Minaccia la polizia con una pistola da guerra: fermato prima di sparare

La "Luger P08" tedesca

Livorno: il 23enne immobilizzato e arrestato, ferito un agente. Aveva appena impugnato una Luger P08 tedesca da migliaia di euro

LIVORNO. «Poteva uccidere qualcuno». È la convinzione della questura, per altro assolutamente plausibile dato che alla vista della polizia ha estratto e caricato la sua pistola da guerra prima di essere disarmato e immobilizzato a terra dagli agenti delle volanti, uno dei quali è pure rimasto ferito e ha finito la giornata al pronto soccorso, solo con qualche escoriazione.

Si è rischiata la tragedia martedì 24 novembre in via delle Galere, in pieno centro, quando dopo un normale controllo attorno alle 20.30 un ventitreenne in bicicletta ha tirato fuori l’arma dai pantaloni, inserendo un colpo in canna. «Voleva sparare», è la tesi dei poliziotti. Che sono riusciti a saltargli addosso prima che potesse premere il grilletto, disarmandolo e arrestandolo con le accuse di porto illegale di pistole e di munizionamento, ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate.


È successo tutto in un attimo. Il personale della Squadra volante dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della polizia di Stato, diretto dal commissario capo Claudio Cappelli, stava facendo un pattugliamento di routine, anche perché là vicino c’è una farmacia e ultimamente – due volte in tre giorni – i farmacisti sono finiti nel mirino dei banditi, con due rapine a mano armata: una con un coltello (all’Orto dei Semplici di via Campania) e l’ultima con una pistola alla Misul in via dei Pensieri. È per questo che erano lì. E il giovane, di nazionalità georgiana, ha destato subito forti sospetti nei poliziotti, che lo hanno seguito in quattro: due in auto e due a piedi. Hanno cercato di non farsi vedere, camminando di soppiatto. Ma lui se ne è accorto, ha tentato di nascondersi fra le auto parcheggiate, poi ha estratto la pistola e l’ha caricata. È a questo punto che per fortuna gli agenti sono riusciti a disarmarlo e bloccarlo, prendendo l’arma. Non una qualunque, ma una “Luger P08” da guerra di fabbricazione tedesca, risalente alla Prima guerra mondiale e dal valore di quindicimila euro (nuova, se fatta produrre appositamente) o cinquemila sul mercato dell’usato.

Ma non è finita qui. Perquisito, con sé aveva pure una Beretta 950B calibro 6,35 (risultata rubata durante una rapina in una villa avvenuta nei mesi scorsi fuori dalla Toscana), quattro munizioni sempre da guerra, un cellulare e 400 euro in pezzi da 50. Inoltre, in casa, nascondeva cinque documenti di identità falsi fra passaporti e patenti, altrettanti cellulari (tre Samsung, un Nokia e un iPhone) e un iPad che con ogni probabilità – sostiene la questura – «erano stati rubati». E ora – dopo che il tutto è stato sequestrato – si sta cercando di capire a chi appartengano per restituirli.

D’intesa con il pm Antonella Tenerani il ventitreenne è stato trasferito nel carcere delle Sughere e sono in corso ulteriori indagini per capire la sua reale identità, visto che i documenti che aveva in casa erano falsi e per stabilirlo con esattezza dovranno essere fatti ulteriori approfondimenti con i colleghi della polizia georgiana, anche per capire il suo passato. Stando a quanto appreso il giovane si trovava a Livorno da giorni, forse da qualche settimana, e si appoggiava da una persona che la polizia ha già individuato. Cosa sia venuto a fare a Livorno, in piena “zona rossa”, e soprattutto cosa facesse in giro di sera con due pistole – una delle quali da guerra e con le munizioni – dovranno stabilirlo gli inquirenti.