Vaccino in anticipo alla moglie: le due mail che accusano il medico del carcere di Livorno

L’ingresso del carcere delle Sughere

Il direttore Mazzerbo: «Il fatto è accaduto e ci sono accertamenti in corso da parte della Asl. Ma per quanto ci riguarda abbiamo accertato che la donna non è entrata»

LIVORNO. Le cancellate invalicabili intorno all’edificio e le sbarre che si chiudono e si aprono all’inizio di ogni corridoio questa volta non sono servite a molto. Sono bastati un computer e due e-mail non firmate ma inviate da un indirizzo di posta elettronica interno e ben riconoscibile, per spalancare tutto d’un tratto le porte del carcere e raccontare un episodio che sta facendo il giro dei palazzi delle istituzioni e, soprattutto, degli uffici dei dirigenti Asl, che ora stanno valutando se prendere provvedimenti disciplinari. Perché? Perché quelle due lettere raccontano che il direttore del presidio sanitario delle Sughere ha fatto vaccinare la moglie sessantenne con una ambita dose di Moderna il giorno in cui in carcere era prevista la vaccinazione del personale interno che rientra nelle categorie delle persone fragili, o comunque con patologie certificate. Sull’episodio sono in corso tutte le verifiche del caso, ma va detto subito che chi ha scritto le e-mail ha fatto qualcosa di più di una generica segnalazione anonima: ha allegato a uno dei due testi anche il modello del consenso informato che con tutti i suoi dati sensibili risulta firmato prima di fare il vaccino sia dalla donna che dal medico-marito, insieme a un infermiere.

È accaduto una settimana fa, il 6 aprile. La prima e-mail anonima è poi partita tre giorni dopo, il 9 aprile, direttamente dall’indirizzo di posta dell’infermeria del carcere. È stata inviata a mezzo mondo, quel mondo che conta se si parla di vaccini: è infatti stata indirizzata non solo al direttore delle Sughere Carlo Mazzerbo, alla catena di comando della polizia penitenziaria, a cominciare dal responsabile Marco Garghella, e al garante dei detenuti Marco Solimano, ma anche alla direttrice generale dell’Asl Maria Letizia Casani e al direttore sanitario Luca Lavazza, insieme alla responsabile Asl dei servizi penitenziari, Anna Santinami.

C’è scritto che «il responsabile di presidio del carcere ha sottoposto a vaccinazione anti-covid all’interno dell’istituto la propria moglie in data 6 aprile». La signora, si legge, «non fa parte del personale dipendente dell’amministrazione penitenziaria e non è un sanitario che lavora nel presidio».

La seconda lettera va anche più nel dettaglio e con tono polemico, evidenziando che ci sarebbero anche operatori e detenuti in attesa del vaccino. E ponendo una serie di domande. A cominciare dal fatto che, stando a quanto si legge, la donna rientra nella categoria delle forze dell’ordine: perché allora – chiede in sostanza chi denuncia – non è stata vaccinata con Astrazeneca aspettando il proprio turno? Il 5 maggio – viene ancora chiesto in modo provocatorio – si presenterà davanti al carcere per il richiamo? E «se la procedura è considerata lecita, il resto del personale potrà contattare i propri congiunti?». Domande che pongono come minimo un problema di opportunità e che a questo punto hanno letto tutti, dai vertici del carcere a quelli dell’azienda sanitaria.

Un dettaglio: nella seconda e-mail, a differenza della prima, viene puntualizzato che la donna sarebbe stata vaccinata fuori dai locali dell’infermeria. Un aspetto non secondario ed evidentemente spinoso, visto che qui le questioni da chiarire sono due: perché il medico ha vaccinato la moglie – come confermano dal carcere e non smentiscono dalla Asl – e come la donna è potuta entrare, se c’è entrata, alle Sughere.

Non a caso da qui parte il direttore Mazzerbo contattato dal Tirreno: «Il fatto è accaduto e ci sono accertamenti in corso da parte della Asl. Ma per quanto ci riguarda, abbiamo accertato che la donna non è entrata». Quindi il vaccino sarebbe stato somministrato nel piazzale esterno? «La Asl – aggiunge il direttore – è un’azienda autonoma, noi non interferiamo con l’organizzazione sanitaria, quindi su questo non ho competenza. Ho parlato con i dirigenti e con il medico interessato, che è qui da poche settimane: c’è la disponibilità a collaborare, mi spiace per questo episodio che sarà chiarito dalla Asl». «Ma la campagna interna di vaccinazione – conclude – è stata condotta con professionalità e velocità. La macchina ha funzionato, questo mi preme dirlo». Nessuno, insomma, sarebbe rimasto indietro. Il problema, però, è se qualcuno è andato avanti. —

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