Contenuto riservato agli abbonati

Tragedia a Vicarello, muore di tumore due mesi dopo la figlia: «Ha combattuto con lo strazio nel cuore»

L'ex impiegato dell’Asl è scomparso a 84 anni, era appasionato di moto. Il nipote commosso: «Era il mio migliore amico»

LIVORNO. È morto due mesi dopo sua figlia. Ucciso da un tumore, come lei. «Nonno forse non ha mai accettato la sua scomparsa, anche se ha combattuto come un leone fino all’ultimo e non si è mai lasciato andare», dice il nipote, Sergio Mattolini. Lutto a Vicarello per la scomparsa di Giuliano Tridenti, 84 anni, ex impiegato amministrativo dell’ospedale di Livorno (lavorava all’economato) e da tempo in pensione. Aveva lavorato anche per la Provincia e alla Moto Fides.

Giuliano – come lo chiamavano tutti, anche se all’anagrafe il suo nome sarebbe stato Silvano – era nato a Pisa, per un periodo ha abitato a Stiava (nel comune di Massarosa) e da tantissimo tempo viveva a Vicarello, nel comune di Collesalvetti, dove lascia la moglie e una figlia. Si è spento, dopo la malattia, poco dopo l’una della notte fra giovedì e sabato scorso nella sua casa. Dal 23 dicembre scorso, a causa di un tumore al fegato, è stato ricoverato a più riprese all’ospedale di Cisanello. La prima degenza dieci giorni dopo la scomparsa della figlia Serena Tridenti, morta a 47 anni lo scorso 13 dicembre. «Ci ho passato la mia infanzia e la mia giovinezza – racconta il nipote Sergio – e lo definirei il mio migliore amico, oltre a un grande nonno. Ho tanti ricordi: quando ero piccolo mi portava in giro in bicicletta a Mortaiolo e in piscina dai suoi amici. Mi ha appassionato alla meccanica e alla carrozzeria. Che bei ricordi…».


Appassionato di Formula 1 e MotoGp, da giovane amava le due ruote e aveva una moto con cui andava in giro. «Gli piacevano Valentino Rossi e naturalmente le Ferrari – racconta il genero Massimo Mattolini, agente immobiliare di Capannoli, in provincia di Pisa – anche se, da esperto di corse, era anche molto critico quando c’era da criticare qualcosa. Ci capiva molto, era esperto sia di moto da strada, che di gare».

Dopo la morte della figlia Serena, «l’ho invecchiare in dieci giorni – ricorda il nipote Sergio – e lui non poteva accettare di essere vecchio, non voleva. Lo hanno detto anche i medici». Negli ultimi giorni, prima di morire, «aveva dato anche segni di ripresa, sembrava che potesse farcela», continua il nipote. Fra i vari ricoveri a Cisanello, infatti, a tratti sembra poter tornare a stare bene, poi purtroppo la situazione è precipitata nelle ore prima del decesso, quando è stato sedato. «L’ho visto la mattina prima – racconta Sergio Mattolini – poi è morto all’1.34 della notte fra giovedì e venerdì scorso. Mi mancherà moltissimo perché, oltre a essere mio nonno, per me era veramente il mio migliore amico».

È stato suo padre Massimo, agente immobiliare della Valdera, a dare agli amici la notizia della morte del suocero. Pubblicando una sua foto in bianco e nero: «Ciao Giuliano», il suo messaggio seguito da un cuore. In moltissimi, nei commenti al suo messaggio lasciato su Facebook, hanno espresso le proprie condoglianze per la scomparsa dell’ottantaquattrenne, conosciutissimo a Vicarello per la sua grande passione per auto e moto e a Livorno perché fino a una ventina di anni fa, dopo aver lavorato alla Moto Fides e alla Provincia di Livorno, era entrato nell’allora azienda sanitaria locale numero sei come dipendente dell’ufficio economato. Lì ha lavorato fino alla pensione, in viale Vittorio Alfieri, sempre stimato per la sua competenza professionale, la sua bontà e la sua gentilezza: «Mio nonno mi mancherà moltissimo – conclude il nipote Sergio Mattolini – perché era buono. Non solo un nonno per me, ma il mio migliore amico». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA