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Alluvione a Livorno, Soriani in aula rivive la notte della tragedia: «L’allerta, le chiamate al sindaco e il buio»

Luca Soriani, l’addetto della Protezione civile in servizio la notte dell’alluvione

L’addetto della Protezione civile in servizio tra il 9 e il 10 settembre 2017 per oltre cinque ore davanti al giudice

LIVORNO. Cinque ore e mezzo per rivivere (e raccontare di nuovo) la notte dell’alluvione, il giorno più tragico della storia recente di Livorno. Partendo dalla ristrutturazione della Protezione civile di un mese prima. Dell’allerta che da gialla passa ad arancione. Le comunicazioni col centro di monitoraggio della Regione, le chiamate, il mancato invio dell’allerta telefonica ai cittadini in pericolo, diversi «non ricordo». E il viaggio tra le 3 e le 4 del mattino dentro una città sott’acqua. Fino all’esondazione del Rio Maggiore e del Rio Ardenza.

Luca Soriani, l’addetto della Protezione civile in servizio tra il 9 e il 10 settembre 2017, parla davanti al giudice Marco Sacquegna durante l’incidente probatorio chiesto dagli avvocati dell’ex sindaco Filippo Nogarin e l’allora comandante della polizia municipale Riccardo Pucciarelli responsabile dall’agosto precedente anche di quella struttura.Entrambi, presenti ieri in aula, sono indagati con l’accusa di omicidio colposo plurimo in cooperazione per la morte delle otto persone inghiottite dall’onda di acqua e fango: Gianfranco Tampucci, Roberto Vetusti, Martina Bechini, Raimondo Frattali, Glenda Garzelli, Simone, Filippo e Roberto Ramacciotti .


Da quello che è stato possibile ricostruire – l’udienza era a porte chiuse perché si tratta ancora della fase preliminare – le domande a Soriani da parte degli avvocati difensori degli indagati, delle parti civili e dei pubblici ministeri, si sono concentrate su tre aspetti: la struttura della Protezione civile quella notte, i suoi tentativi di mettersi n contatto con le figure apicali del Comune e la scelta di non lanciare l’allerta telefonica per avvisare la cittadinanza delle possibili conseguenze.

«Soriani – spiega uno degli avvocati – ha ribadito in larghissima parte quello che aveva raccontato durante i due interrogatori ai quali era stata sottoposto dopo la tragedia». A cominciare dalla ricostruzione di quella giornata infinita. A partire dalle 15 di sabato quando Pucciarelli, sulla base delle previsioni del Lamma, convoca per le 7 del giorno successivo in Centro di coordinamento. Da quel momento in poi ci sono due contatti tra Soriani, il sindaco e il responsabile della struttura. Con il primo un messaggio alle 21.22 in cui Nogarin, tramite WhatsApp, avvisa Soriani di allagamenti in via Del Corona. Alle 21.45 dai tabulati telefonici risulta una chiamata dal cellulare della Protezione civile a quello del dirigente che però il primo non ricorda di aver effettuato.

Da quel momento in avanti c’è un buco di sette ore. Per arrivare alle 4.56 quando lo stesso Soriani ripete di aver chiamato il sindaco senza ricevere risposta. C’è stato poi un passaggio chiave che dovrebbe chiarire chi avrebbe dovuto lanciare l’allerta telefonica ai residenti inseriti nella lista delle persone a rischio. Soriani ha raccontato che fino al mese precedente, quando alla guida della Protezione civile c’era Leonardo Gonnelli, era il dirigente a parlare con il sindaco oppure decidendo autonomamente a lanciare l’allerta telefonica. Cosa che quella notte nessuno fece.

Vero è che gli stessi esperti che hanno firmato la consulenza depositato in tribunale hanno raccontato che si è trattato di un «evento eccezionale che potrà accadere di nuovo tra duemila anni». Eppure – e questo è il cardine dell’accusa – quegli stessi esperti descrivono il comportamento di Nogarin e Pucciarelli come omissivo». Poiché «il coordinamento delle procedure di Protezione civile finalizzate alla tutela della popolazione è mancato nella quasi totalità, a partire dalle posizioni apicali». E aggiungono come «un corretto coordinamento avrebbe permesso l’attivazione del Centro Operativo di Coordinamento fin dal giorno precedente dando seguito all’allerta arancione emanata alle 13 circa dalla Regione con validità dalla mezzanotte alle 23,59 del 10 settembre» avrebbe potuto limitare «l’avvenimento di decessi». —

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