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Il primario di Livorno: «Comportiamoci come se fosse zona rossa o tra poco tornerà a riempirsi la Rianimazione»

Provette vengono portate in laboratorio analisi. Nel riquadro il primario Alessio Bertini

L’appello ai livornesi del primario del pronto soccorso Alessio Bertini: «Non siamo mai arrivati a quota zero e il virus non ha mai smesso di girare»

Alessio Bertini, primario del pronto soccorso. I contagi in città stanno salendo fino all’ultimo picco di 77. Dall’inizio dell’anno i livornesi che hanno preso il Covid sono 312. È preoccupato?

«Il virus non è mai stato spento. Abbiamo abbassato la fiamma, ma non siamo mai arrivati ai contagi-zero. Era inevitabile una risalita. Mi preoccupa il pensiero che dalla prossima settimana saremo zona gialla».


Il governo ormai ha deciso. Vuol lanciare un appello ai livornesi?

«La zona gialla dovrebbe essere vista dalla popolazione come un segnale che gli sforzi funzionano, che si riesce a controllare la catena dei contagi, che siamo efficienti nel tracciamento e si riescono a individuare i nuovi casi. Ma l’approccio che dovremmo avere è lo stesso di in una zona rossa: se c’è un’altra persona in un negozio non ci si deve entrare, al tavolino con un altro è meglio se non ci stiamo a meno che non sia un familiare stretto. Questo è l’unico atteggiamento corretto per evitare che la catena dei contagi riparta».

Sa che è difficile metterlo in pratica...

«Lo so, ma guardi come sono ridotte le ex zone gialle. Il Veneto, regione che abbiamo osannato tutti per essere virtuosa e per l’efficienza del suo sistema sanitario, ha pagato un mese di zona gialla in più rispetto agli altri e ora sta sperimentando un tasso di contagio che l’ha riportato parecchio indietro».

Vede alle porte settimane difficili?

«Non nascondiamocelo: il tempo di rendersi conto che il virus riparte, fermare tutto e subirne gli effetti ci costerà un mese di attività, diverse centinaia di persone contagiate e un po’ di morti in più».

Che cosa ha acceso questa ripartenza?

«Come dicevo, è successo che la curva si è smorzata ma non è scesa a zero, come invece era accaduto durante la prima ondata: il 24 marzo, esattamente due settimane dopo il lockdown totale, iniziò la discesa. Adesso invece si continuano ad avere nelle giornate migliori 20 contagi, nelle peggiori come oggi (ieri, ndr) 70. In pronto soccorso non passa giorno senza che troviamo uno, due, tre nuovi positivi, cosa che invece a fine aprile non succedeva. Capitava di avere giorni senza contagiati».

Proprio ora che la curva dei decessi è calata dopo il tragico mese di novembre, prevede morti in più?

«È una questione matematica. Moltiplicate 70 contagi giornalieri per una settimana. Significano 350 nuovi casi. Ogni cento casi, contiamo 10-15 ricoverati. E un paio di questi finiscono in Rianimazione, non nella stessa settimana, ma due settimane dopo, il tempo che la malattia si aggravi. È una proporzione stabile: i rapporti tra contagiati, ricoverati, terapie intensive e prognosi infauste sono quelli. Con tanti nuovi casi è questione di qualche settimana e si riempiranno le terapie intensive».

Significa anche che l’ospedale, che adesso stava respirando, tornerà a caricarsi di pazienti Covid, con tutto quel che ne consegue per chi è affetto da altre patologie.

«Già così è faticoso contrastare gli effetti del Covid se pensiamo al riassetto dell’ospedale, allo spostamento delle aree mediche e chirurgiche, al rischio di focolai epidemici dentro l’ospedale. Anche in questo senso il pensiero della zona gialla e di una ripartenza dei contagi mi fa paura».

Siamo nel mese più critico per l’influenza stagionale: il rapporto Influnet che monitora i casi settimana per settimana dice che siamo sotto la soglia basale con un valore pari a 1,4 casi per mille assistiti, mentre nella scorsa stagione in questa stessa settimana il livello di incidenza era pari a 4,9 casi per mille assistiti. Almeno questa è una buona notizia...

«Spero che ci rimangano addosso i comportamenti a cui il Covid ci ha obbligati. Essi ci consentiranno di non far circolare non solo l’influenza ma molte altre malattie».

La maggior parte dei suoi colleghi si è vaccinata. Lei lo ha fatto?

«Sì, giovedì. Senza foto però. Spero che abbia lo stesso effetto...».