Oltre 700 interventi e 350 protesi: il virus non ha fermato l’Ortopedia livornese: "Ci siamo organizzati" 

Il primario Augusti: «La nostra sanità non è rimasta inerme interventi al San Camillo e villa Tirrena per garantire il servizio»

LIVORNO. Nell’anno del Covid, nonostante il Covid, i medici del reparto di Ortopedia hanno installato 348 nuove protesi di anche e ginocchi e hanno eseguito altri 700 interventi di chirurgia programmata del piede e della mano. Oltre alle urgenze.

Il dato racconta una cosa: la sanità livornese ha cercato comunque di andare avanti (e c’è in buona parte riuscita), sebbene la limitazione degli accessi in ospedale, la destinazione ai contagiati di quasi la metà dei posti letto disponibili in viale Alfieri, la concentrazione sull’emergenza di tanta parte del personale, abbiano forzatamente ridotto le attività ospedaliere. È la fotografia di «una sanità che non è inerme, che cerca risposte e soluzioni per i cittadini», dice il primario Antonio Augusti.


PROTESI E INTERVENTI MINORI IN TRASFERTA

«Noi avevamo un problema già prima del Covid: 10 specialistiche che ruotano sul blocco operatorio, 2000 interventi ortopedici in attesa, una lista di 495 persone che attendevano una protesi – racconta Augusti -. Abbiamo fatto una proposta, quella di spostare gli interventi in due cliniche esterne, il San Camillo di Forte dei Marmi e villa Tirrena a Livorno. L’azienda e la Regione ci hanno creduto e ci hanno sostenuto. Il risultato è che l’attività, nonostante i problemi legati al Covid, è andata avanti. La lista di attesa per le protesi è rimasta di quasi 500 pazienti, perché quando dai una risposta aumenta la richiesta. Ma questo – riflette Augusti – è anche il bello della sanità: quando un reparto è in grado di dare date sicure, professionalità, e ambienti ideali per gli interventi e le degenze la richiesta cresce».

LE CURE NON SI FERMANO

Augusti ha voluto raccontare i numeri e lo sforzo del suo reparto per lanciare un messaggio ai cittadini livornesi: «Come i vaccini danno una speranza sulla fine dell’epidemia, bisogna dare una speranza anche dal punto di vista dell’assistenza. Ebbene, la speranza sta nelle risposte che diamo ai nostri pazienti. I numeri degli interventi parla chiaro: in ospedale non avremmo potuto farli e abbiamo trovato una soluzione esterna che garantisce un servizio fondamentale. Quest’attività in trasferta sarà allargata ad altre specialistiche, la dermatologia, la chirurgia, la ginecologia. È chiaro – continua Augusti – che operare fuori 4 giorni a settimana significa non essere in ospedale. A villa Tirrena e al San Camillo andiamo in tre, dunque è stato fondamentale l’aiuto dell’Asl che ci ha dato due ortopedici in più, così come fondamentale è l’organizzazione che ci siamo dati con Giuseppe Lioci che si occupa delle case di cura, Massimo Valesini che sta qui e Leonardo Donati che gira anche in provincia».

IN OSPEDALE SOLO ACUTI

Augusti ci tiene a rimarcare un aspetto: «Le equipe mediche che operano nelle cliniche sono quelle dell’ospedale. L’attività chirurgica esterna che noi avevamo già iniziato in epoca pre-Covid e che adesso è cresciuta rispecchia di fatto la divisione naturale tra chirurgia d’urgenza e per acuti e quella di elezione. Chiaramente l’ospedale resta insostituibile per la chirurgica più elevata, che ha bisogno della Rianimazione, ma la programmata può e deve essere fatta fuori».

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