Corruzione al Comune di Livorno, torna in libertà il geometra indagato: «Ecco i motivi della decisione»

I giudici del Riesame hanno accolto la richiesta del legale: «Non può inquinare le prove e commettere nuovi reati». Ma resta sospeso dal lavoro

LIVORNO. Marco Nencioni lascia i domiciliari e torna in libertà. Ma resta sospeso dal lavoro. L’ex responsabile dell’ufficio patrimonio del Comune di Livorno era stato arrestato all’alba del 12 marzo scorso con l’accusa di corruzione in concorso per avere – secondo il giudice – ricevuto soldi e incarichi da imprenditori privati in cambio di stime e permute che hanno danneggiato l’amministrazione. Oltre a essere entrato nelle banche dati dell’ufficio per fini privati, rivelando poi informazioni sensibili ai suoi clienti.

La decisione è arrivata ieri da parte dei giudici del tribunale del Riesame di Firenze ai quali nei giorni scorsi si era rivolto l’avvocato del geometra, Marco Talini. A corredo della richiesta di alleviare la misura cautelare, il difensore di Nencioni ha allegato le sommarie informazioni rese da Alessandro Parlanti, il dirigente dell’area nella quale lavorava il funzionario arrestato. Specificando come Parlanti avrebbe spiegato agli inquirenti, il 20 marzo 2020, come il geometra sarebbe ormai in una posizione, all’interno dell’ufficio (dopo avergli tolto il ruolo di responsabile ndr) che gli impedisce ogni velleità di reiterazione. Essendo stato escluso «da attività che abbiano contatti con soggetti esterni e di carattere discrezionale». Sottolineando anche che l’avere – riferito a Nencioni – «trovato degli incartamenti richiesti dalla polizia giudiziaria significa disponibilità alla collaborazione, quindi anche il pericolo di inquinamento delle prove era da ritenersi insussistente».


Nella richiesta di Riesame, il difensore del geometra ha cercato di chiarire ai giudici come «qualora le esigenze cautelari fossero ravvisate sotto il profilo dell’attualità, ritiene come la misura interdittiva (la sospensione dal lavoro ndr) possa essere da sola adeguata a fronteggiarla».

È su queste basi che il tribunale hanno accolto il ricorso. «Il pericolo di inquinamento probatorio – scrivono – appare sfuggente, almeno nella sua attualità». I giudici, a questo proposito, analizzano anche le conversazioni tra il geometra e la moglie e quelle con un collega in cui si adombrerebbe un possibile piano criminale da parte del Nencioni. Intercettazioni che secondo i giudici sono «lontane nel tempo» oppure «solo considerazioni». Al contrario la reiterazione del reato «appare fondata».

Visto che – scrivono – «le condotte dell’indagato risultano reiterate nel tempo». Tanto da diventare «un modo di comportars». E anche il trasferimento del 7 gennaio 2020 «non scongiurano il pericolo di reiterazione sia perché permangono contatti con tecnici esterni al settore, sia perché viene ad avere conoscenze concernenti gli immobili che può sfruttare per tornaconti personali». Ecco perché – è la conclusione – la misura interdittiva «è indispensabile e al contempo sufficiente a tutelare dal pericolo di nuove condotte criminose analoghe a quelle perseguite nel procedimento». —



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