La protesta dei tavoli apparecchiati nei ristoranti vuoti di Livorno: «Dovete ascoltarci»

Un flash mob serale rispettando le norme anti-contagio «per mostrare che queste assurde regole ci strangolano»

livorno. «Dovrebbero dimostrarci scientificamente come sta in piedi l’idea che i clienti se vengono a pranzo non rischiano il contagio e invece se nello stesso ristorante vengono a cena invece sono in pericolo». A dirlo sono gli esponenti di Ristoratori Toscana, Fabio Sanna (Cantina Senese) come rappresentante livornese e Simone Giannerini come punto di riferimento a livello regionale. Segnalano che anche a Livorno il flash mob ha raccolto un buon numero di adesioni.

Una serie di locali anche nella nostra zona ha rialzato la saracinesca ieri sera ma all’interno non c’era nessuno: anzi, solo i titolari e i dipendenti non in cassa integrazione. Dunque, non una vera riapertura bensì un flash mob di protesta. Nel rispetto delle regole ma per dire che quelle regole hanno effetti paradossali e sbagliati: niente apertura al pubblico ma la presenza di titolari e dipendenti non in cassa integrazione.


«Vogliamo alzare la voce e farci ascoltare, al tempo stesso l’abbiamo fatto – dice Sanna – in modo ineccepibile: dicendo che abbiamo ben presente le esigenze di salute, però non si può continuare ad andare avanti con provvedimenti che mettono in ginocchio una intera categoria». Gli organizzatori di questa protesta dicono di comprendere le difficoltà di altri colleghi che hanno messo in pista a livello nazionale l’idea di una riapertura-sfida a costo di trasgredire le norme: ma ritengono che la lotta si possa condurre meglio mostrando rispetto delle regole anti-contagio («ma anche una decisa piattaforma di richieste»).

Sanna, ad esempio, punta il dito contro l’ingranaggio per decidere le riaperture, sottolinea che si tratta di buon senso solo apparente: aver ancorato i “colori” e la severità delle misure restrittive a una serie di parametri finisce per impedire qualsiasi programmazione. «Ma lavoriamo con materia prime – afferma –che non sono come una lamiera che la puoi tener lì e non succede nulla, la lavorerai la settimana prossima. Ci ritroviamo con il rischio di fare riferimento di alimenti e poi esser costretti a buttar via tutto perché in quel periodo dobbiamo restar chiusi. L’alternanza di aperture e chiusure un po’ così come càpita non è possibile nel nostro settore».

Occhi puntati anche sugli indennizzi: «La gente mostra di aver capito la nostra linea d’azione», dice Pasquale Naccari, portavoce di Tutela Nazionale Imprese e presidente del gruppo Ristoratori Toscana: «Abbiamo dimostrato di accettare le chiusure ma chiediamo di esser messi in condizione di sostenere i costi fissi: insomma, di tenere in piedi le nostre imprese. Anche in altri Paesi la nostra categoria ha gli stessi problemi ma può contare su aiuti che li reggono». Riprende Sanna: «A noi riconoscono il 3,3% mensile del fatturato dell’anno precedente: non basta assolutamente a far fronte agli affitti, ai conguagli, agli oneri per i dipendenti».

Ma i promotori della protesta mettono l’accento anche su un altro aspetto: quello degli operatori che aveva appena iniziato l’attività. Risultato: «Sono nella fase più difficile, hanno messo in gioco i loro risparmi per lanciare il locale, tutto sembra una montagna da scalare a mani nude. Ora cosa succede? Non solo sono senza clienti, non hanno accesso nemmeno ai sostegni governativi perché non c’è un parametro di riferimento». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA