Tangenti in Comune a Livorno, il disegno del geometra arrestato: «Bisogna far passare la bufera, poi si riattacca»

Nella foto a sinistra Marco Nencioni, il funzionario dell’ufficio patrimonio del Comune di Livorno arrestato ieri mattina con l’accusa di corruzione. A destra la comandante della polizia municipale Annalisa Maritan e il capo della squadra mobile Giuseppe Lodeserto. In basso da sinistra Alessio Cristiglio, Stefano Salvadorini, Alberto Ricci.

Nell'ordinanza intercettazioni e progetti al centro dell'indagine: da piazza del luogo Pio alla Baracchina Rossa.  «Così faceva favori ai privati in cambio di incarichi»

LIVORNO. È il 20 dicembre 2019. Marco Nencioni, 60 anni, arrestato all’alba di ieri con l’accusa di corruzione e abuso d’ufficio insieme con l’agente immobiliare rosignanese Alessio Cristiglio, 56, è (ancora) al vertice dell’ufficio patrimonio del Comune di Livorno, crocevia della maggior parte delle operazione immobiliari che riguardano la città: vendite all’asta di beni pubblici, permute, progetti, cambiamenti di destinazione d’uso.

Un paio di giorni prima, nella lussuosa villa a Nugola dove vive, hanno bussato gli agenti della squadra mobile per sequestrare il suo computer personale, diverse pennette usb e documenti diventati – per chi indaga – la pietra miliare dell’inchiesta. All’interno ecco fogli excel con i prospetti dei pagamenti, progetti per i costruttori su pratiche che seguiva in Comune e email scambiate con i maggiori imprenditori livornesi e indicazioni su come muoversi.


LE INTERCETTAZIONI

Quella sera il sessantenne parla con la moglie e il figlio: «Ora – dice riferendosi all’indagine – bisogna far passare la bufera, poi si riattacca». Secondo il giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, questa è una delle prove che il “sistema Nencioni” non si sarebbe fermato nemmeno allora, tanto da continuare a tessere una ragnatela che gli permetteva di lavorare su due tavoli contemporaneamente: quello del Comune e quello degli imprenditori, ma facendo gli interessi dei secondi in cambio di denaro, incarichi ai figli, al nipote o a professionisti amici.

LE PRATICHE SOSPETTE 

Com’è successo – è l’ipotesi degli investigatori – per una decina di operazioni negli ultimi anni: quella di Consabit, società dell’imprenditore Stefano Salvadorini, in piazza del Luogo Pio, lo sconto sul canone per i lavori in Baracchina Rossa, i permessi e il progetto per la costruzione del “Bar Aurelia”, un terreno al Biscottino da trasformare in discarica, la variazione catastali di un immobile in via Menasci di proprietà delle società riconducibili all’ex presidente di Confindustria Alberto Ricci, pure lui indagato, la vendita del podere Loghino, sul viale Boccaccio, e la permuta di un’area nella zona di Antignano, in via Fratelli del Conte. «Nonostante il cambiamento di funzioni – si legge nell’ordinanza – Nencioni permane nel medesimo ufficio amministrativo di via Marradi, avendo quindi ancora la possibilità di accedere agli atti, ai fascicoli, alla documentazione dell’ufficio patrimonio e di interloquire con funzionari e altri colleghi continuando a occuparsi anche delle pratiche oggetto di indagine».


ILPIANO FUTURO

Ma per il suo futuro, il geometra, ha in mente un piano che svela alla moglie il 7 gennaio successivo, in un’altra conversazione registrata dagli inquirenti: «Ormai – dice – non mi fido più di nessuno». La moglie sembra essere d’accordo con lui: «E fai bene – risponde – ora voglio vedere come farai a ricominciare a lavorare te...». Un’idea Nencioni ce l’ha. Ed è precisa: «Io? Secondo lavoro? Niente mail, niente hardisk, niente, nulla». La moglie aggiunge: «Fallo tenere al tu’ figliolo». «Infatti – aggiunge il geometra – dal vivo, a quattr’occhi». Il ritratto che il giudice fa di Nencioni è durissimo ma tutto da dimostrare: «Le risultanze probatorie acquisite in fase di indagine hanno consentito di accertare che per anni ha esercitato contestualmente all’attività di dipendente pubblico preposto a varie e delicate funzioni, l’attività di geometra in favore di privati, in specie di imprenditori e operatori del settore immobiliare con cui ha avuto occasione di stringere rapporti nello svolgimento delle sue funzioni istituzionali, i quali pur essendo a conoscenza della funzione pubblica svolta da Nencioni, anzi, rivolgendosi a lui proprio in ragione dei vantaggi che era possibile trarre dalla veste pubblica ricoperta, gli garantivano in cambio delle prestazioni professionali da lui abusivamente fornite: corrispettivi in denaro che il Nencioni percepiva sia personalmente (ovviamente senza fatturarle) sia per il tramite di compiacenti professionisti abilitati utilizzati dall’indagato come prestanomi, come l’architetto lucchese Mauro Bindi, e altre lucrose utilità, necessarie – e questo sarebbe il movente – per far fronte alle consistenti esposizioni debitorie derivanti da un alto tenore di vita».

IL GIUDIZIO PROFESSIONALE

Il giudizio del giudice per le indagini preliminari si fa ancora più netto. «È emerso che Nencioni – si legge – ha fatto mercimonio della sua funzione istituzionale sia nell’ambito di procedimenti amministrativi in cui era chiamato a svolgere detta funzione, allorché ha emesso gli atti amministrativi di sua competenza perseguendo non l’interesse pubblico bensì quello dei privati in favore dei quali svolgeva contestualmente attività libero professionale, sia in procedimenti amministrativi di competenza di altri funzionari o dirigenti comunali, allorché il Nencioni, nello svolgimento dell’attività libero professionale, ha sfruttato la funzione istituzionale rivestita mediante il suo utilizzo improprio, avendo in ragione del ruolo svolto nell’amministrazione comunale facile accesso a documenti d’archivio e a banche dati del Comune di Livorno ed essendo in grado di muoversi con assoluta disinvoltura all’interno della struttura pubblica ottenendo informazioni riservate e corsie preferenziali mediante la costante interlocuzione, svolta i maniera privilegiata, con dirigenti, funzionari e impiegati comunali ai quali era solito rivolgersi direttamente abusando di consolidati rapporti di conoscenza, così da garantire alla sua “clientela” privata prestazioni e soprattutto risultati che nessun altro geometra sarebbe stato in grado di fornire, assicurando la rapidità del procedimento amministrativo e, sovente, la sua positiva conclusione».

PATTO SCELLERATO

Al termine delle novantanove pagine di cui è composta l’ordinanza e in cui si affrontano una a una le pratiche sospette gestite da Nencioni, il giudice tira le conclusioni e spiega perché esistono indizi tali da far scattare le esigenze cautelari dei domiciliari con i braccialetto elettronico per il geometra e l’agente immobiliare, oltre all’interdizione di un anno alla professione per gli altri otto indagati. «L’attività di indagine fin qui svolta ha consentito di accertare che all’ufficio tecnico del patrimonio del Comune di Livorno, nevralgico settore dell’amministrazione, si è radicato un consolidato sistema di malaffare, imperniato su un patto scellerato tra imprenditori e altri operatori del settore immobiliare e del Nencioni, con la verosimile collaborazione fornita da altri pubblici amministratori, al favoritismo personale in cambio di consistenti utilità economiche, con grave danno per l’interesse pubblico e in assoluto spregio al principio di imparzialità che dovrebbe ispirare l’attività amministrativa». —

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