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L'allarme del primario Sani: «In ospedale a Livorno sta scendendo l'età dei ricoverati»

Il primario del reparto di malattie infettive Spartaco Sani e la sala rossa del reparto di Rianimazione dell'ospedale di Livorno riservata ai pazienti Covid

Il responsabile di Malattie infettive: «Tanti i 50enni, spesso non hanno altre patologie. Prossimi giorni decisive per frenare l'ondata»

LIVORNO. Scende l’età dei malati di Covid che hanno bisogno di cure ospedaliere. L’allarme arriva dal primario di Malattie Infettive Spartaco Sani proprio mentre sta esplodendo la terza ondata e i ricoveri stanno aumentando in tutti gli ospedali della Toscana.

Dottor Sani, com’è la situazione in viale Alfieri?


«Abbiamo una decina di posti a disposizione. L’incremento non è stato esplosivo ma se continua il trend degli ultimi giorni dovremo allargare l’area Covid a qualche altro reparto. La pressione che stiamo sentendo è molto forte, stiamo ricevendo pazienti anche da altri territorio, in primis da Cecina. Per adesso Malattie infettive è pieno e lo stanno diventando anche il 2° primo e il 2° secondo».

A Livorno sono stati vaccinati tutti gli ospiti delle Rsa e circa 2500 over 80: qualche beneficio c’è stato?

«La vaccinazione non è ancora così estesa, tuttavia qualcosa stiamo notando: in ospedale stanno arrivando meno grandi anziani rispetto a quelli che eravamo abituati a vedere. Evidentemente la vaccinazione di questa fascia di popolazione, seppur ancora da completare, ha funzionato».

Anche il numero dei morti è in calo: nelle prime due settimane di marzo in tutta la provincia sono stati 12 i decessi per Covid registrati dall’Asl. E anche a livello nazionale eravamo abituati a numeri ben più alti...

«Li ritengo dati mostruosi, tuttavia è vero che i decessi sono inferiori rispetto alla precedente ondata. Il motivo è legato probabilmente al fatto che c’è un interessamento delle fasce più giovani che hanno impegni meno severi. Attenzione però, perché ora anche queste fasce finiscono in ospedale».

Sta scendendo l’età dei ricoverati?

«È ciò che stiamo osservando: aumentano le persone più giovani che necessitano di un apporto di ossigeno».

Cosa intende per giovani?

«Pazienti nella fascia tra i 60 e i 70 anni. Ma anche diversi cinquantenni. L’altro giorno da Cecina è arrivato un uomo di 40 anni: non sta bene».

Si tratta di persone con altre patologie?

«Non sempre. Abbiamo ricoverato anche giovani senza comorbilità. È un elemento che ci preoccupa e che sta diventando frequente».

Se prima queste persone non erano ricoverate, c’è da pensare che il virus sia più aggressivo?

«Non ci sono dati per dire che ci sia maggiore aggressività».

E allora come interpreta questo fatto?

«Il contagio è ora molto vasto, anche tra gli adolescenti, nelle scuole elementari e materne, e per fortuna, devo dire, da noi non abbiamo avuto finora ragazzi o bambini ospedalizzati. C’è anche un sommerso di soggetti positivi asintomatici di cui non abbiamo una stima. Dunque il numero dei ricoverati andrebbe valutato sul numero totale dei positivi che sono assai più di quelli che conosciamo».

Questi pazienti giovani in che condizioni arrivano?

«Vengono ricoverati con polmonite, stanno male, hanno gravi problemi respiratori e bisogno di un apporto di ossigeno importante. Sono ventilati, nella maggior parte dei casi con caschi, comunque con metodiche di ventilazione non invasiva. Nessuno ad ora è stato intubato, ma restano pazienti problematici».

Qualcuno rischia la vita?

«Se non si arriva a un iper lavoro del sistema sanitario, cioè se non saremo costretti a gestire tanti ricoveri tutti insieme, sono pazienti che si trattano, si curano e si rimandano a casa. Questo però non deve far pensare che la situazione non sia grave: stiamo parlando di persone di 50 anni costrette a passare settimane in ospedale, con ossigeno, febbre, difficoltà respiratorie».

È preoccupato?

«Molto. Le prossime ore e i prossimi giorni saranno decisivi. Si va verso un aumento dei casi, il che comporterà un aumento dei ricoveri. E se arriva tanta gente tutta insieme, la gestione diventa problematica».

Questione vaccini: cosa pensa del caso Astrazeneca?

«Deve essere fatta chiarezza con grande rapidità, ma è tutto da dimostrare che ci sia un nesso con il decesso. È invece ampiamente documentato che in Inghilterra con Astrazeneca abbiano vaccinato un numero impressionante di persone con successo il che ha comportato una riduzione dei ricoveri. Il messaggio che voglio dare è che bisogna aver fiducia nei vaccini, perché sono l’unica arma per uscire da questa pandemia. Ripeto ciò che ho già detto: stiamo vedendo meno ricoveri di persone anziane proprio perché la vaccinazione su di loro ha funzionato».

Crede che le zone rosse spegneranno sul nascere la terza ondata?

«Serve senso di responsabilità da parte di tutti e le misure di contenimento sono fondamentali. Ma non aspettiamoci che basti la zona rossa per stoppare i ricoveri da un giorno all’altro: quando iniziano le chiusure, i contagi sono ormai partiti. E per un paio di settimane i ricoveri continueranno a crescere». —

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