Arrivano gli agenti e sparisce il caos: così via Cambini torna alla normalità

Controlli delle forze dell'ordine in centro domenica 10 gennaio (foto Michele Silvestri)

Livorno: anche la zona arancione deterrente al rito dell’aperitivo. Ma i controlli saranno necessari anche nei prossimi giorni

LIVORNO. La zona arancione è già, di per sé, un deterrente al pienone. Se poi ci mettiamo un po’ di pattuglie di polizia, carabinieri e municipale, ecco che il caos di colpo sparisce. Già sabato sera, dopo gli assembramenti choc del giorno prima, la situazione era calma all’ora dell’aperitivo: in via Cambini, via Roma, via Marradi e piazza Attias c’erano in giro più agenti che semplici cittadini. È anche la domenica trascorre liscia. Freddo pungente, strade semideserte, saracinesche abbassate. In via Cambini sono aperti solo Sketch e Mad sushi all’angolo con viale Marradi. Alle 18 c’è una pattuglia della municipale proprio lì. Un’altra dei carabinieri è ferma all’Attias dove giocano quattro ragazzini. Gli agenti spiegano che è un servizio interforze che impegna anche guardia di finanza e polizia provinciale. Com’era da immaginarsi, il caos è solo un ricordo di 48 ore prima.

Ma la eco delle polemiche che segue il rito dell’aperitivo-selvaggio e gli assembramenti di ragazzi e ragazze con la mascherina sotto il mento non si è affatto placata. Le immagini che hanno fatto il giro della città e sono finite perfino sul tg nazionale restano una ferita aperta e dolorosa. I livornesi hanno pareri diversi su cosa occorre fare. Ma su una cosa sembrano essere d’accordo: chiudere la stalla quando i buoi sono scappati è inutile. Perché il problema della “malamovida” in centro non nasce venerdì. Ma anche le istituzioni, stavolta, sono divise. C’è una contrapposizione netta tra Comune e Questura su come intervenire. Il sindaco Luca Salvetti sostiene che quando si ammassano centinaia di persone il problema è di ordine pubblico e la gestione non può essere demandata esclusivamente al Comune e alla municipale. Servono piuttosto le pattuglie di polizia e carabinieri a presidiare la zona.


Il questore Lorenzo Suraci è di diverso avviso: non possiamo finire col creare noi un disordine, deve prevalere la linea del dialogo per evitare incidenti. La soluzione? Va chiusa la strada.

Non la pensano così i commercianti, per i quali la chiusura sarebbe un colpo mortale. Già alla vigilia del ritorno in zona gialla si erano appellati sui social ai clienti: «Noi gestori faremo la nostra parte, ma anche voi clienti dateci una mano affinché in questi due giorni vada tutto bene». Appello evidentemente inascoltato. E alcuni di loro, come Massimo Stagno di Cantina Nardi, all’indomani dal caos, sono sbottati: «Non è colpa nostra, smettiamola di generalizzare. Noi dopo le 18 non facciamo più asporto». Ricordando che certe attività di via Cambini hanno assunto anche personale di vigilanza privata per assicurarsi che i frequentatori consumassero senza ammassarsi fuori dal negozio. Mentre sugli assembramenti di venerdì le polemiche si spostano sul terreno della politica resta da capire cosa succederà da oggi quando si torna in zona gialla. Un banco di prova non solo per i controlli ma anche per misurare la maturità di tanti giovani (e non solo). —

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