Corruzione al Comune di Livorno, l'ex segretario generale: «Ecco gli esempi di dipendenti ambigui»

Alberto Bignone ascoltato in prima commissione ha parlato di Rsa senza certificazione, canoni Erp non pagati, la convenzione con Consabit senza obblighi temporali per i costruttori

LIVORNO. Quella frase sui dipendenti “ambigui” aveva suscitato un vespaio. Si era detto, a proposito delle parole pronunciate dall’ ex segretario generale del Comune Alberto Bignone: «Se sa qualcosa, vada in Procura». Lo avevo sostenuto il sindaco Luca Salvetti: «E’ stato con me alcuni mesi, poteva dirmi qualcosa», disse il sindaco. Lo avevano denunciato le forze di maggioranza, Pd per primo. La polemica dopo l’inchiesta sulla corruzione che ha travolto un dirigente comunale, il geometra Marco Nencioni, nel frattempo è deflagrata. E si trascina da giorni. Al suo interno s’innestano proprio le parole rilasciate al Tirreno dal dottor Bignone il 30 marzo che aveva indicato comportamenti poco “cristallini” di alcuni dipendenti dell’ente.



Martedì 6 aprile, su richiesta del capogruppo di Fdi Andrea Romiti, l’ex segretario (oggi a Torino) ha risposto alla prima commissione. Partendo da un punto. Chi sono gli ambigui? Intanto Bignone ha chiarito cosa intendeva con ambigui: «L’espressione fa riferimento a tutte quelle situazioni in cui ritengo che il personale dipendente non svolga con diligenza e con correttezza il proprio dovere d’ufficio». Poi ha indicato alcune situazioni “opache”, a suo dire, trovate all’interno della macchina comunale da giugno 2018 a gigno 2019. Ha indicato i settori, a partire da quello dei servizi socio assistenziali. Ha raccontato di “aver scoperto che la casa di riposo (il Pascoli, ndr) mancava di autorizzazione dal 1998”. Ha detto di aver riscontrato “situazioni di morosità sia nelle rette” di alcuni assistiti e nel pagamento dei canoni di locazione degli alloggi Erp. Ha ricordato di numerosi casi di “occupazioni di alloggi di chi non aveva i requisiti di leggi”.

Ha messo sotto i riflettori l’edilizia, il Borgo di Magrignano e i lavori della vasca di laminazione denunciando come “le garanzie fideiussorie date al comune fossero scadenti o scadute”. Ha parlato di verifiche che dovevano essere fatte. Si è chiesto come mai fosse stata data l’agibilità in assenza del completamento delle urbanizzazioni. E poi sul caso Consabit, al centro dell’inchiesta, ha aggiunto: «C’era un’anomalia macroscopica in quella convenzione del 2014. Il fatto che gli obblighi dei lottizzanti non avessero un termine». Un fatto che - secondo Brignone - avrebbe di fatto dovuto rendere nulla la convenzione. Fedrico Mirabelli (Pd) si è lamentato perché l’ex segretario non ha fatto i nomi, dunque “non ha risposto al quesito”. «Ho indicato situazioni - gli ha risposto Bignone – . Mi meraviglio che mi chieda i nomi e cognomi. E’ evidente che la responsabilità in un procedimento si incardini in primis in campo al dirigente preposto oltre al responsabile del procedimento. E’ semplice capire chi sono le persone», ha concluso. A chi come il capogruppo del Pd Paolo Fenzi ha chiesto quanti provvedimenti disciplinari abbia preso, l’ex segretario, a memoria, ha parlato di sei atti, circostanziando alcuni episodi. E - rispondendo a Cinzia Simoni (Futuro) ha detto di non aver riferito a Salvetti di Nencioni semplicemente perché “non sapevo dell’indagine”. —

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