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«Sono un po’ affaticato, ma sto bene». Muore a 47 anni dopo una partita di padel

Il malore al ritorno a casa, poi il dramma in ospedale a Livorno. Allenatore in una scuola calcio, lascia due gemelli. Il racconto di chi era con lui in campo

LIVORNO. «Sono un po’ affaticato, ma sto bene». Gianni D’Addario, 47 anni festeggiati da una settimana, ha appena finito di giocare una partita a padel al circolo dei ferrovieri col suo amico del cuore Dario Antonelli. Un appuntamento quasi fisso per uno sportivo come lui, calciatore fino a una ventina di anni fa che, anche negli ultimi tempi, non ha rinunciato alla sua passione per il pallone allenando i bambini dell’Arci Carli Salviano.

Qualche dolore al petto, un po’ di preoccupazione, ma niente che facesse presagire al peggio. Sono le 19.30 di mercoledì scorso quando Giovanni – da tutti conosciuto come Gianni – torna a casa. Gli spogliatoi del Dopolavoro sono chiusi per l’emergenza coronavirus e così come da un anno a questa parte va a farsi la doccia nel suo nuovo appartamento di via Oberdan Chiesa, nel quartiere di Coteto, dove si è trasferito da poco con la sua splendida famiglia (la moglie Vanessa e i suoi gemellini di dieci anni). È mentre si sta rinfrescando dopo la partita, durata un’ora e mezza, che Gianni si sente male. «Mi fa male il petto – dice alla moglie – meglio andare in ospedale». Ma purtroppo non ne ha il tempo. Perché uscito dalla doccia, si accascia sul letto e sviene. Vanessa chiama il 118, poi i vicini di casa. Una donna che abita nello stesso palazzo gli fa il massaggio cardiaco. Poi, in pochi minuti, arrivano i volontari (con il medico del 118) della Misericordia di via Verdi. Fanno l’impossibile per salvarlo. E sul momento ci riescono. Rianimandolo. In loro supporto giunge un secondo equipaggio della confraternita del centro, che aiuta i volontari a caricarlo sull’ambulanza, mentre gli stessi continuano le manovre salva-vita. Al pronto soccorso, Gianni, arriva vivo poco prima delle 21. Poi, purtroppo, nella tarda serata mentre i medici e gli infermieri della shock room continuano a monitorarlo una nuova crisi cardiocircolatoria prende il sopravvento e lo uccide. Sarebbe stato un infarto improvviso, con ogni probabilità, la causa del decesso che ha sconvolto la città.



D’Addario era molto conosciuto a Livorno, visto che allenava i bambini di dieci anni della squadra di calcio del circolo Arci Salviano e – fin da bambino – ha giocato a pallone in diverse squadre della città, fra cui il Masi, prima di essere operato (e salvato) per il sarcoma di Ewing, un tumore osseo che lo ha costretto a cessare l’attività agonistica a soli 27 anni e a camminare con una protesi al femore. Il quarantasettenne era fra i responsabili della filiale di smistamento pacchi della Brt (l’azienda toscana delle spedizioni Bartolini) di Lavoria, nel comune di Crespina Lorenzana, al confine fra le province di Pisa e Livorno. «Per tutta la Brt di Lavoria – scrive Rosa, una sua collega di lavoro – è una giornata di dolore. Lavoreremo lo stesso, con una grande ferita nel cuore. Te ne sei andato così, in un attimo. Ciao capo». 

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