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Ragazza disabile umiliata alle Poste di Livorno: ora insegnerà a scuola che diverso è bello

La giovane con la fibrosi cistica “assunta” dal sindaco: «Partendo dai bambini si possono cambiare le cose»

LIVORNO. La ragazza disabile umiliata alle Poste “assunta” dal sindaco per fare lezioni ai bambini delle scuole elementari su discriminazioni, integrazione e il bello della diversità. È una storia di rivincita e speranza quella che ha come protagonista Anna Mannucci, 26 anni da compiere, affetta da fibrosi cistica – malattia invisibile quando subdola – praticamente dalla nascita. E costretta per questo a continue terapie, senza mai perdere sorriso e buon umore.

Tutto comincia il 18 dicembre dello scorso anno. Anna è alle Poste centrali di Livorno, in via Cairoli: deve inviare una raccomandata. Ma nel salone c’è fila, molta. Troppa per lei, visti i rischi che corre a causa della sua patologia in spazi affollati e con il pericolo coronavirus. Così quando dopo mezz’ora di attesa si rende conto di avere ancora cento numeri davanti, va allo sportello per spiegare all’impiegata che è malata: disabile al cento per cento anche se esteticamente nessuno lo direbbe. Vorrebbe mostrare il certificato che attesta la sua invalidità. «Ma invece di essere aiutata – racconta – sono stata umiliata».



Sì, perché la dipendente, quando se la trova davanti, quasi le ride in faccia come se avesse a che fare con la solita furbetta che vuole saltare la fila e aggirare le regole. La sua storia, grazie ai social, soprattutto Instagram, dove Anna racconta quasi quotidianamente la sua battaglia, diventa virale. Nonostante questo, dalle Poste non arriva nemmeno uno straccio di scuse.

Al contrario, il giorno successivo, il sindaco Luca Salvetti le telefona, facendole sentire la solidarietà di tutta la città. E le promette anche di incontrarla. Perché vuole capire. E magari chissà.

Così un paio di settimane fa dalla segreteria del sindaco parte una telefonata alla ventiseienne per fissare un appuntamento, un incontro informale nell’ufficio del Comune. Quello che è accaduto mercoledì pomeriggio lo racconta la stessa Anna.

«È stata una conversazione breve ma molto intensa – spiega – ho trovato una persona e un sindaco capace di ascoltare e capire. Nel parlare è venuto fuori che mi aspettavo una risposta dalle Poste, ma ero stata avvisata che sarebbe stato difficile. Per fortuna ho ricevuto tantissimi messaggi di affetto, anche dai dipendenti delle stesse Poste».

Come è nata l’idea di coinvolgere Anna in un progetto più ampio, lo spiega lo stesso Salvetti. «Mentre parlava della sua storia – dice – mi hanno colpito due aspetti: la forza di questa ragazza, ma anche il racconto di come quella brutta esperienza l’abbia cambiata. Tanto da nascondere in alcune circostanze la sua disabilità per paura che si ripetesse un’umiliazione simile. Ecco, questo non deve accadere. Allora ho pensato che la sua esperienza possa essere di aiuto a tanti che vivono nella disabilità. Ma anche a chi con la disabilità e la diversità, in generale, deve confrontarsi ogni giorno».

E la cosa migliore per cercare di cambiare le cose è partire dai bambini, gli adulti che domani dovranno essere migliori di noi: più attenti ai diritti da un lato, più aperti al diverso in generale.

«Il sindaco mi ha chiesto se mi poteva far piacere, quando ci sarà la possibilità, dunque al termine dell’emergenza sanitaria, andare nelle scuole, in mezzo ai bambini delle elementari a fare degli incontri per sensibilizzare, parlando della diversità e di come affrontarla. Ricordo che quando io ero alle elementari avevo due compagni che avevano il sostegno. Essere a contatto con loro mi ha aiutato ad approcciarmi con le diversità. Anche la mia. Purtroppo – è la riflessione – la società, oggi, è ancora poco pronta ad accettare e riconoscere la disabilità. Perché per quanto si cerchi di rendere tutto omogeneo la diversità deve essere riconosciuta, ma senza vergogna. Ecco cercherò di trasmettere questo ai bambini. L’esperienza alle Poste mi ha segnata. Adesso prima di mostrare la mia disabilità per avere dei vantaggi ci penso anche più di prima. Ma è un errore che mi ha fatto notare anche il sindaco. Una sera, dopo quello che era successo, mi sono trovata alla Coop. Mi è preso un brutto attacco di tosse, ho avuto l’istinto di chiedere di saltare la fila perché volevo uscire, togliermi la mascherina e prendere aria. Invece non l’ho fatto. Mi sono detta: “Anna resisti, Anna resisti”. Alla fine ho resistito ma ho capito di non aver fatto la cosa giusta».

Alla fine dell’incontro un siparietto che è riuscito a stemperare l’emozione. «Il sindaco – racconta Anna – a tutti gli ospiti che invita in Comune, dona alcuni francobolli che ricordano i cento anni dalla nascita di Modigliani. Quando me li ha consegnati ci è scappato da ridere perché si tratta di un omaggio delle Poste....». —

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