«Stime e permute sospette sui beni pubblici». La politica si spacca sulle commissioni d’indagine

L’ex responsabile dell’ufficio patrimonio del Comune di Livorno Marco Nencioni

Corruzione in Comune a Livorno: presentate due diverse mozioni. La maggioranza: «Questo è un attacco alle istituzioni»

LIVORNO. Partiamo dal risultato, perché politicamente è quello che conta. Il19 aprile, data del prossimo consiglio comunale, saranno presentate (e votate) due mozioni fotocopia per istituire una commissione d’indagine. Capace di esaminare, e far luce, sulle pratiche – permute e stime – seguite e firmate negli ultimi anni dal geometra Marco Nencioni, l’ex responsabile dell’ufficio patrimonio del Comune di Livorno, arrestato il 12 marzo scorso con l’accusa di corruzione. In particolare, partendo da quelle finite al centro dell’inchiesta della procura dove risultato indagati imprenditori e professionisti, accusati di aver dato al dipendente pubblico soldi e incarichi in cambio di facilitazioni sugli immobili da acquistare o scambiare. Dentro ci sono, tra le altre, la permuta legata a piazza del Luogo Pio e il parcheggio di via dei Sette Santi, lo scomputo dei lavori in Baracchina Rossa e la vendita del Podere Loghino.

LA PRIMA PROPOSTA


Per ricostruire quella che si trasformando in una figuraccia bipartisan, perché rischia di inficiare uno strumento che funziona quando è condiviso da maggioranza e opposizione, è necessario tornare al 28 marzo. Sono Pd, Casa Livorno e Artico Uno, attraverso i rispettivi capogruppo proporre l’istituzione della commissione. Nel documento si specifica il raggio d’azione (2014-2019) e si tende la mano alle opposizioni proponendo come presidente un loro rappresentante.

Con una sola eccezione. Che non abbia governato. Dunque, senza dirlo apertamente, chiudendo la porta in faccia ai Cinque Stelle. Spiega Federico Mirabelli, segretario comunale e consigliere del Pd: «La proposta era stata pensata affinché Partito Democratico e Cinque Stelle facessero un passo di lato a garanzia della commissione stessa».

LE OPPOSIZIONI

Un messaggio che evidentemente non è stato interpretato allo stesso modo dai Cinque Stelle che insieme a Potere al Popolo hanno rilanciato nei giorni successivi proponendo di indagare a ritroso negli ultimi dieci anni. Ma non solo. Perché qualche nervosismo, seguito da colpi bassi sulla questione, era già emerso in commissione e poi con la richiesta di dimissioni del consigliere comunale di Futuro Marco Talini a cui le opposizioni non perdonano il doppio ruolo di consigliere comunale e avvocato difensore di Nencioni.

«Non siamo imbarazzati dal ruolo di Talini – replica compatta la maggioranza – è una persona seria. Ha rispetto delle istituzioni. E poi si tratta di incarichi separati previste dal nostro ordinamento».

I DOCUMENTI

Fatto sta che la maggioranza non protocolla subito la mozione per la commissione d’indagine e il documento passa prima nella conferenza dei capigruppo. Spiega Paolo Fenzi, capogruppo del Pd: «L’idea di istituire la commissione è nata per ricercare i percorsi amministrativi che non hanno funzionato e scoraggiare atti simili senza sovrapporsi all’attività giudiziaria. Il 6 aprile avevamo mandato a tutti i capi gruppo la proposta della maggioranza senza protocollarla perché poteva essere cambiata. E avevamo bisogno di condividerla. Ma non abbiamo ricevuto risposta».

Eppure il giorno successivo ecco «lo scatto in avanti» delle minoranze: presentano ufficialmente la mozione per la “commissione di indagine per verifica della corretta applicazione della normativa in tema di anticorruzione”. Sembra una cosa diversa rispetto a quella proposta dalla maggioranza, ma leggendo i punti non è così. Perché si tratta dello studio «degli atti amministrativi degli ultimi quindici anni relativi ai procedimenti amministrativi relativi alle aree in cui si rilevi un rischio alto o molto alto».

La reazione? Per prima cosa ieri è stata protocollata la mozione a firma di tutte le realtà che sostengono il sindaco Luca Salvetti. Ma è la lettura nei confronti delle opposizioni che è durissima: «Si è persa una grossa opportunità di fare un percorso insieme. Quello effettuato dalle minoranze è un attacco all’istituzione e questo è sgradevole», spiegano in coro. Anche perché – a meno di un rattoppo – il risultato è una figuraccia prima di cominciare. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA