«Parto per un viaggio lungo, senza ritorno»: addio Mauro, una vita tra cattedra e passioni

L'insegnante livornese avrebbe compiuto 79 anni a ottobre: docente all’Iti dall’inizio degli anni Sessanta è poi passato all’Orlando. È stato anche pittore e musicista

LIVORNO. Addio a Mauro Cataldi: professore, pittore e musicista. Era nato a Livorno il 10 ottobre 1942. Personaggio poliedrico e di intelligenza vivace e sopraffina, con moltitudine di interessi, un senso critico e umoristico fuori del comune e un grande amore per gli animali. In particolare gatti e ancor di più cani. Lascia l’adorata moglie Teresita Alfieri, per tutti Rita, con cui si era unito in matrimonio il 23 aprile 1970. A piangere la sua scomparsa anche una miriade di amici. Tra loro anche tanti ex alunni e colleghi: insegnanti e pittori. La morte, quasi annunciata, ieri mattina alle due e trenta, nella sua bella casa di via del Pastore, all’Ardenza.

Dopo mesi e mesi di sofferenza, con ripetuti ricoveri ospedalieri a causa di metastasi, che da tempo avevano aggredito, prima in maniera subdola e poi via, via, sempre più devastante, la sua forte fibra e fiaccato, in maniera crescente e quasi irreversibile, giorno, dopo giorno, il suo umore e la sua voglia di vivere.


«Qualche ora prima di averci lasciato per sempre, nella tarda serata di sabato, in una telefonata prima con la moglie e poi con lui, mi aveva detto che presto, molto presto, sarebbe partito per un lungo viaggio senza ritorno», le parole, colme di lacrime e di sgomento di una cara amica di famiglia, da oltre mezzo secolo.

I primi problemi fisici di una certa rilevanza, per Mauro , cominciarono ad affiorare a partire dagli anni Ottanta . A ricordarcele è la moglie Rita: «Nel 1984 a causa di tumore perse un occhio. Negli anni successivi poi cominciarono i primi grandi problemi cardiaci e da agosto scorso, tumori sempre più aggressivi».

La carriera di Mauro tra le aule scolastiche ha radici lontane, prima come super studente, alle elementari e poi alle medie e alle superiori, nell’indirizzo Elettrotecnici dell’istituto industriale di via Galilei. Competenze e capacità che non passarono inosservate. Un paio di mesi dopo il diploma, siamo nell’ottobre del 1961, grazie anche al fatto di appartenere a una categoria protetta: figlio di orfano di guerra (babbo Marcello) era già in cattedra, prima come assistente dello storico professor Puccini, nel corso di laboratorio impianti elettrici dell’indirizzo Elettrotecnici e un paio d’anni dopo come titolare di quella cattedra.

Tra gli insegnamenti del professor Cataldi, sempre nelle aule dell’Iti Galilei, quello d’assistente di Fisica. Nel 1979 poi il passaggio all’istituto Orlando, come responsabile dell’Ufficio Tecnico.

Un arrivo nell’Istituto superiore di piazza 2 Giugno, stimolato dall’allora preside Del Ry che quando era insegnante all’Iti ne aveva sempre apprezzato le grandi capacità.

Tra le sue grandi passioni un posto di primo piano l’ha sempre avuto la pittura: stile macchiaiolo. I suoi quadri, è facile capirlo, avevano qualcosa di bello e suggestivo ed erano apprezzati. Poi c’era la musica. Per diversi anni da adolescente e nella prima giovinezza, insieme ad amici, con cui aveva dato vita a un piccolo complesso, suonava in locali di Livorno e dintorni, allora molto in auge. Lui, nonostante fosse autodidatta, era un eccellente pianista e chitarrista. Una passione che ha coltivato fino agli ultimi giorni di vita in una stanzetta della sua casa. Quando gli parlavi di Beatles, Bob Dylan, Adriano Celentano e Mina gli si illuminavano gli occhi. Insegnamento quadri, musica ma anche giochi. In particolare di scacchi in cui era quasi un maestro, nonostante non avesse mai voluto partecipare a gare. Inventiva, talento ma pure tanto amore per gli animali, e gatti e soprattutto cani. Cani prevalentemente meticci, molte volte con qualche problemino fisico, presi da canili. «Per regalargli un po’ d’amore e serenità, dopo tante sofferenze fisiche e psicologiche subite», diceva sempre. Oggi la cerimonia funebre, alle 15, al cimitero della Misericordia. Poi il trasferimento al cimitero dei Lupi dove sarà cremato. —

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