A 18 anni salva un surfista tuffandosi in mare in jeans e camicia: «Non riusciva a rientrare, così l'ho aiutato»

Il racconto della  giovane bagnina livornese: «Ho visto il mio amico sbracciarsi al largo, allora sono salita sul sup: l'ho raggiunto e rassicurato, poi insiem siamo tornati a riva»

LIVORNO. Quando dalla spiaggia lo ha visto in difficoltà, sbracciandosi sulla tavola da surf, non ci ha pensato un secondo di più. Nonostante il freddo, e il buio alle porte, si è tolta le scarpe e pur indossando solo jeans e camicia ha preso un sup dalla spiaggia dei Tre Ponti e lo ha raggiunto remando. «Stai bene, dai che torniamo a riva, con calma e ci arriviamo...», lo ha rassicurato. Lui, un surfista ventenne che ha scoperto perfino essere un suo amico, era in difficoltà: si era fatto male a una spalla, aveva rotto una cima della vela e non riusciva più a rientrare a causa del forte vento di scirocco. Era all’altezza dei bagni Pejani e continuava ad andare al largo, sempre di più. Senza possibilità di tornare verso i Tre Ponti, da dove era partito.

La sua salvatrice è una bagnina di 18 anni: si chiama Martina Lottini e negli ultimi due ha lavorato come guardaspiaggia alla dog beach “Single Fin” di Calambrone, sul litorale pisano. Studentessa del liceo Enriques, un passato come sportiva proprio di windsurf e di gare toscane sul sup e ora impegnata negli allenamenti Ocr (sono gare di corse a ostacoli ndr) ha una grande esperienza in mare e non a caso ha remato per oltre un’ora contro il vento e la corrente, fino a raggiungere al ritorno la secca dell’Accademia e a piedi, toccando sul fondo, entrambi dopo un’ora (dalle 16.45 alle 17.45 di venerdì scorso) sono tornati sul lungomare sani e salvi, con il sup e la tavola da surf intatte.


E pensare che tutto era iniziato con lei ai Tre Ponti, insieme ad alcuni amici, per guardare i ragazzi sulle tavole da surf che veleggiavano in mezzo al mare, come accade spesso nei pomeriggi livornesi: «Sarebbero partiti anche i miei amici – racconta Martina – ma io ero quella più idonea per andarlo a recuperare, da solo non credo che sarebbe riuscito a rientrare, visto per altro era pure sottovento».

Così, prima che chiunque avesse il tempo di avvertire la guardia costiera, è intervenuta lei: remando col sup che tanto conosce e di cui è appassionatissima, legata alla tavola da surf ha abilmente contrastato la corrente e il vento di scirocco, portando a termine l’operazione di salvataggio in un’oretta. Non di più ci è voluto: «Ovviamente mi sono bagnata parecchio – racconta – e la cosa più difficile è stata quella di andare col sup in mezzo al mare vestita con la camicia e i jeans. Non potevo fare altrimenti, non avevo certo il tempo di indossare una muta, che neanche avevo dietro. Altrimenti lo avrei fatto: sarebbe stato molto più facile, invece così, senza scarpe, è stato molto più difficile, per il freddo soprattutto».

Fuori, infatti, non c’erano più di dieci gradi a quell’ora. Per altro, con il buio che stava per arrivare, non deve essere stato facile remare serenamente (e velocemente) per ritornare indietro.

Ma lei lo ha fatto. Non c’era neanche il tempo per ragionare, quindi è entrata in mare con ciò che indossava e ha remato. Sempre di più, fino ad arrivare al largo, all’altezza dei bagni Pejani, dove c’era il suo amico che si sbracciava perché non riusciva più a tornare a terra: «Appena sono riuscita a raggiungerlo – prosegue – mi sono resa conto che stava faticando a rientrare perché aveva questo problema tecnico alla vela, nella fattispecie la cima spezzata e la spalla che gli faceva male. Non c’era modo di riparare la cima, quindi il vento di scirocco lo stava portando sempre più al largo. Contrastare la corrente non è stato facile, ma insieme ce l’abbiamo fatta. Siamo andati piano piano, cercando di sfruttare anche quel poco di corrente favorevole che poteva esserci, contro il vento che ci stava portando al largo».

Al ritorno sulla terraferma, alla spiaggia dell’Accademia, per lei è scattato un applauso. Gli stessi amici che l’avevano lasciata sulla spiaggia dei Tre ponti a guardare i surfisti, naturalmente l’hanno raggiunta a poca distanza per accoglierla all’arrivo, dopo circa un’ora. Poi i ringraziamenti del suo amico, senza la quale non sarebbe certo riuscito a rientrare così rapidamente: «Purtroppo non c’erano nemmeno altre persone vicino a lui a fare windsurf – conclude Martina – quindi da solo non sarebbe mai riuscito a rientrare. Sono contenta che le cose siano finite per il meglio». —

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