Finalmente gli abbracci, dopo cinque mesi l'incontro tra "nonni" e parenti nella Rsa di Livorno

Renato e la schiacciata, Cesira e l’amica ritrovata, Ennio e i sorrisi di quattro nipoti. Così al Pascoli la stanza anti covid permette a ospiti e cari di stringersi di nuovo

LIVORNO. Una piccola strada in cemento, decorata ai lati con fiori colorati, conduce alla piattaforma dove è fissata la "stanza degli abbracci". Un gonfiabile grigio, all’interno del quale c’è una parete trasparente, che consente un minimo di contatto fisico, senza correre rischi. Siamo al Pascoli, sulla via di Montenero. Per quattro nonni ospiti della struttura è una mattinata importante, emozionante: dopo cinque mesi (in qualche caso anche di più) di restrizioni causa covid, possono finalmente rivedere da vicino, in qualche modo riabbracciare, le persone care. Un passo in avanti importante rispetto alle consuete, e molto complicate in alcune circostanze, videochiamate. Al taglio del nastro rosso sistemato all’ingresso del vialetto della Rsa, sono presenti Giacomo Bastianelli, capofila delle cooperative che gestiscono la residenza sanitaria comunale, Paola Carletti, responsabile dell’ufficio servizi per ridotta autonomia e non autosufficienza del municipio.

Arrivano i primi parenti - da ieri sono previsti quattro incontri per mattinata - che vengono sottoposti dal personale alle operazioni del protocollo: lasciare i dati per iscritto, mettersi i copri scarpe, disinfettarsi le mani e togliere eventuali anelli che potrebbero creare danni al divisorio nel momento di maggiore trasporto emozionale. Ci sono Marina Versari (sorella) e Stefano Ferrara (cugino) di Renato Versari, che nel frattempo è stato sistemato dagli accompagnatori dall’altra parte del muro virtuale. Una decina di minuti intensi. La parete è provvista di due fori dove poter infilare le braccia: come due grossi guanti che permettono l’abbraccio o lo stare mano nella mano. «Una cosa stupenda - dice Marina - speriamo che l’iniziativa vada avanti; e che presto si possa tornare agli abbracci normali. Anche se ritengo che sarà una strada lunga. Ed è giusto così perché il virus è molto pericoloso e l’attenzione va tenuta ai massimi livelli. Essere i primi, questa mattina, è una soddisfazione doppia». «Ci ha chiesto la schiacciata e gliel’abbiamo portata», racconta poi il cugino sorridendo: «Ama mangiare, ma deve stare attento».

Quando è il turno di Dina Da Prato il cielo si scurisce e sale il venticello. La donna, con immenso trasporto, viene a trovare l’amica Cesira Lischi. Una storia bellissima. «Cesira - racconta - l’ho conosciuta con l’assistenza domiciliare, sono entrata nella sua vicenda personale, nella sua casa, per dare una mano. Ho ricevuto grande soddisfazione, provando a consentirle una possibilità di riscatto. E insieme abbiamo ottenuto risultati importanti che hanno migliorato le sue condizioni di vita». La sua sosta nella stanza degli abbracci è davvero emozionante. Tra le due il rapporto è meraviglioso e l’anziana appare felicissima. «Un momento intimo - prosegue Dina, col nodo alla gola - L’ho vissuto non solo per Cesira, ma per tutti coloro che sono in quelle condizioni. Da sola non poteva farcela, l’hanno portata qui e il nostro rapporto è continuato. Lei è generosa d’animo, ti accoglie con affetto, ti dice belle parole. Questo incontro mi ha dato tanto, forse più a me che a lei. Ho il cuore pieno di gioia. Avrebbe bisogno di un intervento agli occhi, ma a quell’età è troppo complicato. Lei vede con l’anima e l’anima gli arriva».

Bastianelli nel frattempo coordina le visite dei parenti e verifica che tutto si svolga nel rispetto delle procedure anti covid. «Abbiamo organizzato tutto - dice - in modo che non ci fossero disguidi o disagi. Un gran lavoro da parte dello staff. Vediamo facce felici finalmente ed è molto emozionante anche per noi». «La programmazione - spiega - è settimanale e prevede 25 incontri a settimana, una grande mole di lavoro per i protocolli per la stanza d’abbracci e per le varie norme da seguire. Facendo modifiche e nuovi documenti per le sanificazioni, perché tutto si svolga in sicurezza. Andremo avanti e ci rimoduleremo anche in base alla richiesta». La terza persona a ricevere la prima visita dopo mesi di divieti è Anna Bertini e le pareti laterali del gonfiabile vengono abbassate, per creare maggiore intimità. Ennio Lazzerini, infine, accoglie i quattro nipoti con un sorriso meraviglioso. Forte l’abbraccio con i più giovani, Maicol e Cristina. La conversazione si fa fitta, col ragazzo che aggiorna lo zio sulle esperienze di lavoro, sulla macchina nuova. E gli mostra le foto dallo schermo del cellulare. «E il cane? Non l’avete portato?», chiede Ennio. «Zio, non è stato possibile, è vietato dal regolamento», rispondono i ragazzi. «Peccato non possa darvi un abbraccio vero. Ma la salute è la cosa più importante. Io sto bene, ho anche tre televisori. Qui sono tutti gentilissimi. Vi voglio bene». La grande bellezza.

--© RIPRODUZIONE RISERVATA