LIVORNO. Luci sfavillanti come sfacciati e coraggiosi fendenti al buio reale e simbolico che ci deprime ormai da quasi un anno, la festa che si celebra sfidando la tristezza, resilienza contro pestilenza, la vita che continua nonostante tutto e tutti e questo mondo che ci è cambiato sotto gli occhi senza chiedere il permesso. Brillano come non si vedeva da anni le strade e le piazze di Livorno, gridano che è Natale, la festa delle feste che la si intenda come gioiosa fiera dei consumi o solenne ricorrenza religiosa o anche tutte e due le cose insieme. O che anche la si detesti senza mai riuscire ad ignorarla del tutto.
È Natale luminoso nonostante l’oscurità che stritola le nostre vite sconvolte dalla pandemia, dalla malattia ma anche dal lavoro che non c’è più, dai locali chiusi che si arrabattano tra asporto e consegne a domicilio, dalla scuola spettrale senza i suoi studenti, dalla paura del futuro, dalle certezze che si sono dissolte. Si è accesa la città, tutta insieme, gli addobbi allestiti dal Comune accanto alle migliaia di decorazioni che i negozianti e tanti cittadini già addirittura da settimane hanno voluto esporre su vetrine, balconi e finestre.
Da via Grande bardata a festa con l’alberone acceso fino all’Attias con il suo babbo natale colorato sulla grande stella, in piazza Cavour, via Cairoli. via Magenta, per le strade dello shopping ma anche nei quartieri più periferici, abbaglia questa voglia di normalità che cerca di mettere in ombra la faccia cupa di questi giorni, gli acquisti ancora cauti almeno in questa prima domenica di “libertà”, le mascherine, il senso di precarietà che se ne sta in fondo al cuore anche nei momenti più spensierati. Contrasti, le ghirlande di luci che gridano ottimismo e la cappa grigia che si avvolge da mesi e mesi, che fanno di questa luminara, la più bella da tempo, una luminara speciale. E non sono qualche orpello in più, i festoni più ricercati, i giochi di luci più estrosi a dare alla città questa veste emozionante, forse anche un po’ surreale, di certo indimenticabile. È piuttosto l’unicità della situazione e il simbolismo, così che quegli addobbi vanno al di là del loro semplice significato, non sono più oggetti qualsiasi che si usavano per dare una nota frizzante alle feste e nemmeno si notavano nella frenesia dei preparativi. Oggi, prepotentemente accesi nel tunnel che ci ha imprigionato, sono come animati, fanno pensare e “sentire”. Anche arrabbiare, certo. Perché non per tutti sono una consolazione o una rivincita le vie del centro che sembrano evocare un’allegria che non c’è più, le merci esposte tra palline e fili d’argento che molti non possono più permettersi e può darsi che questa scenografia della normalità sia un ulteriore frustrazione, troppo penoso il contrasto tra quello che è stato e quello che è.
Eppure, anche se non saranno le luminarie a ridarci la leggerezza dei natali passati, in questo caparbio intento di regalarci comunque una città natalizia , incartare pacchetti e addobbare l’albero anche prima di quanto avremmo fatto in un anno qualunque, c’è la potenza della speranza. E anche se è costata denaro pubblico (parte di quello destinato alla festa di fine anno che ovviamente è da tempo stata cancellata), anche se le polemiche non sono mancate, alla fine una città buia nel buio di questo Natale sarebbe stata davvero insopportabile.
