Anziano dimesso nudo, la figlia: «Era col pannolone e senza scarpe, mi ripeteva “ho freddo”»

Livorno, la signora ripercorre la scena vissuta quando l’ambulanza è arrivata sotto casa sua: «Babbo mi ha implorato di dargli una coperta»

LIVORNO. «Quando si è aperto il portellone dell’ambulanza, babbo tremava. “Ho freddo, ho tanto freddo”, mi diceva. E poi mi implorava di coprirlo con un cappotto, una coperta. Non mi dimentico quella voce: “Tappami”, mi ripeteva. Io non credevo ai miei occhi: non era possibile che l’avessero mandato a casa così».

La figlia dell’anziano dimesso venerdì pomeriggio dal pronto soccorso praticamente nudo, ripercorre gli attimi drammatici vissuti sul marciapiede all’arrivo del padre dall’ospedale.


«Babbo non aveva neanche le mutande - precisa la signora -, ma il pannolone. E addosso una pettorina leggera di quelle che mettono ai pazienti in ospedale durante gli esami e che coprono solo la parte anteriore del corpo. Nemmeno le scarpe gli hanno fatto infilare, è uscito con i calzini. Le ho ritrovate in un sacco».

La figlia ha temuto che il padre potesse crepare: «Con la tramontana di questi giorni e le temperature vicine allo zero babbo poteva prendersi una polmonite e morire. È cardiopatico, soffre di una serie di patologie, ha rischiato di restarci secco. La cosa che ancora non capisco è perché non gli abbiano messo qualcosa addosso: i vestiti erano nel sacco, anche le scarpe, la giacca, la sciarpa mentre il cappello era nella tasca della giacca. Se qualcosa era sporco avrebbero potuto chiamarmi: il mio numero ce l’avevano, sarei corsa in ospedale».

Dopo aver portato in casa il padre e averlo fatto scaldare la signora ha chiamato il pronto soccorso: «Mi hanno passato l’infermiera che aveva eseguito la dimissione - racconta -. Mi ha risposto in malo modo, dicendomi che se babbo era così, un motivo ci sarà stato. Io le ho ricordato che poteva essere suo padre, dicendole che dovevano chiamarmi. Poi le ho chiesto il nome, ma non perché voglia puntare il dito contro qualcuno, solo perché penso che una cosa del genere non debba più accadere. È per questo che ho denunciato pubblicamente questa situazione».

Ieri alla signora è arrivata una telefonata di scuse. «Mi ha chiamato il responsabile dell’associazione di volontariato che ha trasportato mio babbo in ambulanza. Mi ha detto che suoi ragazzi avrebbero dovuto fare meglio. Mi ha fatto piacere. Dall’ospedale invece non si è fatto vivo nessuno (ma, come scriviamo qui sotto, il primario Bertini ha annunciato una chiamata alla signora dopo aver accertato i fatti nei dettagli, ndr). Voglio specificare che babbo mi ha detto che in pronto soccorso sono stati comunque molto gentili ed è stato trattato bene. Purtroppo però il modo in cui è stato dimesso ha rovinato tutto». 



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