Confcommercio: a Livorno situzione drammatica, ma c'è chi ha il coraggio di aprire

Sono settanta le attività perse nel 2020 secondo i dati dell'associazione. Marcucci: "Ma ci sono anche segnali in controtendenza. C’è chi prova a reagire" 

Il saldo tra nuove imprese e cessazioni relative al 2020 è negativo. La fotografia tutta livornese col segno meno arriva dal centro studi e servizi della Camera di Commercio. «È una demografia d’impresa drammatica, perché si tratta di un segno meno a due cifre, – 70: ma voglio comunque sottolineare che in questo anno di pandemia ci sono stati degli imprenditori coraggiosi soprattutto tra i giovani e non solo», Francesca Marcucci, presidente di Confcommercio Livorno commenta i dati. Dall’associazione di categoria, più che mai vicina ai suoi soci, si chiede al Comune l’abbattimento della Tari e l’ampliamento del suolo pubblico per tutto il 2021.

INGEGNARSI PER NON MORIRE


I dati del centro studi e servizi Cciaa Maremma e Tirreno parlano di 689 nuove imprese iscritte a fronte di 759 cessazioni. «Tra queste 70 imprese non ci sono solo le attività che hanno chiuso l’anno scorso, bensì anche le cessazioni d'ufficio di imprese già inattive», puntualizzano da Confcommercio. «In questa difficile fase in cui alcuni settori o sono chiusi o lavorano a singhiozzo abbiamo visto che molti imprenditori si sono ingegnati per sopravvivere - riprende Marcucci - con sforzi quadruplicati e guadagni minori». Si fa riferimento a tutti coloro che pur di stare aperti hanno puntato su asporto e consegne a domicilio. E ancora: «A Livorno ad oggi verificare la situazione demografica d'impresa del 2020 rispetto al 2021. A febbraio i dati relativi alle chiusure post pandemia non sono ancora disponibili. Le variazioni tendenziali nel confronto 2019-2020 per le imprese si rifanno a scenari migliori di quelli che stiamo vivendo. Certo non si può dire che le imprese crescano di numero, ma la verifica sarà possibile solo a fine 2021».

LA CATEGORIE PIU’ COLPITE

«Molti hotel sono in una situazione disastrosa a causa delle restrizioni di movimento tanto che diverse strutture abituate a lavorare anche durante la stagione invernale, a ottobre 2020 hanno chiuso, e sperano di riprendere l'attività in estate», va nei dettagli la presidente Marcucci. «Mentre rispetto al 2019 diminuiscono le iscrizioni in Camera di Commercio (-18,2%), diminuiscono anche le cessazioni (-19)%, perché il 2020 ha visto un congelamento di tutte le attività di impresa». Le categorie più colpite, hotel a parte, sono bar, ristoranti, abbigliamento e la filiera delle attività legate alla notte, agli eventi, ai matrimoni, ai viaggio.

LA SPERANZA NELL’ ESTATE

Il vero verdetto arriverà secondo l’associazione, a dicembre 2021. La spiegazione è semplice: «Ci sono molte attività che stanno andando avanti nonostante mille difficoltà e introiti quasi inesistenti con la speranza di lavorare almeno come l’estate passata- prosegue - Se così non sarà a dicembre vivremo una situazione commerciale veramente drammatica». Un plauso a tutti quei commercianti che per sopravvivere si sono, in questi mesi, reinventati.

POI CI SONO I CORAGGIOSI

Tra incertezze, chiusure e aperture a singhiozzo c’è, invece, chi ha scelto di investire. Controcorrente. «In questo periodo posso dire che tra i giovani e non solo, ci sono dei coraggiosi che hanno deciso di aprire nuove attività - chiude Marcucci - Di queste tante sono legate all’innovazione. Diciamo che chi ha capitale in questo periodo può contare su finanziamenti a tasso agevolato. L’importante è fare scelte lungimiranti e non buttarsi, altrimenti si rischia di rovinarsi». —

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