Disabile al 100% sparito all'ospedale di Livorno: «Nessuna notizia, era come disperso»

Dal ricovero, per tre giorni, la moglie non ha saputo nulla: «Informazioni solo dopo la lettera al Tirreno». L’Asl si scusa

Per tre giorni, dall’ospedale, non ha mai ricevuto notizie di suo marito. Se non qualche informazione frammentaria «che sono riuscita a ottenere al telefono mercoledcì 3 febbraio dagli infermieri e da un medico che mi ha detto che ha contratto un’infezione, ma solo dopo che avevo parlato col Tirreno».

Un’ambulanza - nella notte fra il 31 gennaio e il primo febbraio - lo aveva accompagnato al pronto soccorso per quello che sembrava un attacco epilettico. Non banale per lui che da quasi sei anni è «costretto su un letto dopo essere stato travolto da un’auto sul viale Italia», dice la moglie Maria Grazia Nencioni.

Paolo Pagni, proprio oggi, giovedì 4, compie 71 anni. Ma li festeggerà, per così dire, nel reparto di Medicina. Lontano dalla sua famiglia che per tre giorni lo ha creduto «disperso fra i padiglioni di viale Alfieri», visto che nessuno prima di ieri ha mai fornito loro notizie sulle sue condizioni di salute e su dove fosse in degenza. «Sono riuscita a parlare con un medico solo dopo tre giorni, oggi (ieri per chi legge ndr) - racconta Nencioni - e mi ha detto che si trovava al decimo padiglione, al pronto soccorso Covid, in attesa del ricovero, perché mancano i posti letto».

In verità, come verificato dal Tirreno, l’uomo è stato ricoverato poco dopo il suo arrivo in ospedale, prima in appoggio a Ortopedia, poi a Medicina. «Capisco la pandemia e il fatto che io non possa andare a visitarlo, ma non è così che deve funzionare un ospedale. Mio marito non può stare fermo per troppo tempo, perché poi il suo corpo si riempie di piaghe. Al telefono per giorni mi hanno risposto solo gli infermieri ogni tanto. Uno di loro a un certo punto si è lamentato dicendo che "come lui c’erano 30 pazienti". Da sei anni mi prendo cura di mio marito nel migliore dei modi e ora, se non posso farlo, voglio che gli altri per lui facciano lo stesso».

L’incidente destò molto scalpore a Livorno. Era il 29 maggio 2015 quando di fronte all’Accademia una Mercedes travolse l’uomo e la moglie sulle strisce: «Da quel giorno non può parlare, è immobile - racconta la moglie - mentre io mi sono rotta l’osso del collo, ma poi mi sono ripresa. Da quel momento l’automobilista non si è mai più interessato a noi. Ma ora mi interessa sapere come sta mio marito. Devono accudirlo nel migliore dei modi, per altro quando attorno a lui vede persone sconosciute smette di collaborare...».

Mercoledì la donna ha scritto una lettera al presidente della Regione, Eugenio Giani, all’assessore alla sanità Simone Bezzini e alla direttrice generale dell’Asl Maria Letizia Casani. «Nel comprendere le difficoltà del personale- ha scritto - mi chiedo come sia possibile e in base a quale legge una persona nelle condizioni di mio marito possa essere ricoverata senza accompagnatori. Non riesco neppure volendo a farvi capire la mia preoccupazione e la mia angoscia nel saperlo da solo, in un letto fuori dal contesto familiare, magari con esami dolorosi da fare, senza poter parlare, senza una persona conosciuta che lo conforti. I medici e gli infermieri, malgrado la buona volontà, non credo che possano capire le sue necessità».

La lettera si conclude con la richiesta di poter «accompagnare e assistere mio marito in caso di ricovero».

«L’autorizzazione - conclude Nencioni - sarebbe già necessaria, in quanto mio marito è tuttora ricoverato e non sono riuscita ad avere informazioni dettagliate sul decorso. Spero vorrete valutare la mia richiesta e darmi una risposta».L’Asl, contattata dal Tirreno, si è scusata per l’accaduto, facendo mettere subito in contatto il personale ospedaliero con la signora.

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