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Anziano dimesso nudo, le scuse del primario del pronto soccorso: «Mi dispiace, se c’è da sanzionare lo faremo»

Livorno, Alessio Bertini convocherà il personale in servizio venerdì quando l'uomo è stato dimesso senza i suoi vestiti e scalzo: «Poi chiamerò i familiari». In fondo all'articolo la testimonianza della figlia dell'aziano

LIVORNO. «Mi dispiace». Alessio Bertini, primario del Pronto soccorso, usa due parole, semplici semplici ma così rare, per commentare l’episodio dell’anziano dimesso venerdì dall’ospedale praticamente nudo, in dosso soltanto un pannolone e una pettorina sanitaria, neanche le scarpe.

«Le ultime due settimane sono state particolarmente difficili in termini di barelle e di attese. Lo avete raccontato anche sul giornale, il numero di malati in arrivo è cresciuto molto e questo ha creato difficoltà nei ricoveri - dice Bertini -, tuttavia questo non giustifica certe disattenzioni e neanche certe risposte che sarebbero state date alla figlia dell’uomo. Queste cose non possono accadere».


Il direttore del Pronto soccorso conferma quanto avevamo scritto ieri: saranno svolti accertamenti interni per capire esattamente che cosa è accaduto. «Se c’è stato un comportamento sanzionabile, procederemo», garantisce.

Poi aggiunge: «Mi piacerebbe chiamare i familiari del nostro paziente e scusarmi di persona, ma voglio anche poter spiegare loro che cosa esattamente è accaduto, fornendo una ricostruzione precisa di ogni passaggio».

Stamani Bertini prenderà in mano la cartella dell’85enne.

«Venerdì 15 gennaio abbiamo dimesso 120 persone: finora non ho gli elementi per dare una valutazione, la foto tuttavia parla chiaro. Da quello che ho capito, la parte clinica e sanitaria è stata svolta correttamente, ma è mancata l’attenzione alla persona e ai bisogni anche più banali. Se è così l’attenzione deve essere incentrata su come è stata gestita la dimissione: voglio capire se i vestiti c’erano, se erano utilizzabili, perché talvolta i pazienti si sporcano, con vomito o in altro modo. Questo tuttavia, ripeto, non significa che una persona venga fatta uscire in quel modo. Ho bisogno di capire e ricostruire le cose con chi era in servizio, lo farò domani mattina (lunedì, ndr). Magari l’operatore responsabile quel giorno aveva salvato la vita ad altre 10 persone, non lo so, lo verificheremo, ma ciò non toglie la gravità del fatto. Alla figlia del paziente giustamente questo non interessa».

Secondo il primario l’episodio rappresenta un’eccezione, qualcosa di mai successo prima al pronto soccorso livornese. «Queste cose non succedono - garantisce -. Mi stupisce la risposta che sarebbe stata data alla figlia e cioè che il paziente sarebbe stato fatto uscire così come è stato trovato: un rimedio andava trovato anche se non c’erano coperte disponibili. È un altro degli aspetti che dovranno essere chiariti». 



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