Mancano letti per i pazienti non-Covid, il pronto soccorso di Livorno diventa un imbuto

Un paziente in barella al pronto soccorso di Livorno

Livorno: mezzo ospedale è dedicato ai contagiati e Medicina fatica ad accogliere nuovi ricoveri, attese di ore per avere un posto

LIVORNO. L’ospedale è sotto pressione. I pazienti arrivano al pronto soccorso, vengono visitati, ma quelli che necessitano di un ricovero si trovano davanti un imbuto, perché mancano i posti letto per le degenze non Covid.
È uno degli effetti provocati dalla pandemia: tre reparti interi oggi sono dedicati ai contagiati e quei letti sono stati tolti ad altre patologie. I numeri raccontano meglio di ogni parola la situazione: ieri pomeriggio, alle 17, dieci persone attendevano di essere ricoverate in Medicina. Uno di questi, secondo quanto confermato dall’Asl, aspettava in barella da oltre 24 ore.

«Abbiamo trovato otto posti, dunque otto pazienti saranno sistemati a breve», faceva sapere in seguito il direttore dell’ospedale Luca Carneglia. «Cinque andranno al 2° padiglione, tre a Nefrologia». Per gli altri due l’attesa invece è continuata e visto che le dimissioni dai reparti avvengono generalmente nel pomeriggio, la permanenza in pronto soccorso potrebbe essersi protratta a lungo.

Un quadro ancora peggiore si era registrato nei giorni precedenti: lunedì i pazienti in attesa di un ricovero erano arrivati a 22, martedì erano 15 (anche in questo caso i dati sono stati forniti dall’azienda sanitaria).La maggior parte dei pazienti che si sono presentati in questi giorni al pronto soccorso di via Gramsci sono anziani con patologie come scompenso cardiaco, infezioni varie e polmoniti normali. Persone che, come dicevamo, necessitavano di un ricovero in Medicina. Il problema è che proprio la Medicina è stato il reparto smantellato e poi ricostituito qua e là per far posto al Covid: come noto quasi tutto il 2° padiglione è stato dedicato ai contagiati, oltre al 9° padiglione che invece in tempi normali ospita Malattie Infettive.

Questo, già dalla prima ondata, ha comportato una riorganizzazione completa dell’ospedale che poi è stata riproposta a partire da ottobre. Dunque i malati del 9° sono ospitati all’11°, sede di Nefrologia, che a sua volta è stata ridotta. Mentre i malati di Medicina sono stati sparsi tra il 2° terreno e il 6° padiglione piano secondo, che è stato svuotato dalle degenzie di Chirurgia.

Ma i posti non bastano: da poco, per ovviare al problema, anche il 5° padiglione pian terreno è diventato una dependance della Medicina.La situazione è problematica anche a livello di gestione dei pazienti: immaginate medici e infermieri della Medicina che hanno pazienti seminati su tre edifici differenti (e addirittura su quattro se ci mettiamo anche la Nefrologia), oltretutto in padiglioni che si trovano lontani l’uno dall’altro.

Eppure potrebbe andare peggio: 1) perché per adesso manca la pressione dell’influenza stagionale, che generalmente in questo periodo picchia duro e crea i problemi più importanti di tutto l’anno al pronto soccorso e alla Medicina, e che si spera meno violenta del solito per l’alta vaccinazione e per le misure anti-Covid; 2) perché rimangono una ventina di posti Covid e se i contagi saliranno ancora, anche il 2° terzo potrebbe tornare ai positivi ed essere sottratto alla Medicina. —

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