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Addio a Simonetta Starnini, col cuore nel buio della mente

Simonetta Starnini con il marito e i tre figli

Aveva 65 anni. Psichiatra come il marito, una grande passione per il mare. I colleghi di lavoro ne ricordano l’atteggiamento positivo e la carica umana 

LIVORNO. Nessuno di noi potrà mai sapere quanto dolore, quanta sofferenza, quanti abissi abbia incontrato lei nella sua carriera di psichiatra. Non lo sapremo perché Simonetta Starnini aveva il coraggio e la grinta per affrontarli con lo stesso carattere con cui andava incontro al mare aperto: del resto, non era forse una grande appassionata di mare e di vele? Una passione condivisa con il marito Antonio Ciapparelli, anche lui psichiatra. “Alba blu” era il nome della barca con cui facevano non solo tante uscite in mare ma anche parecchie regate.

Il suo cuore generoso si è fermato poco dopo aver compiuto 65 anni: stroncato all’improvviso dall’aggravarsi della sua malattia. Lunedì 11 gennaio nel pomeriggio l’ultimo abbraccio nella chiesa di San Jacopo: l’antica pieve agostiniana non ce l’ha fatta ad accogliere tutta la folla che voleva salutarla e tanti sono stati costretti a restar fuori. Don Francesco Fiordaliso, cappellano delle Sughere (e origini scout come uno dei figli di Starnini), ha invitato a imparare «proprio da Simonetta l’arte dell’invisibile» perché – è stato sottolineato dal sacerdote nell’omelia – è «l’invisibile dell’amore che qui sconfiggerà il visibile della fine».


Basta ricordare il nome del padre di lei, Giorgio Starnini, per rievocare una figura che ha fatto la storia dell’industria nel nostro territorio come dirigente d’azienda (direttore dello stabilimento Spica ma anche numero uno dell’operatività della Spil e al vertice del Csp-Bic) e per ripescarne dall’album degli amarcord gli anni al timone della Lega navale o del Circolo nautico Castiglioncello: ecco che rispunta anche qui l’attaccamento al mare da parte della sua famiglia.

Sia il marito che il padre vengono ambedue dalla tradizione rotariana: ma mentre loro sono del Rotary Livorno, lei ha avuto responsabilità di rilievo come la presidenza del club rotariano labronico intitolato a Mascagni una dozzina di anni fa o la cura di iniziative di particolare rilievo. OItre al marito Antonio, Simonetta Starnini lascia i figli Federico (con Valentina), Giacomo (con Giulia) e Michele (con Selvaggia) e il nipote Giorgio. Vedi alla voce: psichiatra. Era questo il mestiere di Simonetta Starnini, proprio come quello del marito, avevamo detto. Ma se lui è impegnato sul versante accademico ad alti livelli nella clinica dell’università di Pisa, lei aveva preferito impiegare la propria energia positiva nei centri territoriali dei servizi di salute mentale di matrice Asl: inizialmente in altre città toscane, poi in Bassa Val di Cecina, infine a Livorno.

«Abbiamo collaborato per un decennio a partire dalla metà degli anni ’90 nei servizi nell’area di Rosignano e Cecina, – è questo il ricordo di Nicola Artico, ora direttore dell’unità operativa di psicologica della sanità territoriale zona sud – quel che saltava agli occhi del suo modo di intendere la professione era il fatto che era molto preparata nel suo campo specifico ma, in modo altrettanto forte, era una persona colta. Capace cioè di avere una lettura ampia, non solo tecnica, delle cose: un approccio che arricchiva l’interlocutore e sapeva intrecciare gli aspetti psichiatrici con quelli psicologici. Ma c’è anche un altro aspetto che merita di esser sottolineato: la sua carica positiva faceva sì che non si spaventasse di fronte a nulla, e probabilmente questo la rendeva una persona disponibile e attenta».

Mario Serrano, primario della “squadra” in cui a Livorno poi presterà servizio Simonetta Starnini, pesca dalla lunga consuetudine professionale uno dei tanti del puzzle: «Ricordo quando le affidai l’incarico dei corsi di psicoeducazione per persone con disturbo bipolare: devo dire che era una frontiera innovativa, sapevo di poter contare sulla sua professionalità».

Anche l’ex primario tiene a sottolineare l’«approccio sempre positivo» di Simonetta Starnini: lo fa ricordando di «non averla mai sentita avventurarsi nelle solite piccole beghe, negli immancabili piccoli rancori fra colleghi: quel sorriso era un modo d’essere e l’atteggiamento positivo era il “volto” della sua carica di energia». Poi aggiunge: «Anche quando ha iniziato a dover fare i conti con la malattia, ci teneva a esserci, a stare in campo nell’operatività del servizio di salute mentale».

L’ultimo amarcord mette insieme l’impegno per aiutare le persone a far pace con i loro abissi interiori e il fascino che il mare e le vele hanno sempre avuto su Simonetta Starnini e la sua famiglia: «Sono stati proprio loro – dice Serrano – a dare una grossa mano nel riuscire a far scoprire quanto poteva essere utile la vita in mare a chi soffre di problemi di salute mentale. L’ha fatto con un seminario importante per gli approfondimenti, l’ha fatto con la barca in mare». —

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