Livorno, Spinelli "scende in campo": Favilla, la fideiussione, Pejani, gli errori e le accuse alla città

L'intervista all’ex presidente che interviene su tanti temi: dall'imprenditore milanese interessato al club a Diamanti, dai terreni di Fauglia a Navarra

Aldo Spinelli non si smentisce: venticinque minuti al telefono parlando del futuro del Livorno, tra delusioni, «incazzature» e un po’ di nostalgia. «Questo Favilla – dice – mi sembra l’unica speranza». Poi ammette alcuni errori: la cessione di Diamanti e la fiducia riposta in Rosettano Navarra che in estate ha preso il suo posto di presidente. Snocciola cifre, percentuali e promette una cosa: «Aiuterò la società perché non voglio che i ventuno anni del mio lavoro vadano in fumo. E questo nonostante le critiche e quella croce col mio nome messa allo stadio. Come? Metterò la metà dei soldi per la fideiussione e sono pronto a comprare Fauglia per mezzo milione di euro dando ossigeno alle casse della società».

Presidente, partiamo dalla trattativa per l’ingresso di questo petroliere in società. Cosa ne pensa?


«Bisogna lavorare con l’acqua del mulino che ognuno ha. I nuovi soci avevano un milione e mezzo di euro e l’hanno messo, ora non ne hanno più. Io non posso più rimanere nel Livorno perché la mia famiglia me lo ha detto chiaramente. Quindi...»

Dicono che lei conosca Favilla e sia il garante dell’affare

«No guardi. Mettiamo le cose in chiaro. Favilla l’ha portato il signor Giorgio Heller dicendo che è una persona facoltosa. Gli ho detto di portarlo dal sindaco e così ha fatto. Questo è successo perché Navarra ha lasciato i ragazzi in braghe di tela. Ora spero che Favilla prenda il 34% della Sicrea e diventi proprietario e presidente, così la finiamo. Da quello che so si è preso un paio di giorni per decidere. Nel frattempo il consiglio d’amministrazione e il presidente del collegio sindacale stanno cercando tramite il Banco del Monte di Lucca e la Vittoria assicurazione di fare una fideiussione da 400/500 mila euro per pagare gli stipendi di novembre e dicembre così siamo a posto».

Lei stavolta quanto ci mette?

«Ho il 10% di quote ma metto il 50% della fideiussione per amore del Livorno»

Con Favilla ci ha parlato?

«Sì, mi ha fatto una bella impressione, una persona seria. Mi ha raccontato di essere stato nel Manchester City, non è uno sprovveduto. Ma ripeto: non lo conoscevo, lo ha portato Heller».

Visto com’è messo il Livorno c’è da fidarsi?

«Non mi sono preso la briga di guardare i bilanci di Favilla. Gli ho detto di andare a Livorno e guardare i conti della società».

E poi?

«Che da qui alla fine dell’anno potrebbe incassare un paio di milioni: 460 mila euro dalla Lega, altri 400 mila per la vendita di Bogdan. E come ho detto sono disposto a comprare Fauglia per 500 mila euro. In più 150 mila euro li mettono i vecchi soci. Poi ci sono gli sponsor. E la Lega di serie B da quello che so aumenterà il contributo per le squadre retrocesse per via dei mancati incassi dovuti alla pandemia».

Dunque il problema oggi è la fideiussione?

«Esatto. Navarra tra le sue quote e quelle di Ferretti arriva al 38%: dovrebbe fare qualcosa visto i disastri che ha combinato prima di scappare».

Ce l’ha con Navarra perché ha detto che lei ha messo i soldi della fideiussione per salvare suo figlio da eventuali grane in caso di fallimento della società?

«No. Chieda a qualsiasi commercialista: se una società fallisce ne risponde il presidente. Ce l’ho con Navarra perché ha dato via i nostri migliori giocatori gratis o per due lire. È lui che ha firmato le cessioni di Gasbarro e Gonnelli. Eppure la rosa dei giovani del Livorno ha un valore enorme. Se non davano via tutti i giocatori eravamo primi in classifica. Chi ha fatto i danni è scappato. Quando uno assume la presidenza sa che ci sono degli obblighi, invece Navarra ci ha fatto prendere solo cinque punti di penalizzazione».

Ma possibile che non si riesca a trovare un imprenditore che dia una tranquillità economica e riaccenda l’entusiasmo?

«In giro mica ci sono miliardari disposti a investire».

E allora?

«Intanto speriamo che questo Favilla entri in società».

E poi?

«A me sembra impossibile che il sindaco non trovi quattro o cinque imprenditori livornesi capaci di guidare il Livorno».

Durante la sua presidenza non mi pare che abbiano fatto a gara per entrare in società. L’unico pseudo imprenditore a farsi avanti è stato Mirco Pejani.

«Pejani ha messo ottanta mila euro e glieli abbiamo ridati. Comunque a Livorno famiglie con le palanche ci sono: Neri, Fremura, D’Alesio. Evidentemente a differenza di quello che dicono i tifosi nel calcio non ci si guadagna».

Ce l’ha con la città?

«Dico solo che ci hanno costretti ad andare via ».

Qualche errore lo ha fatto però?

«È vero. Personalmente mi sono allontanato perché continuavano a spararci addosso».

Scegliere Breda e lasciare andare via Diamanti non è stata una bella scelta?

«È stata il mio peggiore errore. Ma Breda non lo voleva perché era ingombrante. Di fronte a un allenatore che dice così mi sono lasciato convincere. E ho sbagliato. Eppure Diamanti era il mio pupillo: lo abbiamo comprato a 400 mila euro grazie a Fabio Galante e rivenduto a sei milioni».

Senta, visto com’è andata finire ci spiega perché ha venduto persone che non si sono rivelate all’altezza soprattutto economicamente?

«Ho venduto perché c’era la garanzia di BancaCerea».

Tornasse indietro lo rifarebbe?

«È Navarra che ha sballato tutto. Mi disse: “Ci penso io”. Ma con il 21% ha fatto fuori tutti. Sennò non lo avrei permesso. Ha sperperato tutto quello che c’era di buono»

Intanto Pisa sogna con magnate russo...

«Credo che per portarlo si sia mosso il sindaco. Ripeto: nel calcio i soldi non si fanno. Io in vent’anni ho messo 61 milioni: andate a guardare i conti. E poi mi mettono le croci in mezzo al campo...». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA