo si è diretto verso piazza del Municipio, passando da viale degli Avvalorati, con l'intento di assaltare la questura. Il cordone, davanti a palazzo civico, ha tenuto i manifestanti lontani dalla questura impendendo loro di attraversare via Pieroni. Sono stati sparati fuochi d'artificio, bombe carta e lanciati fumogeni da parte dei manifestanti - quasi tutti i giovani e per la maggior parte nordafricani - ma nessuno è rimasto ferito. Solo un giovane, spaventandosi, ha avuto un malore all'angolo fra piazza del Municipio e via Pieroni ed è stato immediatamente soccorso da un'ambulanza della Svs di via San Giovanni, avvertita dalla polizia: sta bene.

COLLOQUIO COL QUESTORE

Inizialmente i manifestanti volevano assaltare la questura per parlare col questore Roberto Massucci. A incontrarlo - accordandosi con i funzionari di via Fiume - sono stati tre di loro, capitanati da Adam Klai. Si è parlato del fatto che finché l'inchiesta è in corso, nient'altro si potrà dire e che la magistratura sta indagando, in attesa che venga effettuata l'autopsia. L'incontro ha restituito serenità al gruppo, che si è poi disperso per le vie della città senza creare ulteriori disordini.