Insulta e minaccia padre e figlio in bici: «Non ha fermato i cani, uno ci ha morso»

Massimo Massaini col figlio di 11 anni al pronto soccorso di Livorno (foto concessa dalla famiglia)

Livorno, il padre era in bici col bimbo di 11 anni: «Siamo finiti per sbaglio nella proprietà privata e ci ha detto che aveva due fucili...»

LIVORNO. Volevano trascorrere un sabato mattina di pace in bicicletta, immersi nella natura delle Colline livornesi. Padre e figlio insieme, come accaduto molte altre volte. Non sapevano certo che, dopo essere entrati per sbaglio all’interno di una proprietà privata, un cane lupo li avrebbe morsi e il suo padrone offesi e minacciati «di spararci con un fucile».

Sono stati momenti di paura quelli vissuti nella mattinata di sabato 27 febbraio da Massimo Massaini – manager livornese di 54 anni per un’azienda produttrice di caffè – e dal figlio di 11 anni. Erano in bici alla Valle Benedetta, «quando per tornare a casa ho attivato il navigatore e seguito le indicazioni». Le mappe del telefonino li fanno passare da una proprietà privata, a loro insaputa: «Abbiamo trovato una sbarra alzata, non conoscevamo la strada».


I due continuano a pedalare, sono quasi le 13, speranzosi di riprendere la discesa principale. A un certo punto arrivano nel giardino di una villetta, in via della Sambuca. Con la strada che si interrompe: «Ci sono venuti incontro due cani – racconta Massaini – e subito dietro il padrone, che ci ha offesi in tutti i modi. “Mi avete rotto i cog***ni, dovete andare in c**o”, ci ripeteva. Io ho cercato di spiegargli che avevamo sbagliato strada, che eravamo dispiaciuti e che ci saremmo allontanati immediatamente. “Andiamo via subito, tenga fermi i cani amico, c’è un bimbo piccolo...”, gli ho detto. “A me non me ne frega una s**a. Io non sono amico e in casa ho due fucili...”, ha ribattuto urlando, minacciandoci. A quel punto uno dei cani, un canelupo, ha morso me e mio figlio al polpaccio. Noi volevamo solo andare via».

A quel punto entrambi, in qualche modo, riescono ad allontanarsi in bicicletta. Nonostante i cani li corressero dietro: «Siamo fuggiti in cima alla Valle Benedetta e a quel punto ho chiamato i carabinieri». Sul posto, subito dopo l’allarme al 112, arriva una pattuglia della Compagnia di Livorno, diretta dal maggiore Guglielmo Palazzetti, con Massaini che mostra ai militari dove vive l’aggressore. «Siamo andati in macchina con loro fino a fuori, per far sì che capissero meglio».

Si tratta di un uomo livornese di circa 70 anni, che il manager dell’azienda di caffè – anche volontario guardia zoofila – non aveva mai visto in vita sua. «Noi abbiamo sicuramente sbagliato entrando in una proprietà privata, pur trovando la sbarra alzata – sottolinea il cinquantaquattrenne – ma niente può giustificare gli insulti e le minacce che abbiamo ricevuto da questa persona e i morsi dei cani. Volevamo solo scusarci di aver sbagliato strada, non certo compiere reati all’interno di un terreno non nostro. Per altro il tutto è avvenuto davanti a un bambino di 11 anni, è una follia...».

Subito dopo aver spiegato ai militari l’accaduto, padre e figlio sono stati trasportati in ospedale dalle ambulanze (il 118 lo hanno chiamato direttamente i carabinieri) e nel corso della giornata di ieri sono stati dimessi. Per precauzione, al pronto soccorso, a entrambi è stata somministrata una vaccinazione antitetanica, poi nel primo pomeriggio sono rientrati a casa: «Abbiamo avuto paura, speriamo che una cosa del genere non capiti mai più». —

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