Tanti auguri Cenacolo: il gruppo di livornesi che amano vino, arte e ironia compie cinquant'anni

Pittori, musicisti, professionisti: dal 1971 una villetta della Valle Benedetta ospita incontri di spessore ma il covid ha impedito di festeggiare l’anniversario

LIVORNO. Il cenacolo della Valle Benedetta compie cinquant’anni ma non può festeggiarli in maniera adeguata. Lo storico “consesso” infatti mosse i primi passi nel 1971, grazie alla lungimiranza di Piero Monteverde, che mise a disposizione la sua villetta (sita sulla sinistra rispetto alla chiesa di San Giovanni Gualberto, e tutt’oggi rimasta tale e quale) per gli incontri domenicali tra i variopinti personaggi. E nel corso dei tempi, da quelle stanze, sono passati nomi eccellenti quali Voltolino Fontani, Bruno Miniati, Renato Natali, Giovanni March, sindaci, vescovi, ammiragli, e anche molti illustri sconosciuti: perché l’ingrediente più importante è l’amicizia, la via non è preclusa per nessuno.

Le riunioni sono andate avanti fino al 23 febbraio dell’ “annus horribilis" 2020, e dopo, causa pandemia (e lockdown), si sono interrotte in attesa di riprendere in tempi migliori. Due domeniche al mese, rispettando gli usi e i costumi dettati dai padri fondatori: si mangia (di gusto, rigorosamente dopo la preghiera del cenacolista), si beve (vino a volontà), poi si discute d’attualità sotto l’occhio vigile del gran maestro di cerimonie, che annuncia i vari interventi con suono d’un campanaccio. Chiunque può partecipare, a patto che «lasci i problemi personali in fondo alla salita». Regola ferrea: non è consentito parlare di politica. Per il resto, l’attuale patron Umberto Monteverde (figlio di Piero), concede massima ospitalità e piena libertà a chi che desidera segnare il proprio nome su un elenco leggendario.

«Se ci sei stato bene – ti dice Umberto al momento del commiato – devi fare soltanto una cosa, ritornare». E per i nuovi arrivati l’investitura avviene attraverso la consegna del libro scritto da Luciano Bonetti e dallo stesso Monteverde “Il cenacolo della Valle Benedetta” (una vera e propria enciclopedia dedicata), sul quale i presenti appongono le firme di rito. L’arte labronica, ovviamente, la fa da padrona, ed i suoi interpreti migliori sono spesso stati convinti “cenacolisti”. Oggi i più assidui frequentatori della Valle sono in prevalenza pittori (Venturini, Chiesi, Calvetti, Bianco, Purromuto, Madiai, Rapezzi, Molinari, Cristiano per fare qualche esempio), scultori (Filippi), musicisti (Genovesi, Salvadori), fotografi (Rocco), cronisti, scrittori, medici, insieme a loro all’avvocato Pino Conti, Stefano Caprina, e il celebre collezionista ed esperto d’arte Carlo Pepi. E qui ci fermiamo perché la lista sarebbe bella lunga. Come detto soltanto il Covid ha avuto la forza di stoppare una meravigliosa tradizione. Allora il Cenacolo si è adeguato alla modernità: gli assidui hanno creato un gruppo whatsapp specifico, sul quale proseguire in qualche modo a dialogare, progettare, discutere, e perché no, pure bonariamente litigare. Come sovente succede intorno ai tavoli. Ogni mattina Francesco Genovesi, il profeta, lancia un vocale col buongiorno, alla stregua di un muezzin. Al quale i più rispondono con benauguranti saluti. Poi circolano le vignette del Capras, e i dipinti notturni di Filippo Purromuto. E molto altro, ovviamente condito da una polemica ironia.

«La chat – dice Monteverde – - ha un grandissimo valore perché permette di tenere in contatto tanti cani sciolti, persone molto diverse tra loro, che altrimenti si sarebbero certamente perdute nell’oblio, avendo gli interessi assolutamente disparati. Il bello del cenacolo è che si rinnova di continuo, ma lo spirito rimane lo stesso. Sono certo che quando termineranno i contagi e potremo ritornare finalmente alle riunioni in presenza, scopriremo con piacere che nulla sarà cambiato: un piatto di pasta al sugo, qualche altra portata, si raccontano due cavolate, insomma si trascorreranno le solite due ore senza pensieri. Come sempre in tutti questi anni. Un miracolo che si ripete nel tempo senza che venga fatto nulla di specifico».

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