Per due baracchine davanti all’acquario spunta l’ipotesi del salvataggio

Il Comune frena sulla demolizione totale dopo il sopralluogo sul viale Italia con l’ordine degli architetti e la soprintendenza

LIVORNO. L’ex El Tiburon, lo chalet vuoto e malconcio davatni allo Scoglio della Regina, sarà demolito in un mese. Su questo non ci sono dubbi. Ma da ieri la demolizione annunciata dichiarazione dopo dichiarazione dal Comune anche per tutte le altre sette baracchine del viale Italia non è più così scontata. Almeno non per i primi due chalet davanti all’acquario, che potrebbero in qualche modo essere salvati. Questa è la sorpresa saltata fuori dal sopralluogo che ieri è stato fatto sul lungomare da assessori e tecnici del Comune con l’ordine degli architetti e la soprintendente Esmeralda Valente.

Un incontro voluto fortemente dagli architetti, come ripete il presidente dell’ordine Daniele Menichini, che a fine mattina si dice «soddisfatto». Sul tavolo, spiega, tre ipotesi: «La demolizione totale di tutte le baracchine, che in prima analisi abbiamo ritenuto di scartare. La seconda, la più accreditata, che prevede un restauro filologico e adeguativo delle due baracchine davanti all’acquario, lasciando invece due vuoti dove ci saranno le demolizioni». Terzo: «Se invece dobbiamo cambiare il volto di quel tratto allora serve un percorso di altissimo livello, un concorso internazionale». «Anche perché quell’area e quelle baracchine – chiosa il presidente ricordano il progetto fatto negli anni Novanta dall’architetto Toraldo di Francia – sono già frutto di un concorso».


Che è stato un «incontro positivo» lo dice anche Luca Salvetti: «A breve ci ritroveremo e disegneremo anche con la soprintendenza l’intervento sulle tre piazze. Per la prima piazzetta gli architetti ci mettono la faccia: faranno una proposta di mantenimento della matrice architettonica, ma con un sostanziale intervento di messa in sicurezza». Ma «recuperare in qualche modo le prime due baracchine comporterebbe un impegno economico molto più elevato... però se la proposta è di lasciare un riferimento alle scelte architettoniche di un tempo... valutiamo, io non sono un ruspaiolo». Nel frattempo «sulle altre procediamo, a cominciare dalla demolizione dell’ex El Tiburon: anche la soprintendenza ha dato l’ok per motivi di sicurezza e per un miglioramento paesaggistico». E «anche le baracchine vuote davanti al moletto sono in condizioni precarie».

L’assessora-architetta all’urbanistica Silvia Viviani fa sapere che nei prossimi giorni sarà quindi aperto un tavolo a tre. Ed è a quel tavolo che sarà deciso cosa fare delle prime due strutture (Zanzibar ed ex Mauri) «all’interno di un progetto di insieme più complessivo – torna a ripetere – che abbracci tutto il parco urbano del viale Italia», dal Cantiere a San Jacopo. Inutile chiedere maggiori dettagli al momento: i due grandi chalet davanti all’acquario potrebbero essere oggetto di un restauro profondo, demoliti parzialmente, demoliti e ricostruiti seguendo lo stesso progetto ma con materiali diversi, oppure rinascere con connotati nuovi dopo un concorso internazionale per la progettazione. Di certo c’è che il tasto pausa sulla demolizione è stato premuto qui perché i due chalet insieme alla passerella e all’acquario, che ha la stessa linea architettonica, vanno a formare una sorta di quadro omogeneo. Altrettanto certo è però anche che soprattutto l’ex Mauri versa in condizioni disastrose.

«Si potrebbe provare a pensare di restaurarle o sostituire mantenendo il disegno con materiali avanzati», è la nuova linea: «Non abbiamo ancora deciso, serve una diagnosi». Intanto con l’ordine e la soprintendenza «abbiamo condiviso: che «dobbiamo fare un progetto di restauro urbano di tutta l’area»; che «le baracchine fin dall’inizio non hanno funzionato, perché sono nate con un difetto e anche per la manutenzione carente»; che «sono comunque un esempio di architettura contemporanea sulla quale è corretto fare un lavoro di testimonianza». —