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«Tornassi indietro ruberei come una dannata»: ecco le intercettazioni della “signora prelievo”

Collesalvetti: l'ex dipendente comunale accusata di peculato durante l’interrogatorio ha raccontato di essere stata ricattata da uno spacciatore, ma la sua versione non convince  

COLLESALVETTI. È l’11 giugno dello scorso anno. L'ex economa del Comune di Collesalvetti, indagata con l’accusa di peculato aggravato per essersi intascata 659mila euro di soldi pubblici in nove anni, è in auto con Franco Ferrini, l’uomo che secondo gli inquirenti avrebbe comprato con quel denaro droga per sé e per l’amica negli ultimi anni. Nell’abitacolo i militari del nucleo di polizia giudiziaria della Procura di Livorno hanno piazzato da tempo delle microspie: ascoltano e trascrivono tutte le conversazioni.

Secondo il giudice per le indagini preliminari Mario Profeta, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare per Ferrini e altre cinque persone, il dialogo che segue «è indicativo dell’atteggiamento della donna».


L’ex dipendente, Francesca Gagliardi, si sfoga rivolgendosi all’amico spiegandogli di «aver sbagliato tutto nella vita, tutto». Ferrini sembra compatirla: «E ti fanno passare uguale da delinquente», dice. A questo punto Gagliardi ripensa al passato, alle occasioni perdute: «Tornassi indietro – ripete – ruberei come una dannata. E mi farei un gruzzoletto, ho sbagliato tutto». Poco dopo l’ex economa ipotizza una possibile strategia su come avrebbe potuto fare più soldi sfruttando il ruolo pubblico che rivestiva: «Sì, sì vuoi la gara (vincere l’appalto ndr) vuoi l’appalto? Sì, sì tieni, ma paga, paga però».

Al rapporto sospetto tra Gagliardi e Ferrini che ha aperto una nuova luce nell’inchiesta iniziata per gli ammanchi nella casse dell’amministrazione, gli investigatori sono arrivati poche settimane dopo la denuncia dell’ex sindaco di Collesalvetti. È dai tabulati telefonici della donna che i militari hanno scoperto una fitta corrispondenza telefonica tra i due: in un solo trimestre hanno contato 343 sms e 102 telefonate della Gagliardi verso Ferrini e 163 messaggi e 81 chiamate dell’uomo all’indagata.

I finanzieri – come scrive il giudice – hanno anche ricostruito la rete di spacciatori che l’uomo usava per procurarsi le dosi di eroina. I due «erano soliti scambiarsi sms e poi incontrarsi, quando l’uomo aveva già prenotato lo stupefacente che doveva essere, a quel punto, solo ritirato, diviso e consumato». Ferrini, effettuava quindi telefonate o inviava gli sms a uno dei tre spacciatori stranieri dai quali si riforniva che puntualmente procuravano lo stupefacente poi destinato alla Gagliardi e talvolta consumato insieme.

Ma c’è un ulteriore elemento – secondo il giudice – che dà la misura del sistema Gagliardi. Infatti la donna negli otto mesi successivi al licenziamento dal Comune, avvenuto nell’ottobre del 2019, ha continuato ad acquistare droga e dunque ad avere una certa disponibilità economica inspiegabile se non con il denaro sottratto in passato dalle case pubbliche.

Un quadro che nonostante il giudice abbia respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata dal pubblico ministero fa emergere «un livello di gravità indiziaria elevatissima in termini di quasi certezza di una pronuncia di condanna nei confronti di Gagliardi».

Il giudice, inoltre, smonta anche la tesi difensiva della donna che in una lettera e poi nell’interrogatorio ha raccontato che i soldi sottratti erano serviti a difendersi dal ricatto di uno spacciatore che l’aveva minacciata di spifferare la sua tossicodipendenza rapendo anche il suo cane.

«Di questa persona – si legge – non ha fornito la minima indicazione concreta e idonea a identificarla e per questo appare remota e lontana dalla realtà». Anzi, questa tesi – prosegue – «non rileva in sé solo il dato dell’assurdità del timore di conseguenze cui sarebbe stato esposto il cane della Gagliardi o il timore di essere denigrata sul posto di lavoro a seguito delle rivelazioni da parte dell’ignoto estorsore delle condotte illecite tenute dalla donna. Intanto – è la riflessione – non si comprende come l’ignoto estorsore ne fosse a conoscenza. In secondo luogo di tali argomenti la Gagliardi non è emerso nulla nel corso delle intercettazioni che abbia mai temuto. Anzi, il linguaggio che utilizzava, come i riferimenti all’esistenza di conti all’estero evocati per sbeffeggiare chi stava ascoltando (o che temeva stesse ascoltando), non depongono per una personalità debole e vittima di altrui soverchianti condotte illecite».



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