La Torre della Cigna di Livorno ora è tutta vuota: la maxi occupazione finisce trattando

Dopo cinque anni il complesso è stato svuotato lentamente senza forza pubblica. Molte famiglie verso la casa popolare

LIVORNO.  Dentro ci sono ancora pareti di cartongesso tirate su per dividere gli appartamenti, qualche frigo da smaltire, i giochi dei bambini, mobili e divani da buttare. Pezzi di vita, pezzi di cuore, briciole di anni vissuti in quel grattacielo abbandonato e trasformato in casa. Cinque anni dopo la prima occupazione, la Torre della Cigna è vuota. Liberata senza tensioni, senza proteste, senza neanche alle forze dell’ordine. Giovedì sono usciti gli ultimi due occupanti, ieri mattina c’è stata invece la consegna simbolica delle chiavi ai proprietari.



Uno sgombero impossibile da prevedere un paio di anni fa, se pensiamo per esempio alle 250-300 persone che abitavano all’interno della struttura della Cigna nei periodi di massima emergenza. «È un passaggio storico, senza precedenti in Italia – dice il sindaco Luca Salvetti – questo modo di operare può diventare un modello per affrontare casi del genere, delicati e complicati sotto ogni aspetto. Per quanto riguarda l’emergenza abitativa, nel giro di venti mesi siamo riusciti a sbloccare due situazioni che si trascinavano da tempo: la Chiccaia e ora la Cigna».



L’USCITA E LE SOLUZIONI

L’assessore al sociale e alle politiche abitative Andrea Raspanti la definisce «un’uscita volontaria, non uno sgombero con agenti e poliziotti, il risultato di un lungo dialogo con tutte le parti in gioco». E il primo riferimento è al sindacato Asia Usb, che nel corso degli anni ha seguito e gestito l’occupazione della Torre della Cigna.

«A luglio 2019, quando abbiamo preso in mano la situazione, qui c’erano più di 110 persone – ricorda Raspanti – grazie agli investimenti fatti su Casalp, la disponibilità di alloggi popolari è aumentata rispetto al passato e ci sono state molte assegnazioni. Così all’inizio di quest’anno, grazie al lavoro dell’ufficio casa, in particolare di Elisabetta Cella e Lucia Kutufà, alla Cigna siamo scesi a 71 occupanti: 59 sono rientrati nell’accordo con Investire Sgr (una delle società proprietarie della Torre, ndr) e ora si trovano in strutture dignitose della Caritas o della Misericordia, in attesa dell’assegnazione di una casa popolare, mentre i 12 senza i requisiti per entrare nelle graduatorie hanno trovato una soluzione con il sindacato».

Un percorso in cui è stato fondamentale il contributo economico della società Investire Sgr, circa 300mila euro che il Comune ha sfruttato per riqualificare proprio le strutture della Caritas e della Misericordia. «Sia chiara però una cosa – aggiunge Raspanti – questo passaggio non altera di una virgola lo scorrimento delle graduatorie, qui non ci sono corsie preferenziali».

IL PERCORSO E IL FUTURO

Per il definitivo addio alla Torre della Cigna ci sono alcuni volti del mondo Asia Usb, oltre a diversi residenti della zona. «Al momento dell’occupazione erano preoccupati, ora lo sono ancora di più perché questa rischia di diventare terra di nessuno», sottolinea il coordinatore del sindacato Giovanni Ceraolo. Ma come siamo arrivati allo sgombero senza forze dell’ordine e con soluzioni per tutti gli occupanti? «Si sono creati i presupposti – risponde Ceraolo – grazie al calo degli sfratti, grazie alla nostra pressione per investimenti sull’edilizia pubblica e grazie anche alla giunta precedente che decise di inserire nelle graduatorie anche chi stava occupando. Così il numero di occupanti è calato ed è stato possibile aprire un canale con l’attuale amministrazione, che ringrazio per l’impegno e la disponibilità. Gli ex occupanti della Cigna avranno un alloggio popolare entro due anni: quattro famiglie l’hanno già ottenuto». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA