Come cambieranno i nostri porti: sabato 27 febbraio un magazine di 84 pagine in omaggio col Tirreno

L’alleanza fra Livorno e Piombino, il bisogno di nuove infrastrutture e il Recovery che non ci dà fondi Si trasformano le banchine: gli armatori alla conquista e la manifattura 3D che invia file invece di merci

LIVORNO. Esce sabato 27 febbraio il “magazine” dedicato al mondo della portualità che Il Tirreno offre gratis ai propri lettori: un fascicolo di 84 pagine che arrivano proprio nel bel mezzo di un periodo che sta nel guado di grandi cambiamenti. E non solo perché siamo in questo tempo sospeso – così lungamente sospeso, sempre più lungamente sospeso – che è contrassegnato dall’emergenza sanitaria per il coronavirus.

Ha mosso i primi passi il nuovo governo di Mario Draghi con una nuova alleanza (larghissime intese), una nuova formula (un mix tecnico-politico) e un nuovo ministro (Enrico Giovannini). Sono stati appena nominati il sottosegretario M5s Giancarlo Cancellieri e i viceministri Teresa Bellanova e Alessandro Morelli, l’una è l’ex ministra renziana dell’agricoltura il cui strappo è stato all’origine della crisi del governo Conte e l’altro è l’ex direttore leghista di Radio Padania e del blog di Matteo Salvini (preferito al vero regista della politica portuale del Carroccio Edoardo Rixi). È in dirittura d’arrivo l’iter per arrivare alla pubblicazione dei bandi per la realizzazione delle opere a mare e del terminal della Darsena Europa, come preannunciato dal presidente uscente Stefano Corsini. Ed è a un passo dalla conclusione la procedura di nomina che porterà Luciano Guerrieri al timone dell’Authority di Palazzo Rosciano che guida i porti di Livorno e Piombino insieme agli scali minori dell’Arcipelago: anzi, non solo c’è l’avvio anticipato della nomina ai vertici dell’istituzione portuale, Guerrieri è anche l’unico nel lotto dei commissari straordinari grandi opere già con la nomina governativa in un provvedimento di legge ma con l’operatività postdatata, cioè scatterà quando il manager pubblico piombinese si insedierà come presidente.


Insomma, una fase di cambiamenti che ha bisogno di una bussola per provare a capirci qualcosa. Dunque, è proprio Guerrieri che abbiamo sentito, in attesa che il ministro firmi il decreto di nomina (ma l’incarico di Corsini scade a metà marzo). Per ascoltarlo mandare un messaggio senza giri di parole: prima di tutto bisogna recuperare la pace sulle banchine. Il riferimento non è alla pace sociale sul fronte sindacale, che anzi il segretario generale Massimo Provinciali rivendica come uno dei principali successi degli anni a Palazzo Rosciano.

No, almeno per adesso la conflittualità non è tanto sul versante sindacale quanto nei rapporti fra operatori: non a caso, negli ultimi mesi Il Tirreno ha richiamato più volte l’attenzione sul fuoco incrociato di ricorsi al Tar promossi dai differenti soggetti in campo. Fino alla giornata campale dello scorso autunno con i giudici amministrativi fiorentini costretti a decidere su un groviglio di ben 17 ricorsi intrecciati (e non è finita, visto che continuano a susseguirsi le sentenze anche in queste ultime settimane). Di fronte a questa situazione, Guerrieri ha deciso di mostrarsi con il volto del pacificatore: è il messaggio numero uno che lancia prima ancora di mettersi seduto sulla “poltronissima” di Palazzo Rosciano: prima di tutto ascoltare tutti. Al tempo stesso, però, aggiunge due elementi anch’essi importanti. Il primo: ascoltare non significa procrastinare all’infinito ogni decisione seguendo la vecchia arte dorotea che mixa equilibrismo e rinvio. Il secondo: avendo garantito a tutti lo spazio per far presenti le proprie esigenze, ecco che viene il tempo della scelta e l’unico modo per evitare di restare intrappolati in un nuovo round di ricorsi è riuscire a costruire provvedimenti solidi dal punto di vista amministrativo.

Fin qui siamo rimasti nella stanza al primo piano di Palazzo Rosciano. Ma, che si tratti dell’uragano del Covid o di qualcosa che era in giro già da prima, c’è una rivoluzione che trasforma l’identikit delle banchine. Riguarda almeno tre filoni che abbiamo cercato di mostrare con le tappe di una inchiesta: 1) gli armatori “scendono a terra” per prendere in mano quanto più pezzi possibile della catena logistica, addirittura tentando di fare l’en plein, e possono provarci perché nell’era del Covid con la cancellazione di tante partenze calano sì i fatturati ma schizzano all’insù gli utili; 2) chissà se i paradossi del gigantismo delle flotte reggeranno anche l’impatto del coronavirus, fatto sta che al presente continuano a essere una realtà e con la concentrazione dei carichi di fatto concentrano anche i tempi di carico e scarico delle merci con alti e bassi nei tempi di lavoro; 3) cresce la manifattura additiva (3D) e se iniziano a viaggiare i file anziché le merci rischia di cambiare anche la domanda di movimentazione delle merci lungo le grandi direttrici planetarie.

Al di là del ritorno sulle grandi questioni infrastrutturali e sul fatto che il “Recovery” finora prevede (quasi) zero per il porto di Livorno, vale la pena di sottolineare che anche quest’anno torniamo a mettere al centro dell’attenzione l’intreccio virtuoso fra i porti di Livorno e di Piombino come locomotiva per trainare il rilancio delle due aree di crisi complessa. Del resto, erano stati proprio Livorno e Piombino i protagonisti di una alleanza che, caso unico in mezzo a mille beghe di campanile, aveva anticipato la riforma del ministro Graziano Delrio: l’intesa l’avevano firmata Giuliano Gallanti e Luciano Guerrieri. —

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