«Sono nato povero e ho sofferto fame e freddo»: chef offre ogni sera dieci cene ai bisognosi

Marco Brucioni nel suo ristorante "Ci Piace" di Porta a Terra

Livorno: Marco Brucioni, titolare del ristorante “Ci Piace”, in aiuto a chi è in difficoltà a causa del coronavirus. «Non dimentico le mie difficoltà. Primo, secondo e contorno gratis a chi chiama. E poi vi inviterò qui a mangiare» 

LIVORNO. «Nasco nei quartieri poveri di Livorno e so cosa vuol dire patire la fame e il freddo. Mi sono drogato, sono stato in carcere. Ho dormito sotto i ponti. Sono nato senza niente e l’ho raccontato anche in un libro. Ero veramente rovinato. Ora sto bene, da tempo sono uscito dal tunnel, anche se nessuno mi ha mai aiutato. Ci sono riuscito da solo, contando sulle mie forze. Per questo nel limite delle mie possibilità economiche, che purtroppo non sono infinite, voglio dare una mano a chi ha bisogno davvero, perché non dimentico da dove sono venuto. La quarantena ha messo e sta mettendo a dura prova le famiglie della città: per questo ogni sera regalerò la cena alle prime dieci persone che mi chiameranno al telefono. Primo, secondo e contorno a mia fantasia».

È grande il cuore di Marco Brucioni, il titolare del ristorante “Ci Piace” di via Bacchelli, a Porta a Terra. L’imprenditore – la cui storia è stata raccontata anche nel libro dal titolo “Al di là della linea bianca” dello scrittore e giornalista Sergio Consani – già durante lo scorso lockdown aveva deciso di dare una mano, preparando sempre dieci pasti caldi per ogni serata in cui restava aperto per l’asporto e le consegne a domicilio. Oggi – «anche se per fortuna la quarantena non è più drastica come quella di prima» – è tornato al servizio dei più bisognosi: «Mi sono reso conto – prosegue – che l’emergenza coronavirus ha provocato conseguenze disastrose nella nostra società e ci sono persone che stanno ancora pagando il prezzo della quarantena primaverile. Non hanno avuto il tempo di riprendersi, in estate, che in autunno è subentrata la “zona rossa”, aggravando le loro difficoltà. Io nasco povero, so cosa vuol dire non arrivare a fine mese e non poter mangiare. E non l’ho mai dimenticato. Nessuno mi ha mai aiutato: avrei voluto che qualcuno lo facesse e ora che posso vorrei farlo io, perché ne ho le possibilità. Non voglio assolutamente che le persone subiscano ciò che ho passato io, anche se chiaramente non credo che con questa mia piccola azione possa risolvere tutti i problemi».


«Un aiuto concreto», è così che il ristoratore vuole chiamare la sua lodevole iniziativa. La seconda nel giro di pochi mesi, nata sempre dal suo passato difficile di spaccio e droga che a 18 anni l’ha portato in prigione e che non rinnega, anzi ricorda e ha voluto raccontare proprio affinché gli altri non commettano i suoi stessi errori, che nel tempo lo hanno fortificato facendolo diventare un ristoratore di successo e un uomo generoso e senza paura.

Dal locale di Porta a Terra – che ha rilevato sette anni fa e che pian piano ha reso un punto di riferimento del quartiere per i pranzi e le cene – vuole quindi dare una mano all’intera città. Ma non solo: chi oggi si presenterà da “Ci piace” a ritirare i pasti gratis, poi verrà invitato sempre a cena «una volta che potrò riaprire e l’emergenza sarà quasi alle spalle». Quindi doppia cena gratis: d’asporto e in presenza, in quest’ultimo caso entro il decimo giorno dalla riapertura dei ristoranti, quando avverrà per decisione del Governo, «per trascorrere insieme una serata in compagnia e guardarci negli occhi». Chi è interessato, il giorno prima di passare per il ritiro dei pasti gratuiti, può contattare il locale al numero 0586 370403. Risponderà Brucioni, che illustrerà anche il menu che ha in mente, ogni giorno diverso da quello precedente.

Ma c’è un’ultima iniziativa che partirà dalla prossima settimana. Oltre all’asporto gratuito per dieci famiglie ogni sera, a partire da stasera, Brucioni si è rivolto a due volontari per sfamare i senzatetto. Verranno distribuite, infatti, altre cene a chi non se le può permettere ogni giorno dalle 19 alle 20. «Concludo dicendo che abbraccio tutti virtualmente e speriamo di rivederci presto al tavolo». —