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Fatturati in frenata a Livorno già prima del Covid: affari in crescita per Laviosa e Palumbo. I nomi e le cifre

L’analisi dei conti delle società più importanti: dopo le big Unicoop, Solvay e Ineos si confermano le livornesi Bunkeroil e Del Corona. In fondo all'articolo la "classifica" completa delle aziende di Livorno e provincia

LIVORNO. L’effetto del Covid sui fatturati e sugli utili delle aziende livornesi lo scopriremo nei prossimi mesi quando saranno chiusi e approvati i bilanci del 2020.C’è un dossier tuttavia, focalizzato sulle città medie del Bel Paese, che prospetta un quadro particolarmente critico: ne ha parlato il Tirreno un mese fa, a firmarlo è stato il Cerved, équipe di informazioni economiche e rating nata sotto il tetto di grossi fondi d’investimento come Clessidra e Bain Capital e ora in mano a Cvc Capital Partners, società indipendente di private equity. Dice che Livorno sarà fra le 8-10 città in cui il contraccolpo della pandemia si sentirà in modo più forte. I ricercatori di Cerved indicano un calo dei fatturati pari al 19,6%, il che ci porrebbe fra le dieci situazioni più gravi a livello nazionale.

Già i conti del 2019 tuttavia non disegnavano un quadro entusiasmante. E qui entriamo nei numeri che forniamo in queste pagine. Cifre un po’ datate, certo, soprattutto dopo un anno tragico, anche dal punto di vista economico, come quello appena concluso, che ha picchiato duro sulla maggior parte dei settori clou dell’economia livornese: turismo, petrolio, traffici marittimi e conseguentemente logistica, mercato dell’auto e dunque automotive.

Ma che restano particolarmente interessanti, perché sono gli ultimi che disegnano nel complesso la salute della nostra economia prima dell’epidemia.Dal report aziende di Consodata, la data company di Italiaonline che ha i portali web Libero/Virgilio e conta su un archivione di oltre 14 milioni di anagrafica di imprese, salta agli occhi che in provincia di Livorno sono state 249 le società che hanno avuto un fatturato 2019 sopra i 5 milioni di euro (erano 236 l’anno prima).

L’ammontare complessivo del fatturato delle aziende oltre i 20 milioni di euro è in calo: l’ultimo dato parla di 4,64 miliardi di euro per 55 società, dodici mesi prima (nel 2018) era di 4,72 miliardi.La situazione, chiaramente, è a macchia di leopardo: in dieci casi, tra le società con fatturato sopra i 20 milioni di euro l’incremento del giro di affari ha superato (o sfiorato) i dieci punti percentuali: Laviosa Chimica Mineraria, Scapigliato, Scotti & Co., Iss Palumbo, Cuccuini, Martnerneri, Ornellaia Masseto, Paterni, Cdc, Jsw.Nella geografia della provincia Livorno ha un peso specifico maggiore rispetto a quello della sua popolazione: 137 aziende su 249 sopra i 5 milioni di euro hanno sede nel capoluogo, 16 a Collesalvetti, 17 a Rosignano, 14 a Cecina, 12 a Castagneto, 3 a Bibbona. Resta il fatto che il podio rimane saldo in mano a tre aziende di Piombino e Rosignano (ma pesa la scelta di colossi internazionali come Solvay e Ineos o anche della Magna nelle posizioni successive) di contabilizzare nelle sedi locali i bilanci (a differenza ad esempio di quanto fa Eni).

La prima livornese per giro d’affari resta la Bunkeroil (bunkeraggio e distribuzione di combustibili per la marina) presieduta (e posseduta al 90%) da Alessandro Penco (l’altro 10% è in testa al figlio Marco), quasi 231 milioni di fatturato e 3 di utile.Subito dopo si conferma la Del Corona & Scardigli, una tra le più antiche case di spedizioni italiane, presieduta da Luigi Fabio Del Corona, sede sugli Scali D’Azeglio, due amministratori delegati Umberto Del Corona e Fulvio D’Angelo, 189 milioni di fatturato e 5,2 di utili. Sul fronte degli utili, dopo Solvay, la società che ha fatto meglio tra le prime 20 per fatturato è la Giorgio Gori (13,2 milioni nel 2019), di proprietà Dhl Holding. A seguire Palumbo (3,14) e Cuccuini (3,08).

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