Nei sotterranei dell'ospedale di Livorno il bunker dei vaccini: «Qui migliaia di dosi per mezza Toscana»

Il direttore del dipartimento del farmaco Giuseppe Taurino con le farmaciste dell'ospedale di Livorno guidate dalla direttrice Francesca Azzena, davanti ai due ultra-congelatori in cui sono conservati i vaccini della Pfizer

Sorvegliato da una guardia armata e da telecamere a Livorno è stato creato l'hub per i sieri anti-Covid di tutta la Toscana. E in settimana arriverà anche il vaccino di Moderna

LIVORNO. Una guardia armata sorveglia l’ingresso del sotterraneo del padiglione 14, dove ha sede la farmacia dell’ospedale. Pistola nella fondina, radio sulla scrivania, il vigilante controlla 24 ore su 24 il bunker dei vaccini.

Qui, in una stanza senza finestre monitorata in tempo reale anche da una serie di telecamere collegate con la centrale operativa della polizia privata, il pomeriggio del 31 dicembre sono stati collocati i due ultra-congelatori da meno 80 gradi in cui viene conservata la fornitura di sieri anti-Covid destinati ai 13 ospedali delle province di Livorno, Massa, Lucca e Pisa, esclusi Cisanello e Santa Chiara.

«Livorno è stata scelta come hub per tutta l’Asl – spiega Giuseppe Taurino, direttore del dipartimento del farmaco dell’azienda –: una volta a settimana arriva il carico proveniente da Puurs, in Belgio, sede europea della Pfizer, che poi ogni mattina riparte per i vari presidi ospedalieri. Nei prossimi giorni attendiamo anche il vaccino di Moderna, che è stato approvato dall’Agenzia europea del farmaco e da quella italiana la scorsa settimana. Ancora non abbiamo una data, ipotizziamo il 15 gennaio. Le modalità di conservazione in questo caso sono più semplici e gestibili da ogni ospedale, ma l’hub resterà comunque agli Spedali Riuniti».

Perché Livorno? «È l’ospedale più grande di tutta l’Asl e poi dal punto di vista logistico è posizionato in maniera strategica, soprattutto per raggiungere i presidi del sud, cioé Cecina, Piombino e Portoferraio», risponde Taurino. «Ci tengo però ad evidenziare che le dosi che teniamo qui non sono né di Livorno, né dell’Asl, ma in Toscana è stato attivato un sistema di mutuo soccorso, per cui se non riusciamo a soddisfare le esigenze, chiediamo aiuto ad altri hub e viceversa. L’altro giorno ad esempio dall’azienda ospedaliera pisana sono arrivate 84 dosi che ci mancavano».

Finora sono state somministrate su tutto il territorio interessato 8907 dosi, tra ospedali e Rsa, partite da Livorno. Di queste, 1820 sono state inoculate in città. Il programma prevede di arrivare a 2300 martedì sera, quando si concluderà la vaccinazione di tutti gli operatori sanitari che si erano prenotati al primo turno oltre che degli ospiti delle case di riposo. In tutta l’Asl si dovrebbe arrivare a circa 12mila dosi somministrate. Subito dopo partirà il secondo giro di vaccinazioni, che si interromperà il 18 gennaio quando scatterà il momento del richiamo, cioè della somministrazione delle secondi dosi a chi ha già ricevuto la prima.

VIAGGIO A MENO 80 GRADI

Ogni movimento del vaccino, da quando esce dalla fabbrica di Puurs, nelle Fiandre, a quando viene iniettato, è controllato in tempo reale da una serie di dispositivi elettronici. «Il controllo della catena del freddo deve essere puntuale dall’inizio alla fine del percorso», spiega la direttrice della farmacia ospedaliera di Livorno, Francesca Azzena.
Fino all’arrivo all’ospedale di Livorno il monitoraggio è ad opera della Pfizer. «Come noto il siero deve essere conservato a temperature molto basse, che vanno mantenute anche durante la spedizione. Per questo i flaconcini multidose del vaccino congelato vengono trasportati in contenitori isolati termicamente contenenti ghiaccio secco. Ciò consente al vaccino di rimanere congelato alla temperatura stabilita», racconta Azzena.
I flaconi viaggiano all’interno di scatole termiche, chiamate softbox, in cui oltre al ghiaccio secco è posizionato un dispositivo di controllo costante della temperatura. «Quando riceviamo i contenitori, premendo un pulsante sul dispositivo interno ad ogni softbox, inviamo un segnale a Pfizer che a quel punto ci invia i dati registrati dal dispositivo interno durante la spedizione che confermerà che il vaccino è rimasto sempre alla temperatura corretta e che il lotto può essere somministrato», continua la direttrice.

LA CONSERVAZIONE

Con tutte le accortezze del caso – in primis i guanti per non ustionarsi - l’equipe guidata da Azzena ripone i flaconcini all’interno dei congelatori. «È un’operazione molto delicata, che deve essere fatta nel minor tempo possibile per evitare che il freezer si scaldi», spiega la direttrice.

Dal momento in cui lo sportello viene richiuso non può essere riaperto per due ore. «Anche per questo è fondamentale avere due macchinari – spiega Tuarino –. Il doppio congelatore ci permette anche di averne uno di riserva qualora si guastasse l’altro: in quel caso avremmo cinque minuti di tempo per trasferire tutti i vaccini».

Anche lo status dei congelatori e le loro temperature sono continuamente monitorati, giorno e notte. È chiaro che non ci si può permettere di buttar via neanche una dose, né che i sieri possano in qualche deteriorarsi per problemi legati alle temperature.

LO SCONGELAMENTO

Ogni mattina le farmacie dei 13 ospedali dell’Asl raccolgono le informazioni dai rispettivi centri vaccinali, sia interni che itineranti (quelli che stanno facendo le somministrazioni nelle Rsa e che poi probabilmente saranno attive nei distretti sanitari) sulle quantità necessarie per il giorno successivo in ciascun territorio e inviano a quella di Livorno la richiesta delle dosi.

«A quel punto noi iniziamo l’operazione di scongelamento dei vaccini – continua Azzena –: abbiamo tre minuti per togliere dagli ultra-freezer i flaconi necessari e poi richiuderlo. La temperatura in quei tre minuti col portellone aperto arriva a meno 75».

A quel punto i flaconi che sono stati prelevati vengono divisi in sacchi destinati ai vari ospedali e portati alla temperatura di 2 gradi. «Le fiale congelate a -75°C devono essere trasferite a 2-8 per farle scongelare lentamente», continua la direttrice della farmacia.

Una confezione da 195 fiale può richiedere 3 ore per scongelare. Una volta scongelato, il vaccino può essere conservato per un massimo di 5 giorni a una temperatura tra 2 e 8 gradi.

LE SPEDIZIONI

Ogni pomeriggio, dopo lo scongelamento i mezzi della Svs di Livorno arrivano al padiglione 14, caricano i vaccini preparati per ogni ospedale dell’Asl e partono per consegnarli alle varie farmacie ospedaliere. «La consegna nel pomeriggio permette i vari presidi di essere pronti la mattina successiva ad effettuare le somministrazioni», aggiunge Taurino. «Io nel frattempo, tutte le sere alle 18, comunico alla Regione le necessità del giorno successivo e le giacenze».

Anche la spedizione da Livorno agli altri ospedali è monitorata: «Lo stesso controllo che ci garantisce Pfizer, anche noi lo garantiamo a tutti gli ospedali e dunque alle persone che saranno sottoposte al vaccino - sottolinea Francesca Azzena –. Utilizziamo borsoni termici e siderini che mantengono la temperatura tra 2 e 8 gradi fino all’arrivo alle varie farmacie. La temperatura di tutto il viaggio viene tracciata».

La guardia armata davanti ai due ultra-congelatori nella farmacia dell’ospedale in cui vengono conservati i vaccini della Pfizer destinati a tutta l’Asl Nord Ovest

La direttrice della farmacia dell’ospedale Francesca Azzena mostra i frigo dove vengono trasferiti i vaccini per lo scongelamento

Valentina Berni mostra i borsoni in cui i vaccini della Pfizer viaggiano tra 2 e 8 gradi nel trasferimento da Livorno agli altri ospedali o alle Rsa