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Titolare di una pizzeria restituisce i soldi della solidarietà del Comune: «Vi spiego il mio gesto»

Livorno, la decisione che spiazza lo stesso sindaco: la restituzione dei soldi al Comune che legittimamente aveva ottenuto per sé e per sua moglie

Da un giorno all’altro - come tutti i ristoratori italiani - a marzo si è ritrovato a casa. Senza la possibilità di poter uscire e lavorare. «Avevo aperto la pizzeria da meno di un anno, ero smarrito, e il sindaco mi ha convinto a chiedere il contributo di solidarietà del Comune. Avevo bisogno di mangiare». La richiesta va a buon fine: viene accettata. Riceve anche la mail di conferma. Ma poi - quando il governo dà l’ok per riaprire le attività alimentari per l’asporto e le consegne a domicilio - rinuncia: «I clienti arriveranno, intanto mi aiuteranno genitori e suoceri. Se il mio vicino non ha soldi e non può mangiare è un problema. La situazione si incancrenisce e le disuguaglianze aumentano a dismisura».

È una storia di grande generosità quella di cui è protagonista Carlo Casali, titolare insieme alla moglie Antonella Ragazzi della pizzeria Cappiello, nell’omonima piazza del quartiere di Ardenza, a Livorno. L’imprenditore ha inaugurato la sua attività nell’aprile del 2019 e nel pieno delle spese da ripagare (il prestito per l’investimento su tutti) il mondo è stato fermato dalla pandemia. Con il coronavirus che lo ha messo in estrema difficoltà, nonostante per qualche mese lo stop ai mutui abbia garantito un minimo di ossigeno per i piccoli commercianti come lui. Da qui - come centinaia di livornesi - ha deciso di chiedere il bonus di solidarietà alimentare, dato che la sua pizzeria aveva subìto un calo degli ordini senza precedenti, perché senza precedenti è anche il Covid-19.

Ma una volta riaperto per l’asporto ecco la decisione che spiazza tutti. In primis il sindaco Luca Salvetti (che lo conosce e gli aveva consigliato di tentare la strada del bonus) e l’assessora al bilancio Viola Ferroni: il grande gesto di generosità. Non da tutti. La restituzione dei soldi al Comune, ben 400 euro, che legittimamente partecipando al bando pubblico aveva ottenuto per sé e per sua moglie. Normalità che diventa qualcosa di straordinario nel momento in cui la guardia di finanza, a Livorno, indagando fianco a fianco con l’amministrazione mette nel mirino 60 persone che avrebbero percepito il bonus indebitamente: pure due bancari ben pagati che ora rischiano di versare il triplo di multa.

«Un bel gesto? No, un gesto normale - sottolinea Casali - perché appena ho potuto riaprire ho notato la voglia dei clienti nel voler mangiare la nostra pizza. Noi prepariamo i nostri prodotti con ingredienti locali come il pomodoro di Donoratico e i sottoli di Bibbona. Materie prime toscane e livornesi che gli avventori apprezzano molto. Vedendoli tornare numerosi anche durante la pandemia mi hanno convinto che questa era la scelta giusta. Non c’era bisogno del contributo di solidarietà alimentare perché grazie a loro, ai miei genitori e ai suoceri seppur fra mille problemi e ristrettezze economiche potevo farcela. Lo so che al giorno d’oggi siamo circondati da persone che si approfittano di tutto, anche in maniera becera. Ma la mentalità non dev’essere al presente, ma al futuro - è il pensiero del ristoratore livornese - perché se un domani chi ti sta accanto non riuscirà più a mangiare, diventerà un problema di una gravità inaudita e la situazione potrebbe ben presto degenerare a dismisura, peggio di come è adesso. Nel mio piccolo ho cercato di limitare le disuguaglianze, visto che senza quei 400 euro potevo comunque andare avanti».

E ce la sta facendo, seppur circondato fra le comprensibili difficoltà, visto che la pizzeria Cappiello avanza «a mezzo servizio, dato che come tutti i locali nei giorni di "zona gialla" dobbiamo chiudere alle 18, quindi dopo non si può più consumare all’interno, e in caso di misure più restrittive lavoriamo solo per l’asporto». «L’estate scorsa - prosegue Casali - ho recuperato un po’ per fortuna, visto che i clienti che ci apprezzano sono tornati numerosi. Piazza Cappielo è bella, d’estate è fresca e chi viene è felice. È stata una stagione in crescita rispetto a quella del 2019, che per me era la prima dopo l’apertura, quindi mi rendo conto di non fare particolare testo da questo punto di vista. Sono contento della risposta della città: io la pizza la cucino come la mangerei io, non per venderla. Sono animato dalla passione e sarà sempre così».

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