Contenuto riservato agli abbonati

Con la Panda nel corridoio dell'ospedale, parla l'anziano: «Mio figlio è ingessato e dovevo recuperarlo»

La Panda nera nel corridoio dell'ospedale di Livorno

Livorno, il conducente dell’auto: «Si è rotto il ginocchio e si muove solo con le stampelle». L’uomo dice di aver sostato solo quattro minuti per uno stato di necessità e nessuno lo ha fermato o gli ha detto qualcosa

LIVORNO. «Solo un pazzo potrebbe parcheggiare l’auto in quel modo, in un corridoio dell’ospedale. Infatti avevo un motivo di forza maggiore: dovevo far salire mio figlio nel bagagliaio, visto che ha un ginocchio rotto, è ingessato e aveva appena fatto un controllo in radiologia. Non poteva fare le scale, né scendere la discesa verso il piazzale. Il trasporto interno in ambulanza non era possibile col Covid, quindi siccome mi hanno fatto andare via dai posti riservati ai mezzi di emergenza, ho ingranato la prima marcia, sono uscito e risalito nel corridoio. Rimanendo fermo, proprio dove si vede nella foto, solo per quattro minuti. Il tempo di far salire mio figlio».

A parlare è Balfranco Saccà, livornese di 76 anni e originario di Montebello della Battaglia (nel Pavese), ex commerciante di materassi (con un negozio in piazza della Repubblica) e diventato ormai noto in tutta Italia - via social - per essere entrato nel corridoio dell’ospedale di Livorno con la sua Panda nera. Motivo per il quale – è quanto si apprende – rischia di essere denunciato per interruzione di pubblico di servizio. «Ah davvero? A me nessuno ha detto niente. L’interruzione di pubblico servizio l’ho subita io visto che nessuna ambulanza poteva assistere mio figlio ingessato, una volta uscito dalla visita di controllo…».


Saccà, la foto però è emblematica. Una Panda nei corridoi di un ospedale, dove passano le barelle…

«Lo so lo so… Se decontestualizzata è effettivamente assurda. Ma un motivo ci deve essere, no? Solo un pazzo parcheggerebbe una Panda nel corridoio di un ospedale…».

Quindi come è andata?

«Ho accompagnato mio figlio per fare una visita di controllo al ginocchio al reparto 16B. Se lo è rotto, è ingessato e si muove solo con le stampelle (che ha da pochi giorni) non cammina bene. All’andata ho parcheggiato nei posteggi delle ambulanze, attraversando sempre il corridoio, ma andando dritto, là dove ci sono gli spazi. Poi sono tornato fuori ad aspettare…».

Ed è rientrato per andarlo a prendere, nel corridoio.

«Un attimo, io non volevo parcheggiare nel corridoio. Sono tornato dov’ero prima, ovvero in un posto per l’ambulanza. Era vuoto, non c’era nessuno e altri 2-3 erano liberi, quindi non davo fastidio. Ho anche il contrassegno degli invalidi, ma è arrivato un soccorritore e mi ha detto di andare via. Non volevo creare problemi, sa com’è…».

Com’è?

«Volevo evitare screzi, non c’era motivo di litigare. Quindi silenziosamente ho messo la retromarcia e sono andato via».

Nel corridoio?

«Non subito, prima sono uscito. Poi quando mio figlio era pronto, mi ha chiamato e ho rifatto la salita sterzando a destra, verso il corridoio. Ma guardi ci sono stato 4 minuti, sempre rimanendo a bordo e con la mascherina. È pure passato un operatore su un muletto e non ha fatto mica fatica a superarmi... Avevo accostato bene, verso il muro. Infatti non mi ha detto nulla...»

Sa che però rischia la denuncia per interruzione di pubblico servizio?

«Io non ho interrotto proprio un bel niente, le barelle ci passavano. Se mi denunceranno mi difenderò, ho anche il fratello avvocato. Anzi: spero che dopo questa mia spiegazione al Tirreno, l’Asl e le forze dell’ordine si mettano una mano sul cuore e capiscano che l’ho fatto per mio figlio che stava male. Sennò cosa ci entravo a fare con la macchina dentro l’ospedale? Mica sono scemo...».

Ma cosa voleva fare? Non si può raggiungere in auto un ambulatorio dentro l’ospedale...

«Volevo evitare di fargli fare le scale o la discesa, quella laterale al pronto soccorso da dove doveva per forza uscire. Ero a una ventina di metri dall’ingresso del reparto, mica sono andato in ambulatorio con la Panda…».

Voleva evitargli la barriera architettonica insomma.

«Esatto».

Ha fatto però una manovra complicata.

«No no, invece è stata facile. Per uscire ho fatto la retromarcia».

Qualcuno l’ha fermata?

«No, sono entrato dalle sbarre col permesso per la visita di mio figlio e sono uscito con lui. Ho tutti i referti, non mento. Mentre ero parcheggiato nessuno mi ha detto niente. E fino a stamani ero tranquillo, poi ho visto la foto sul Tirreno e ho capito che ce l’avevano con me. Non ho niente da nascondere e lo ripeto: se ho sbagliato, perché nessuno mi ha detto nulla quando ero lì?». —