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Anziano dimesso nudo, il primario ricostruisce la vicenda: «Il problema è nato nel passaggio all’ambulanza»

Il primario del Pronto soccorso di Livorno, Alessio Bertini e l’anziano seminudo sull’ambulanza della Svs

Bertini, direttore del pronto soccorso, chiarisce l’episodio dell’anziano dimesso seminudo. «L’infermiere era convinto che ci avrebbero pensato i volontari» 

Alessio Bertini, primario del Pronto soccorso: ha chiarito come è stato possibile che un uomo di 85 anni sia stato dimesso dal suo reparto soltanto con un pannolone e una pettorina dell’ospedale indosso in una delle giornate più fredde dell’anno?

«Sì, insieme al caposala abbiamo ricostruito l’episodio con tutti i dettagli. L’infermiere che ha effettuato le dimissioni ci ha spiegato i fatti. Poi ho parlato anche con la figlia del paziente».


Che cosa è successo esattamente?

«C’è stato un maldestro calo di attenzione».

Ripartiamo dall’inizio: perché quell’uomo era seminudo?

«In certe occasioni i pazienti vengono spogliati perché non abbiano panni sporchi e per poter procedere con gli accertamenti diagnostici necessari. L’anziano non era nudo: aveva un camicino ospedaliero e un pannolone. Giovedì 14 era arrivato nel primo pomeriggio con un sospetto di emorragia digestiva per sangue nelle feci. Per fortuna non è stata rilevata alcuna emorragia in corso ed è stato sottoposto ad altri esami, poi trattenuto in osservazione e curato. La mattina dopo, venerdì 15, ha ripetuto gli esami, poi è stata decisa una gastroscopia di urgenza che gli è stata eseguita nel primo pomeriggio. Successivamente si è deciso di procedere alle dimissioni, come comunicato alla figlia che, via telefono, è rimasta aggiornata costantemente della situazione».

A quel punto che cosa è accaduto?

«La figlia ha preferito che fosse un’ambulanza ad accompagnarlo a casa e così è stato».

E lì è nato il problema...

«È mancato il passaggio corretto dalla nostra barella, dove l’uomo era coperto con un lenzuolino e una coperta, alla seggiolina che avrebbe dovuto trasportarlo all’ambulanza».



Dunque l’uomo è stato fatto scendere dalla barella quando era ancora all’interno del pronto soccorso, ha lasciato le coperte ed è stato fatto sedere nudo sulla sedia a rotelle che l’ha portato all’ambulanza?

«Sì, il passaggio avviene all’interno. Gli è stato messo addosso il giacchetto, ma nessuno ha pensato a rivestirlo».

Non potevate lasciargli lenzuola e coperte visto che sotto era seminudo?

«Le coperte e le lenzuola che noi diamo ai nostri pazienti hanno un chip e non possono uscire dal pronto soccorso: una volta che il malato va via, noi le mandiamo a lavare e tornano al reparto proprio grazie a quel chip. Insomma, non possiamo distribuirle in giro per l’ospedale né lasciarle a chi è stato dimesso».

E nel caso in cui un paziente necessiti di una coperta per uscire?

«È previsto che tutte le strutture abbiano loro dispositivi, comprese le ambulanze, che hanno coperte o teli termici».

Dunque sta dicendo che doveva essere l’ambulanza a fornire eventualmente una coperta al paziente al momento delle dimissioni?

«Sto dicendo che noi abbiamo difettato perché non possiamo mandar via una persona in quel modo. E ha difettato anche chi doveva traghettarlo».



Nel caso specifico però i vestiti dell’uomo erano in un sacco. Erano sporchi o inutilizzabili?

«I vestiti non erano danneggiati. Bastava che qualcuno lo rivestisse».

A chi spettava?

«È un lavoro che in genere viene fatto insieme dall’equipaggio dell’ambulanza e dai nostri Oss al momento del passaggio di consegna».

E invece l’infermiere l’ha salutato così, seminudo, e i volontari l’hanno lasciato in quello stato?

«C’è stata una mancanza di attenzione, non solo nostra».

L’infermiere che cosa le ha detto?

«Era dispiaciuto. Ha detto di essere convinto che i volontari avrebbero provveduto a sistemare quel paziente. Nessuno gli ha detto di non avere coperte da mettergli addosso, per questo non ha pensato che fosse lui a doverlo vestire».

È ancora convinto che si tratti di un’eccezione o c’è un problema organizzativo?

«Non è un problema di sistema, ma di individui: né chi l’ha mandato via, né chi l’ha caricato si è posto la questione. Il materiale in uso nel reparto deve restare qui e i mezzi di soccorso hanno il loro. Perché quell’ambulanza ne fosse sprovvista non lo so, mi spiace, ma il problema non è stato fatto presente, altrimenti avremmo trovato una soluzione. Vedo che i nostri Oss sono sempre molto premurosi a invitare i pazienti a coprirsi se c’è da andare a fare una lastra o a spostarsi. In questo caso l’attenzione costante del personale non c’è stata».

Alla figlia dell’anziano che cosa ha detto?

«Le ho rinnovato le scuse che avevo già fatto attraverso il giornale. A lei e alla cittadinanza, perché questi sono fatti che colpiscono i cittadini».

La storia finisce qui o saranno presi provvedimenti?

«Per quanto mi riguarda finisce qui: non sono preoccupato né che si tratti di un deficit del sistema né che ci sia stata malafede. Dal punto di vista dell’assistenza generale e del percorso di cura non è mancato nulla. Certamente c’è stata una maldestra disattenzione che non deve ricapitare».

In questi giorni il pronto soccorso è forse più carico di lavoro rispetto al solito…

«Sono giornate pesanti ma, come ha visto, non ho affrontato questo argomento poiché non deve sembrare una scusa. In quei cinque minuti siamo mancati e non va bene». —

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