Palloncini in cielo per l'addio a Solange, morto a 68 anni: "Ciao Paolo, eri unico" - Video

Un momento del funerale e nel riquadro a destra Solange, morto a 68 anni (foto Michele Silvestri)

Vicarello: in cento dentro e fuori la chiesa di San Jacopo per il funerale dell'artista. L'amico Pietro Fornaciari: "Eri una bellissima persona"

VICARELLO. "Oggi è una bellissima giornata di sole e se Paolo fosse stato ancora vivo mi avrebbe chiesto di accompagnarlo in giro per i borghi toscani. Uomini come lui ne nascono uno ogni mille anni. Per lui lanceremo in cielo questi palloncini".

A parlare è Davide Dell'Omodarme, uno dei migliori amici di Solange (all'anagrafe Paolo Bucinelli), l'artista livornese trovato morto giovedì 7 gennaio a 68 anni nella sua casa di Mortaiolo, nel comune di Collesalvetti. Un centinaio di persone, alle 15 di sabato 16 gennaio, si sono radunate dentro e fuori la chiesa di San Jacopo Apostolo, a Vicarello, per il funerale del personaggio televisivo celebrato da don Antonio e curato dall'impresa funebre Vittorio Rocchi.

Palloncini in cielo per l'ultimo saluto a Solange, morto a 68 anni

L'ultimo saluto a Solange è stato rimandato per giorni prima a causa dell'autopsia disposta dalla procura (che ha chiarito le cause naturali del decesso) poi in attesa della nomina, da parte del tribunale, di un curatore dell'eredità giacente, individuato nella sua commercialista, Tiziana Stefania De Quattro. Al termine della cerimonia Dell'Omodarme ha lanciato una decina palloncini, con su scritti i messaggi di cordoglio di alcuni amici di Paolo Bucinelli, come Dario Ballantini e Ringo.

In chiesa c'era anche il suo grande amico Pietro Fornaciari, l'attore livornese lanciato nel '97 da Paolo Virzì in Ovosodo, dove era Nedo. "Solange era una bellissima persona - così lo ricorda - e nel grande dispiacere per la sua scomparsa sono contento che ci siano così tante persone che soffrono per lui. Dieci giorni prima dovevamo andare a vedere insieme un film a Pisa, "Pinocchio" di Roberto Begnini, ma poi a causa di un contemporaneo impegno non sono potuto andare. Mi ha detto: "Paolo ti voglio bene, non cambiare mai". Era unico...".

Nell'omelia, don Antonio lo ha ricordato, pur ammettendo di non conoscerlo benissimo: "Ho conosciuto poco Paolo Solange - ha detto il sacerdote - ma quando l’ho visto ci siamo scambiati qualche parola e ho notato in lui una sete di ricerca e approfondimento. Quella è la via giusta: lasciare la porta del cuore aperta. Un segno di intelligenza. Abbiamo sempre qualcosa da imparare e c’è bisogno di fidarsi di qualcuno. Poi dal fidarsi inizia la fede. Il Signore lo accolga in dolcezza e lo ricompensi, soprattutto di ogni gesto di amore sincero e disinteressato".

"La morte di Paolo crea un'assenza - prosegue don Antonio - e le nostre parole hanno un certo peso. Per fortuna però c’è la parola di Dio, che ha la forza della vita e dell’amore. Considerando un tesoro geloso la sua somiglianza con Dio, Gesù sposa la nostra carne umana e addirittura si fa crocifiggere. È una parola che dona la vita. Nel Vangelo, dalle parole stesse Gesù: "Io sono venuto perché chi crede in me non muoia e abbia la vita eterna”. Ci vuole però fede, perché possiamo pensarci e approfondire, ma se manca la fede manca lo strumento chiave che ci guida. Anche noi, nella nostra società, purtroppo sui grandi temi (soprattutto sul tema della morte) siamo un po’ sviati dal pensarci. È una società che cerca di esorcizzare la morte, di tenerla lontana dalla testa delle persone. A volte esorcizziamo con i grandi movimenti, tipo la movida o qualcosa del genere, che ci distolgono da questo. Eppure la morte fa parte della nostra esistenza. Non possiamo toglierla, anche perché se riflettiamo su questa parte di noi stessi, intanto iniziamo a essere completi e faremmo le nostre scelte,tenendo conto del giorno in cui lasceremo la nostra parte temporale. Faremmo le scelte in maniera differente, in un cammino verso la perfezione".