Palestra apre contro il decreto, multati anche cinque clienti: «Non pensavamo di rischiare...»

I carabinieri mentre portano via un cliente senegalese senza documenti per essere identificato in caserma (foto Dario Marzi)

Livorno, gli abbonati della GimFive avevano ricevuto le mail con l’invito a tornare ad allenarsi: «La società ci mette la faccia, ma non credevamo che dovessimo pagare anche noi»

LIVORNO. Sono arrabbiati e hanno poca voglia di parlare. Ed è comprensibile. Perché nella mattinata del 18 gennaio, mentre si stavano allenando all’interno della palestra, sono entrati anche poliziotti e carabinieri. E per loro è scattata la stessa sanzione prevista per la società: 400 euro, 280 se pagati subito. Cinque persone – due livornesi e tre giovani senegalesi – hanno ricevuto la multa per aver infranto il decreto anti-coronavirus facendo attività fisica alla GimFive di San Marco, la struttura che ha deciso di rimanere aperta sfidando il Governo Conte, in violazione delle ultime disposizione.

Polizia e carabinieri nella palestra GimFive: nuova multa a Livorno



Quattro di loro, al Tirreno, dichiarano la stessa cosa: «Abbiamo ricevuto la mail della palestra in cui c’era scritto che potevamo tornare a fare fitness in sicurezza. Ci mettono la faccia, ma pensavamo che le forze dell’ordine multassero solo loro, non noi». In realtà il decreto parla chiaro e prevede multe anche per i clienti. Per questo sono stati sanzionati. Nessuno di loro vuole dire come si chiama: «Preferiamo di no». Tutti hanno la ricevuta del verbale in mano. L’hanno appena firmata: «Il messaggio di posta elettronica che abbiamo ricevuto – dice il primo a uscire, un quarantenne livornese – a dir la verità non era molto chiara. La palestra diceva che ci avrebbe messo la faccia, rischiando l’apertura. Non pensavo che rischiassi anche io andando ad allenarmi. In fondo ho solo usufruito di un servizio, se stanno aperti è un problema loro».

Poche parole dal secondo abbonato, un giovane livornese. Sta uscendo proprio insieme al compagno di multa: «Stavo facendo gli attrezzi sulla panca – afferma – quando sono entrate le forze dell’ordine. Rispettavamo tutti le distanze di sicurezza, indossando naturalmente le mascherine».

In coda per le sanzioni, al bancone interno, anche tre giovani senegalesi. Uno di loro, con una pattuglia del Nucleo operativo e radiomobile dei carabinieri, è stato anche accompagnato nella caserma di viale Fabbricotti perché era senza documenti di identità.



Mentre due suoi amici, entrambi ventiquattrenni, sono stati convocati in questura due ore dopo il controllo, per formalizzare la sanzione. Sono tristi, arrabbiati perché non pensavano di dover pagare anche loro: «Non me l’aspettavo – dice di uno dei due – perché avevo ricevuto la mail dell’apertura e non credevo certo di rischiare la sanzione». «Abbiamo trovato aperto e siamo venuti, dato che siamo abbonati», dice l’altro. Entrambi, a piedi, vanno via quando poliziotti e militari abbandonano via Mario Magnozzi, con la palestra che però resta aperta, proseguendo nella sfida contro il Governo.

Ai clienti multati, il personal trainer in quel momento al lavoro, su disposizione della catena emiliana ha prospettato la possibilità di avvalersi di un avvocato della società, che si occuperà in maniera gratuita dei ricorsi al giudice di pace: «Noi e loro siamo nel giusto – puntualizza ancora il responsabile comunicazione della GimFive, Federico Milieni – ma ognuno risponde per se stesso, quindi le loro sanziono non le pagheremo. Faremo però in modo di difenderli gratuitamente con il nostro ufficio legale».