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I signori delle onde all'ippodromo di Livorno: «Così surf e ippica possono convivere portando turismo e lavoro»

A sinistra l’architetto Paolo Monti, 73 anni, che con il suo studio ha firmato il progetto per un centro sportivo polivalente all’interno dell’ippodromo Caprilli. Accanto Giovanni Sambaldi, 43 anni, rappresentante legale della Indalgo srl, e promotore del progetto presentato in Comune (foto Marzi)

L’architetto e il manager del progetto sul futuro del Caprilli raccontano per la prima volta i segreti del parco: «Rispetto dell'ambiente e del piano strutturale. Ecco anche tempi e costi per la realizzazione »

I signori delle onde guardano l’ingresso dell’ippodromo Caprilli. A di là del cancello arrugginito che si affaccia sul lungomare di Livorno c’è il loro sogno. La definiscono «un’occasione unica per il futuro della città perché porterà turismo e lavoro». Lo raccontano a voce alta per la prima volta, spiegando il progetto a cui lavorano «da tre anni». E spiegano: «Non chiamatelo parco acquatico, ma centro sportivo polivalente. Una palestra nel verde dove far convivere tante attività diverse per dodici mesi l’anno. A cominciare da surf e ippica. Ma non solo, perché sarà possibile realizzare uno spazio eventi e una struttura ricettiva, diversi bungalow. Tutto rispettando il piano strutturale del Comune e l’ambiente. Come? Mezzi elettrici che si muovono tra la pista e la spiaggia, pannelli solari per rendere la struttura automa a livello energetico e un sistema all’avanguardia per riempire il lago con l’acqua salata che arriva dal mare». Giovanni Sambaldi, 43 anni tra una settimana, una laurea a Siena in marketing e legale rappresentante della Indalgo, società che gestisce il manto erboso di diversi stadi italiani, è il regista dell’operazione presentata in Comune. Paolo Monti, 73 anni, è invece l’architetto che con il suo gruppo di lavoro ha ridisegnato gli spazi all’interno dell’ippodromo.



Sambaldi, com’è nata l’idea?

«Intanto perché sono un appassionato di surf. Quando sono tornato a Livorno dopo l’esperienza a Milano mi sono guardato intorno. Con alcuni ragazzi che stavano pensando a una cosa simile alla mia, abbiamo unito le idee. In verità il primo progetto è stato proposto al comune di Cascina, dove c’era un’area a uso sportivo vicino all’aeroporto di Pisa. Quindi a livello logistico molto vantaggiosa. Poi però è saltato tutto per questioni politiche. A Livorno c’era stata una proposta simile quando il Comune era guidato dai Cinque Stelle ma era naufragata perché mancavano la parte strutturale, finanziaria e progettuale».

E cosa è cambiato adesso?

«Abbiamo cercato di far convivere l’idea di un parco delle onde con il mantenimento dell’ippica. Come aveva spiegato il sindaco Salvetti in campagna elettorale».

Ma come si fa a far convivere in un progetto l’ippica con un parco delle onde?

«Intanto la nostra è un proposta. E comunque rispetto al progetto precedente il lago sarà realizzato tre metri sotto il livello dell’anello per rispettare la visuale».

Dietro a questo progetto chi c’è?

«Io sono il promotore e ho messo insieme professionisti come l’architetto Paolo Monti e Mauro Panettieri, appassionati di surf e sport come Samuel Franco, Nicola Pinzauti e la leva finanziaria. Quest’ultima attraverso un fondo nel quale ci sono imprenditori italiani che hanno chiesto riservatezza, infine il credito sportivo che era già stato contattato. Poi stiamo cercando un imprenditore livornese perché ci sembra opportuno mantenere un’anima locale, ma sonderemo la situazione quando ci saranno maggiori certezze».

A che punto è la vostra proposta?

«Stiamo facendo la valutazione strategica ambientale (Vas). Dopo che il Comune di Livorno ha recepito la proposta sentiamo gli enti competenti e i tecnici: Regione Arpat, tutti quanti. Nel caso vada tutto bene il progetto dovrà essere approvato dal consiglio comunale. A quel punto sarà fatto un bando europeo per l’assegnazione».

Ma chi mette i mette i soldi per realizzarlo?

«La parte economica finanziaria è gestita così. Intanto un project financing tra pubblico e privato. Noi come promotori redigiamo i contenuti di un bando di gara pubblico».

Quindi potreste fare il progetto ma non gestirlo.

«Esatto. Certo che parteciperemo alla stregua di tutti quelli che vorranno. Ma senza nessun vantaggio. Solo un rimborso del due, tre per centro come riconoscimento degli oneri spesi per la progettazione».

E se doveste vincere?

«Sarà un’associazione temporanea d’impresa a partecipare Dentro ci sarà la leva finanziaria, insieme alla ditta di costruzioni che deve conferire tutte le certificazione, l’investitore locale e il credito sportivo».

Il costo dell’operazione?

«Oscilla tra i 22 e i 24 milioni di euro con una forbice importante che conosceremo solo a progetto esecutivo finale».

E i tempi di realizzazione?

«Ci servono due settimane per preparare le Vas e mandarla in Comune. Un mese, forse due per avere l’ok. Dopo l’ok del consiglio comunale diventa una questione organizzativa: utilizzare il nostro progetto, farlo diventare esecutivo aprire la gara che tra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo. Poi per la realizzazione vera e propria serviranno invece dodici mesi di lavoro».

Come risponde a chi critica il progetto?

«Che è l’unico modo per far ripartire l’ippica a Livorno che altrimenti rischia di scomparire. Il parco delle onde sarebbe il primo in Italia. Gli altri quattro progetti simili in Europa e nel mondo ci dicono che la risposta del pubblico è importatissima».

Tipo?

«Prima del Covid a Melbourne, Bristol e San Sebastian c’erano liste d’attesa lunghissime per entrare. Nel nostro impianto potranno fare surf settanta persone ogni’ora. Stimiamo, al ribasso, che questa attività porterebbe in città circa 90mila persone l’anno. E questo vuol dire posti di lavoro e turismo di qualità, perché si tratta di un progetto legato allo sport e al benessere che ha solo aspetti positivi. Un connubio perfetto tra vecchio sport, l’ippica, e un nuovo sport, il surf. Con l’aggiunta che in città arriverebbero tutti gli atleti della nazionale ad allenarsi. Ma sono certo che il bacino si allargherebbe a tutta Europa».

Per ora quanto è costato?

«Tra analisi, verifiche e relazioni prodotte circa 150mila euro. Ma la parte più onerosa la stanno preparando in questi giorni i tecnici con la Vas».

Senta, quanto ha influito in questo progetto il fatto di essere il nipote di Maurizio Ughi, ex numero uno di Snai?

«Molto, perché la mia famiglia è da sempre legata alle corse dei cavali, alla raccolta di scommesse e la gestione di impianti. Ecco perché non potrei immaginare di togliere l’ippica dal Caprilli anche se so che sarà il punto debole dell’impianto, la sua crisi è profonda, ma così possiamo rilanciarla a livello locale».

Come?

«Una volta che ci sarà il progetto compiuto dell’onda sarà più facile dirottare i grandi eventi dell’ippica, al netto dei requisiti, a Livorno. Perché si tratterebbe di una location accattivante e spendibile a livello di immagine. Ovviamente durante le corse il lago resterà spento, per l’inquinamento acustico e perché non ci possono essere sovrapposizioni di eventi».

Avete già pensato a un nome per l’impianto?

«No, ma si tratta di un motivo meramente commerciale. Perché se ci fosse uno e sponsor che volesse dare il proprio nome alla struttura come avviene per palazzetti e stadi, sarebbe un successo». —

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