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Soldi spariti al Comune di Collesalvetti, l'accusa: ecco il sistema dell'ex economa per truccare i conti

L’ingresso del Comune di Collesalvetti e Francesca Gagliardi, 45 anni, ex economa del Comune di Collesalvetti, licenziata nell’ottobre del 2019 e indagata per peculato

L’ex dipendente accusata di peculato, arrestato il complice: gli ammanchi iniziati nel 2009, la denuncia solo nel 2019. I retroscena dell'inchiesta. In fondo all'articolo le intercettazioni della donna

COLLESALVETTI. Il sistema per mettersi in tasca i soldi pubblici nelle casse del Comune di Collesalvetti cambiava ogni anno: duplicazioni dei pagamenti delle spese postali, distruzione della documentazione di un’intera annualità come nel 2011, bollette prive di giustificazione, alterazione delle spese sostenute. E in generale aumentando la cifra dei versamenti effettuati tenendo per sé la differenza. Ma l’obiettivo era sempre lo stesso: pagarsi i vizi, soprattutto droga e scommesse, con l’aiuto di un complice, ora finito agli arresti domiciliari con l’accusa di riciclaggio e spaccio. E arrivando – secondo gli inquirenti – a intascarsi 659mila euro in nove anni, di cui meno della metà spariti nel nulla.

Per realizzare il suo piano, Francesca Gagliardi, 45 anni, livornese di nascita e ora residente a Pisa, dipendente del Comune di Collesalvetti dal 1998 indagata per peculato aggravato, non ha perso mai tempo. Anche quando era in malattia si presentava ugualmente in banca a prelevare e quando restava a casa controllava da remoto i movimenti della ragioneria del Comune di cui aveva le password.


Ma per ricostruire una storia che ha aperto scenari inquietanti che viaggiano tra Livorno e Pisa è necessario tornare all’estate del 2009 quando la quarantacinquenne viene nominata economa dell’amministrazione colligiana, ruolo che le permette di avere le chiavi d’accesso alla cassaforte pubblica, fatta di spese, contanti e conti correnti. Da quel momento in poi la quarantacinquenne, licenziata un anno e mezzo fa quando parte dell’indagine era già emersa sul Tirreno, avrebbe iniziato a intascare denaro pubblico in contanti, prelevandolo direttamente dal conto del Comune aperto alla filiale Mps di Colle: cinquemila euro nei primi mesi del 2009, poi via via sempre di più. Proseguendo senza sosta e alzando il tiro: 18mila nel 2010, 67mila nel 2012, 93mila ll’anno successivo, 50mila nel 2014, 71mila nel 2015, 104mila nel 2016, 131mila nel 2017 e 117mila nel 2018.

Come? Costruendo una contabilità parallela. E sfruttando un sistema di controllo evidentemente inefficace all’interno dell’amministrazione che pochi mesi prima dell’esplosione dell’inchiesta aveva addirittura proposto una valutazione positiva all’interno dell’organismo di controllo. Tanto che solo dopo che la ragioniera, siamo nell’agosto del 2018, si era assentata dal lavoro per una lunga malattia, erano venute fuori le prime magagne.

Oggi, a distanza di quasi due anni dalla denuncia dell’ex sindaco Lorenzo Bacci e della segretaria comunale Rosaria Di Biasi (oggi giudice della Corte dei Conti), emergono particolari inquietanti dall’indagine condotta dalla sezione di polizia giudiziaria della finanza guidata dal luogotenente Claudio Vallati e coordinata dal pubblico ministero Massimo Mannucci.

Parte di quei soldi versati dai contribuenti – si parla di circa 380mila euro – sono stati infatti spesi in droga, eroina per sé e per il complice, ma anche cocaina, e sperperati in scommesse on line attraverso carte prepagate. Di altri trecentomila, invece nemmeno gli investigatori hanno saputo dare una spiegazione. «Non sappiamo che fine abbiamo fatto», confidano i dopo aver spulciato conti, proprietà e movimenti bancari.

Perché anche le giustificazioni della donna: «Sono stata vittime di un ricatto da parte di uno spacciatore che voleva raccontare della mia tossicodipendenza» ha raccontato ai finanzieri aggiungendo che il suo cane sarebbe stato anche rapito, almeno per ora non ha trovato conferme.

Nel frattempo, però, la Procura si era già mossa cercando di limitare i danni e sequestrando le poche migliaia di euro trovare sul suo conto, il Tfr, la casa di proprietà dell’ex economa, un quarto dell’immobile intestato alla madre.

Sono state poi le intercettazioni telefoniche a far emergere una rete di spaccio che non si è fermata nemmeno durante il lockdown della primavera scorsa e che all’alba dell’altro giorno ha portato al blitz della finanza. Dodici le persone indagate. A cominciare da Franco Ferrini, 59 anni, originario di Massa ma residente a Pisa, finito agli arresti domiciliari con l’accusa di riciclaggio per aver comprato la droga per l’amica con i soldi provenienti dal Comune.

Per altri cinque il giudice per le indagini preliminari ha disposto una misura cautelare: due in carcere e tre obblighi di dimora. I sei sarebbero coinvolti nello spaccio di stupefacenti nel pisano usando anche i figli minori come paravento per spostarsi durante l’emergenza sanitaria.



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